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Il Concertone del Primo Maggio: Fedez ed il suo coraggio

2021, ancora si lotta per la libertà di parola e la parità

By Alessia Amorosini

Umani, diversi ingredienti di una torta definita mondo, che senza la singola unicità dell’individuo non avrebbe lo stesso sapore. Differenti tra noi ma di ugual importanza per ottenere la ricetta perfetta, escludendo un singolo ingrediente dall’impasto infatti, si sfornerebbe un dolce dai gusti non equilibrati.

Una spiegazione culinaria elementare che però riflette la discussione sui diritti civili che fa venir tutto meno che l’acquolina in bocca. Sì, perché la basilare riconoscenza di tali diritti, per certe minoranze, è tutt’oggi tristemente argomento di discussione.

Rimango basita quando a frasi del tenore “Io credo nell’uguaglianza indipendentemente dal sesso, dall’etnia, dalla religione e dai gusti sessuali” ci sia ancora chi ribatta con argomentazioni politiche, dimostrando semplicemente l’egoismo di chi, non essendo toccato in prima persona da una problematica, allora se ne tira fuori e non la reputa una priorità. Se una discriminazione non ti riguarda direttamente ma non fai nulla per debellarla, allora sei anche tu parte del problema.

Ho sempre trovato affascinante chi si esprime in difesa dei discriminati senza necessariamente subire in prima persona le discriminazioni, non che la loro lotta valga di più di quella delle vittime, ma sicuramente la rafforza, il potere dell’empatia è in grado di smuovere gli animi ed il mondo.

È il caso di Federico Lucia, in arte Fedez, che durante il concerto del primo maggio si è fatto portavoce degli accantonati lavoratori dello spettacolo che, a causa dell’emergenza pandemica, si sono dimezzati. Si espone poi con ammirevole coraggio contro l’omofobia di diversi esponenti del partito leghista e le loro gravi illazioni dal tenore “Se avessi un figlio gay lo brucerei nel forno” ed esprime ancora una volta la sua posizione a favore dell’approvazione del Ddl Zan.

Ciliegina sulla torta, una torta purtroppo dal sapore amarognolo e non dolce come quella delle prime righe, porta alla luce un tentativo di censura televisiva, la richiesta da parte della Rai di edulcorare il suo discorso, rimuovendo alcuni nomi “scomodi”, ritenendo il contesto “inopportuno” per esporsi in questi toni ed esortandolo ad “adeguarsi ad un sistema”.

 
 
 
 
 
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Il rapper si è ribellato portando a termine il suo discorso nell’originaria stesura e pubblicando poi, su Twitter, dopo essere stato tacciato per bugiardo, la telefonata integrale intercorsa tra lui ed i vertici della televisione pubblica.

 
 
 
 
 
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Le risposte dalla controparte? Matteo Salvini in un post si preoccupa in primis di una grande priorità (leggetelo con sprezzante sarcasmo per favore) ossia il logo della Nike sul berretto di Fedez.

Perché Federico si sa, è in situazione economica precaria e necessita di sponsor (ironia ancora più sprezzante). Poi lo invita ad un caffè per uno scambio di opinioni, speriamo che nell’eventualità ci rendano partecipi in una diretta Instagram, la vedrei con più enfasi dei rigori della finale dei mondiali del 2006.

 
 
 
 
 
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Altro problema insorto in alcuni commenti? “Federico è un comunista con il Rolex che guida una Lamborghini”. In Italia bisogna giustificare la propria ricchezza, peraltro non ottenuta rubando, come se fosse una vergogna. Spesso la mentalità dei falliti prende il sopravvento e non si pensa “Cosa posso fare per migliorarmi e trarre ispirazione da chi è in una condizione più agiata della mia?” e piuttosto lo si critica, lo si denigra, spesso più per frustrazione che per diversa ideologia.

Se Fedez guidasse una macchina blu allora le sue battaglie varrebbero di più? E se guidasse un’umile Panda? Potrebbe rimanere indisturbato nella sua torre d’avorio, non è ammirevole che decida di sfruttare la sua forza mediatica per fare qualcosa di buono?

Ricordiamo la sua raccolta fondi per la costruzione di reparti di terapia intensiva in piena emergenza Covid-19 o quella per i lavoratori dello spettacolo o ancora i messaggi di uguaglianza che ogni giorno, con leggera ironia, trasmette nelle sue storie Instagram.

Grazie Federico per il tuo intervento, per aver avuto le mani tremanti ma la voce sufficientemente ferma per divulgare il messaggio che, la libertà di parola e la parità, non siano argomenti politici ma basilare umanità.

 
 
 
 
 
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Un post condiviso da Disegni Cinici ✨ (@disegni.cinici)