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Veganuary 2023: cosa può insegnare all’America l’Italia più gustosa e vegetale

I benefici della dieta vegana

By Camilla Alcini

Gennaio è il mese prescelto per il Veganuary, il movimento a cui ogni anno aderiscono migliaia di persone in tutto il mondo che vogliono provare a ridurre o eliminare i prodotti animali nella propria dieta. Quale momento migliore per provare ad essere plant-based, se non il mese in cui pensiamo alle abitudini da portare con noi nel nuovo anno, e quelle da lasciare indietro?

I benefici della dieta vegana per la propria salute, per il pianeta e ovviamente per gli animali sono ormai ben noti e supportati da numerosi studi. Gli allevamenti intensivi per produrre carne sono infatti tra le principali cause della deforestazione e contribuiscono enormemente alle emissioni e al consumo di risorse del nostro pianeta. Basti pensare che per produrre un hamburger servono circa 2,400 litri di acqua (City, University of London). I dati suggeriscono un impatto altrettanto importante sulla salute di chi si nutre di prodotti animali quotidianamente: queste persone sarebbero infatti soggette ad ammalarsi di cancro o diabete quattro volte in più di chi invece ha un’alimentazione plant-based (The Guardian).

 
 
 
 
 
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Nonostante l’iniziativa del Veganuary abbia sempre molto successo, grazie all’attivismo e alle risorse messe a disposizione da chef di cucina vegetale, brand di prodotti plant-based e soprattutto organizzazioni come Peta e Essere Animali, c’è ancora molto scetticismo a riguardo. Tante persone non riescono a immaginare un’alimentazione 100% vegetale, riducendola a pochi piatti insapori e una costante rinuncia.

Tra i paesi dove si consuma più carne ci sono sicuramente gli Stati Uniti. Un americano medio consuma carne tre volte tanto la media globale, soprattutto carne bovina e suina e in particolare quella processata (salsicce e bacon) (Center for a Livable Future, John Hopkins University). Non a caso i piatti tradizionali sono proprio a base di carne: hamburger e hot dog, per citare quelli più famosi, ma anche pollo fritto e bacon croccante. 

“Non importa con quali abitudini o tradizioni familiari siate cresciuti, potete sempre scegliere di mangiare più salutare. Potete incorporare cibi legati al vostro patrimonio reinventando allo stesso tempo il comfort food nel modo in cui è sempre stato inteso: come guarigione per mente, corpo e anima”, ha dichiarato Eric Adams, sindaco di New York e ambasciatore del Veganuary 2023. Adams è solo una delle tante voci che cercano di andare controcorrente promuovendo un’alimentazione plant-based e in effetti, bisogna riconoscere che qualche miglioramento c’è stato. Il consumo è passato da 43kg a persona nel 1999 a 37kg nel 2020, e oltre 251 compagnie americane hanno partecipato a Veganuary 2022, creando prodotti e menu ad hoc (veganuary.com).

 
 
 
 
 
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Tuttavia, il 2023 potrebbe segnare un declino nel trend positivo degli ultimi anni. Lo segnala il New York Times, che in un articolo dello scorso novembre intitolato “Beyond Meat Fatica e l’Industria della Carne Vegetale si Preoccupa” ha parlato del declino della compagnia pioniera del burger vegetale commerciale. Se infatti fino a pochi anni fa Beyond Meat si era proposto come la miglior soluzione al problema grazie ad un patty totalmente vegetale ma comunque molto simile alla versione tradizione di carne, oggi le cose sembrano cambiate. La crescita in borsa è crollata e anche le vendite in America sembrano aver raggiunto il punto di saturazione, aumentando di pochissimo rispetto alle proiezioni.

Mentre gli esperti si chiedono se il caso di Beyond Meat sia limitato alla compagnia e all’America o se invece è l’industria plant-based ad avere un problema, l’Italia sembra sulla strada del progresso. Secondo Essere Animali, la charity che si occupa di investigare e ridurre l’abuso industriale degli animali, il nostro paese è tra quelli con il maggior numero di iscritti alla campagna del Veganuary. Factanza (@factanza) riporta che nel 2022 si è registrata una percentuale del +47% nell’acquisto di bevande vegetali e del 44% di piatti pronti vegani, con quasi il 38% delle famiglie italiane che ha acquistato prodotti plant-based.

 
 
 
 
 
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La scelta di una dieta vegana è particolarmente diffusa tra i giovani italiani tra i 18 e i 24 anni (4,8%). Complici i social media, dove pagine come @vegolosi.it e @cucinabotanica di Carlotta Prego condividono ricette e consigli per ingolosire con la varietà e i sapori della dieta vegetale. Esperti come la Dr. Silvia Goggi (@silviagoggi) contribuiscono dal lato medico-scientifico, dimostrando che non c’è nessuna carenza nella dieta vegana e che al contrario, è possibile integrare ogni fabbisogno. Tra carbonare vegetali e nutella plant-based fatta in casa, viene l’acquolina in bocca anche ai più scettici. Il compito di questi creators e degli attivisti è stato anche quello di dimostrare come la dieta italiana sia già altamente vegetale. Non è insolito infatti trovare al ristorante un piatto di pasta al pomodoro, minestre di legumi, ricche insalate e ovviamente l’immancabile pizza.

 
 
 
 
 
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Che sia per la ricchezza della dieta mediterranea o per la sensibilità della nuova generazione di consumatori, l’Italia potrebbe avere qualcosa da insegnare agli Stati Uniti. Del resto, chi direbbe di no ad un piatto 100% vegetale e made in Italy di spaghetti al pomodoro?

Image Dose Juice on Unsplash