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Torino riabbraccia il Salone del Libro, sognando un ritorno allo splendore passato

Torino dal 19 al 23 Maggio

By Federico Ingemi

Il Salone Internazionale del Libro di Torino festeggia la XXXIV edizione con un titolo dal sapore ottimista: Cuori selvaggi. C’è voglia di libertà, di guardare al futuro dopo gli anni difficili della pandemia ed Emiliano Ponzi, autore del manifesto dell’evento che si terrà dal 19 al 23 maggio , ha dato forma a questi bisogni, in particolare delle giovani generazioni, di “lanciare il cuore oltre l’ostacolo, di proiettarsi verso l’altrove”.

 
 
 
 
 
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Il rapporto tra il capoluogo piemontese e il libro affonda le sue radici nel 1988 e vede in Angelo Pezzana, storico leader del movimento omosessuale italiano, e nell’imprenditore Guido Accornero i suoi padri fondatori. Ispirati dalle fiere europee storiche del settore, come la Frankfurter Buchmesse o la London Book Fair, creano uno spazio d’incontro per tutta la filiera italiana del libro. Editori, autori, librai, traduttori, bibliotecari e docenti apprezzano fin da subito la creatura di Pezzana e Accornero; la Repubblica descrive la straordinaria affluenza di pubblico come “la marcia dei centomila”.

Passano gli anni e il Salone cerca, di edizione in edizione, di apportare novità per consolidare i successi passati. Dal 2001 pone l’attenzione sulla natura internazionale dell’evento: oltre alla collaborazione con enti culturali stranieri come l’Istituto Cervantes, il Goethe-Institut e l’Institut français deputate alla promozione della propria lingua e attività culturale, è deciso di nominare ogni anno un paese ospite che ha la possibilità di far conoscere le proprie eccellenze editoriali e di promuovere i propri autori. Paesi Bassi, Brasile, Egitto, Città del Vaticano: sono solo alcuni delle nazioni estere che hanno avuto l’occasione di esporre al Salone, stupendo anche grazie a stand dalle linee fantasiose richiamanti il mondo della carta stampata (memorabile la cupola di San Pietro fatta di libri, presentata dalla Santa Sede nell’edizione del 2014).

 
 
 
 
 
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Nel 2004, al pubblico non bastano più i quattro giorni di fine maggio dedicati alla fiera; il marchio “Salone del Libro” decide così di espandersi lungo tutto l’anno e di uscire dai padiglioni di Lingotto Fiere: nasce Salone Off, un evento diffuso, che coinvolge molte circoscrizioni e realtà della città Metropolitana di Torino. L’obiettivo di portare la cultura del libro fuori dagli ambienti riservati agli addetti ai lavori ha fatto sì che vi fosse cooperazione tra quest’ultimi e le piccole realtà del territorio, fatta di biblioteche civiche, musei, case del quartiere e ospedali.

 
 
 
 
 
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Dopo aver conquistato la provincia, il Salone sbarca nel mondo digitale. L’emergenza sanitaria di due anni fa ha costretto gli organizzatori ad annullare l’evento, o meglio, a trasferirlo sul web: nel 2020 infatti vede la luce SalTo+, una piattaforma multimediale dove sono stati resi disponibili podcast, interviste, formazioni per docenti e lavoratori del settore. Visto il successo dell’iniziativa, l’evento ha dimostrato di essere una realtà capace di modernizzarsi e di adattarsi alle nuove sfide della comunicazione.

Grazie a questo spirito, il Salone del Libro di Torino si è confermato un must have del palinsesto fieristico nazionale; i numeri ne sono la prova. Nel susseguirsi delle edizioni, infatti, si è registrato un aumento costante di espositori ed eventi, il cui apice è stato raggiunto durante la XXVII edizione del 2014, intitolata Bene in vista: 1200 espositori, centinaia di presentazioni, seminari e incontri con le scuole, che hanno portato nei padiglioni di Lingotto Fiere oltre 339 mila visitatori.

 
 
 
 
 
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Nell’ultimo decennio però, sebbene alla chiusura dell’evento se ne parli ogni volta come di un successo ammazzarecord rispetto all’edizione precedente, i dati fanno registrare un’inversione di tendenza rispetto al passato. Mentre la presenza degli espositori ha subito un calo lieve, non si può usare lo stesso aggettivo riguardo l’affluenza alle biglietterie: l’edizione del 2019, l’ultima prima dello stop forzato a causa della pandemia, contava meno di 150 mila ingressi. 

Una proposta di eventi troppo settoriali e lontani dal gusto dei lettori? Soliti ospiti nazionali e carenza di nomi di spessore del panorama artistico mondiale? Siamo di fronte al superamento della manifestazione? Difficile trovare l’origine di questi dati, nel frattempo l’edizione che a breve avrà inizio dovrà farsi ricordare non solo come quella post-Covid, ma soprattutto come quella coraggiosa, dal cuore selvaggio appunto, in grado di riconoscere eventuali errori passati per tornare agli antichi splendori.

 
 
 
 
 
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