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Il principe Harry ad Oprah: “La malattia mentale è un male invisibile”

Il potere della fragilità

By Jessica Marinetto

Il principe Harry con il programma “The me you can’t see” di Oprah Winfrey riesce a raccontarsi senza maschere, per poter abbattere lo stigma del silenzio, le barriere della vergogna e gli infiniti pregiudizi che si annidano nella società.

Un viaggio viscerale soprattutto intimo attraverso le emozioni e i sentimenti che il Duca di Sussex ha dovuto vivere dopo la morte di Lady Diana.

Per questo ho scelto di affrontare questo tema parlando delle emozioni che Harry cita durante tutto il corso dell’intervista.

In quanto il vero fulcro non è tanto l’utilizzo delle droghe o dell’alcool, come la maggior parte dei media ha riportato, certo è sconvolgente ma quella, come riporta il Principe, è solo la conseguenza di “vivere in un ambiente che non ti incoraggia a parlarne”.

Così inizia il dialogo tra i due, seduti uno di fronte all’altra, discutendo dell’amplificazione dei problemi in seguito al Covid-19, della solitudine che ha portato il momento storico e di quanto ci sia bisogno dell’ascolto reciproco oggi più che mai.

 
 
 
 
 
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Harry, a questo punto ammette di essere in terapia da quattro anni, tanti per una persona che ha sempre creduto di non averne bisogno e che ad un certo punto ha sentito la voglia di guarire dal passato “perché se non elabori il dolore, lui si ripresenta sotto tante altre forme”, e ancora “qualcosa di irrisolto ti consuma”.

Sapete, tempo fa ho sentito che una frangia della psicologia dice che se ci raccontiamo una cosa più volte, anche se non è vera, finiamo per crederci e diventa realtà. Questo è esattamente quello che è accaduto ad Harry, ci convinciamo di stare bene anche se non è così, per mille motivi diversi: paura, vergogna, poco coraggio o sensi di colpa.

La protezione

“L’immagine più viva che ho di mia madre, sembra incredibile, ma sono io e mio fratello William, seduti dietro con la cintura e lei che cerca di guidare con quattro o cinque motorini di paparazzi che la inseguono. Non riusciva mai a guidare perché aveva gli occhi pieni di lacrime”.

L’impotenza

Harry vive un forte senso di colpa perché avrebbe voluto proteggerla, da tutta quella persecuzione che ha visto protagonista Lady D. sin dal primo giorno ma, razionalmente, si chiede “come potevo proteggere una donna, mia madre da tutto quello? Io ero solo un giovane uomo”. Questo accadeva ogni giorno, fino al giorno della sua morte a Parigi.

 
 
 
 
 
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L’estraniazione

La morte di Diana è avvenuta a causa di un folle inseguimento da parte dei paparazzi. Il mondo intero pianse la sua morte e tutti abbiamo guardato con dolore quei due figli, abbiamo pianto per loro e ci siamo sentiti in colpa per la fame di notizie sulla famiglia reale che inondava i tabloid di tutto il mondo.

 
 
 
 
 
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A questo punto, la frase che più mi ha fatto riflettere di Harry è stata questa:

“Ho dovuto condividere il dolore della morte di mia madre con il mondo intero. Ricordo solo i passi dei cavalli sopra la strada a ciotola rossi e mostravo un decimo delle emozioni rispetto agli altri e mi dicevo: “era mia madre, voi nemmeno la conoscevate”.

 
 
 
 
 
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Rabbia

Ancora una volta non c’è stata giustizia e nemmeno conseguenze per i paparazzi che l’hanno seguita in quella galleria, gli stessi che l’hanno fotografata mentre moriva sul sedile posteriore.

Non ci voglio pensare

Il Principe dice ad Oprah che non vuole ricordare la morte della madre “divento triste perché non posso riportarla in vita allora evito di pensarci”.

Così, Harry ci racconta che ha deciso di non parlarne, attorno a lui nessuno lo faceva. Un dolore così grande, come la perdita della madre e non poterlo superare con l’amore della tua famiglia, ma reprimerlo nel silenzio più assordante.

“Quando dovevo indossare la giacca e la cravatta per andare a qualche evento pubblico mi dicevo: “bene indossa la maschera, combatti o scappa”.

Così ha iniziato a soffrire di gravi crisi di panico e forme d’ansia che lo hanno accompagnato per anni.

Il periodo nero

Dai 28 ai 32 anni, il Principe si era convinto che durante le uscite ufficiali della famiglia reale, il pubblico e i paparazzi riuscissero a vedere le emozioni che provava, anche se non era così.

“Entravo inizialmente in uno stato d’ansia, e poi di forte imbarazzo. Ero sempre inseguito dai fotografi mentre parlavo con le persone in visita. Risucivo a sciogliermi solo se notavo che anche il mio interlocutore era visibilmente in imbarazzo”.

Mascherare le emozioni

“Ho iniziato ad assumere alcool e droghe per provare meno emozioni. Non bevevo durante la settimana ma un giorno nel weekend bevevo la quantità di una settimana intera. Non bevevo o prendevo droghe perchè mi piaceva ma per nascondere il mio stato d’animo ma ne ero completamente ignaro in quel momento che stavo cercando di mascherare le mie emozioni”.

Poi Harry si è arruolato nell’esercito e ammette che siano stati i migliori anni della sua vita“dovevo indossare un uniforme, come tutti gli altri. Nessuno mi ha mai privilegiato, ero semplicemente uguale agli altri”.

L’intervista si conclude con una grande realtà sulla famiglia reale che abbiamo già appreso con la scorsa intervista della Winfrey con Meghan Markle e un incoraggiamento per tutte le persone che hanno bisogno di aiuto:”La mia famiglia mi diceva: “stai al gioco sarà tutto più semplice. Ma io assomigliavo così tanto a mia madre non riuscivo ad essere prigioniero del sistema nonostante sento di farne ancora parte. Per molti anni non ci ho pensato. Tenevo tutto dentro e non ero consapevole che se non elabori il dolore, si ripresenta sotto tante altre forme”.

 
 
 
 
 
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Quindi, infrangiamo le barriere, non costruiamole, non giriamoci più dall’altra parte. Chi sta male lo sa nascondere, indossa mille maschere nonostante dentro sia a pezzi, chiedete sempre “come stai?” a chi vi circonda, magari è grazie a questa frase che l’altra persona trova la forza di raccontarsi.

La fragilità dell’essere umano è qualcosa di cui farne tesoro. Non dobbiamo reprimerla e renderla invisibile più di quanto già non lo sia, ma raccontarla e viverla per essere più forti domani.

 
 
 
 
 
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