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Sono tornati i concerti, finalmente!

Dopo due anni di stop torniamo a goderci la musica live.

By Fabiola Graziosi

Luci, musica, persone, birre, caldo e freddo insieme. Sabato sono arrivata al concerto di Coez con quaranta minuti di ritardo. Doveva essere il 4/2, poi rimandato al 2/4. Chi mi conosce bene sa quanto sia pericoloso con me effettuare dei repentini cambi di date, senza l’ausilio di Google Calendar poi.

Ma lo scorso Febbraio eravamo ancora in emergenza Covid19 e i concerti erano banditi, così era stato rimandato. Due anni in cui il mondo della musica, dello spettacolo e degli eventi si è dovuto fermare e con lui tutti i lavoratori che lo portano avanti. Non solo quelli che vediamo esibirsi sul palcoscenico, ma diverse altre persone e professionisti specializzati.

Due anni in cui si è fermato anche lo spirito leggero e lo slancio sconsiderato di noi fruitori dell’intrattenimento. Quello che ti fa dimenticare la quotidianità e che ti fa pensare ascoltando la tua canzone preferita che poi tutti i problemi che pensavi di avere, mica li hai e che in fondo può essere davvero semplice tenere le fila della propria esistenza in maniera gloriosa.

È questo il potere dei concerti: far innamorare, arrabbiare, ragionare e rendere conto che l’animo può essere estremamente potente. Il vigore delle proprie sensazioni, dei propri sentimenti e delle proprie energie può far cambiare le cose, che non devono mai rimanere statiche. Non siamo statici, l’essere umano è un animale dinamico.

Tornando a Coez, nonostante i 40 minuti di ritardo ho vissuto ben altri 110 minuti di intrattenimento e di musica, di gente vicino a me incredibilmente dentro il mio stesso spettacolo, di cantate a squarciagola, di movimento e di bellezza.

È stato bello e strano, per me, per noi e per l’artista che molto spesso, emozionato, lo ha ripetuto. Coez ha ringraziato più volte per essere lì e non erano quei grazie di forma, per intenderci non era un: “Grazie Milano!”, ma più un grazie alla vita e al tempo, un grazie per essere ritornati ad un minimo di normalità, un grazie per poter fare quello che più si ama.

Grazie ai concerti che sono ritornati, grazie a tutti quelli che hanno fatto in modo che questo avvenisse. Non voglio più smettere.