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Quale tipo di comicità e satira la TV può trasmettere, senza incorrere nelle forche caudine del politicamente corretto e della ghigliottina dei social?

La satira e la comicità oggi in televisione

By Gianfranco Gatta

Pare, si sussurra, si mormora, si dice e non si dice che Zelig potrebbe tornare in onda il prossimo anno, ancora non si sa se su Canale5 o Italia1, come ancora non si sa se in prima o seconda serata.

Mah! Intanto Italia1 sta rilanciando le repliche di Colorado.

Certo, Gino e Michele, gli autori storici del fortunato programma comico staranno di sicuro accarezzando l’idea di tornare in TV ma la domanda è: “Con quali comici e con quale tipo di comicità?”.

 
 
 
 
 
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Tornare in onda con il vecchio cast è improponibile, anche perché tanti di loro sono spariti dalla vetrina televisiva, sia per la loro inconsistenza sia per problemi caratteriali; tranne qualche eccezione tipo Ficarra e Picone, Ale e Franz e pochi altri, la rimanente truppa è finita nel dimenticatoio; funzionavano a Zelig in un contesto più ampio, con brevi sketch e altrettanti brevi tormentoni ideati dagli autori.

 
 
 
 
 
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Rimane la strada di un rinnovamento totale del cast ad eccezione della conduzione dove sembra confermata Vanessa Incontrada, mentre per Bisio nulla è dato a sapere. Qui si possono inserire, come ospitata di tanto in tanto, alcune “vecchie” Guest Stars.

Ma rinnovare un cast non è cosa da poco, bisogna passare più di un anno a frequentare tutti i locali di cabaret d’Italia per poter scovare sì e no cinque o sei potenziali talenti.

La pandemia non può certo aver aiutato questa ricerca, dal momento che il settore dello spettacolo è rimasto chiuso. Si può obiettare che esistono i provini in sede ma, per esperienza diretta, non è la stessa cosa: un artista non è mai a proprio agio durante un provino e la spontaneità è l’arma vincente sul palcoscenico.

Last but not Least c’è il problema di quale tipo di comicità e satira, oggi, un’emittente televisiva si possa permettere di mandare in onda, senza incorrere nelle forche caudine del politicamente corretto e della ghigliottina dei social.

Autori come Ennio Flaviano, Marcello Marchesi, Umberto Simonetta, oggi si vedrebbero cassati la maggior parte dei loro aforismi, sebbene conditi da raffinata cultura e graffiante ironia; Hollywood, che rappresenta la maggior potenza industriale del cinema, ha dovuto adeguarsi alle richieste di quote di genere nei vari cast dei film in produzione, la Disney deve rivedere le sue fiabe in base a parametri non discriminativi dettati dal politically correct.

Tutti, oggi, si offendono per una virgola sbagliata, tutti vogliono un posto in prima fila nel proscenio della vita e tutti hanno la querela facile. Il talento è solo un optional!

E questo è ancora niente, la cosa più inquietante è il massacro mediatico nei social, perpetuato dai cosiddetti leoni da tastiera, nei confronti di chi non rispetta le “loro regole”. La dittatura di una minoranza sta cambiando non solo la comunicazione ma soprattutto la socialità nel mondo.

A conferma di quanto si sostiene, basta prendere l’involuzione artistica di Maurizio Crozza che non è solo un grande comico ma uno dei migliori attori italiani.

Esaminando il suo percorso da La7 in poi si nota una progressiva regressione artistica e scenica della sua offerta e non solo per una questione di costi. Da quel gioiello che era Crozza Italia si è passati con Fratelli di Crozza, la Nove, per una sfilata di parodie su personaggi politici o di attualità.

Se all’inizio c’era una carrellata di talenti come ospiti, capaci di interagire alla pari con il talento del mattatore, come scordare il duetto con Favino nelle vesti di Peppone e Don Camillo, dove perculano il figlio gay di un “compagno” che agita la manina, oggi ci ritroviamo con parodie più o meno riuscite, in una unità scenica scarna e accompagnata da una spalla di tentennante spessore.

Oggi uno sketch come quello con Favino è improponibile, Crozza verrebbe messo al pubblico ludibrio sui social, additato come omofobo, l’emittente sarebbe costretta a prendere provvedimenti che comporterebbero una crisi con gli inserzionisti.

Tutto troppo complicato, tutto troppo fuori misura. Auguri a Zelig. Di Cuore.