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WMN Role Models: Jill Biden

La nuova first lady americana continuerà il suo lavoro di insegnante universitaria, in parallelo con i suoi nuovi impegni pubblici. Una scelta che sembra avere una valenza simbolica

By Francesca Parravicini

Finalmente si è aperta una nuova era: dopo l'ultimo allucinante colpo di coda dell'amministrazione Trump, con l'attacco a Capitol Hill, Joe Biden è stato ufficialmente eletto Presidente degli Stati Uniti. Siamo solo agli inizi, ma l'atmosfera che si respira è completamente diversa. Tutta una serie di tematiche e categorie che negli ultimi quattro anni sono passate in sordina (se non completamente ignorate) tornano finalmente alla luce. In primis, la questione femminile.

 
 
 
 
 
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Abbiamo, per la prima volta nella storia, la figura di Kamala Harris, prima donna a rivestire la posizione di vice-presidente degli Stati Uniti, con la sua famiglia decisamente femminista (ne abbiamo parlato qui, link all'articolo American Women) e poi c'è Jill Biden.

 
 
 
 
 
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La nuova first lady ha già di base un profilo decisamente notevole: appassionata sostenitrice del potere della cultura, nel corso della sua carriera ha sempre cercato di bilanciare istruzione, lavoro e famiglia.

Soprannominata Professor Flotus, ha un dottorato in leadership educativa, due master conquistati mentre insegnava in licei pubblici e si prendeva cura dei figli e durante gli anni della vice-presidenza di Biden al fianco di Obama ha sostenuto iniziative benefiche a favore dell'istruzione per i bambini meno fortunati, per le famiglie dei militari e per la lotta contro il cancro. Sempre continuando a lavorare.

 
 
 
 
 
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E anche ora nei panni di First Lady Jill non ha intenzione di lasciare la sua cattedra di Letteratura Inglese al Northern Virginia Community College (il community college tra l'altro è un tipo di università più accessibile e considerato di serie B, ma lodato da Jill per la sua democraticità), bilanciando gli impegni scolastici con quelli istituzionali. Un compito non facile poiché, nonostante il suo nuovo ruolo non preveda di fatto alcun incarico obbligatorio le aspettative della Casa Bianca e del mondo intero non sono affatto cose da poco.

 
 
 
 
 
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Eppure sembra che che questa sia proprio l'impronta della sua vita. Una donna che ha alla base della sua formazione una serie di valori inalienabili e decide comunque di portarli avanti e ci riesce, anche quando dovrebbero cozzare con tutta una serie di aspettative a cui le donne finiscono sempre per essere sottoposte (anche nell'anno dei demoni 2021).

Possiamo interpretarlo anche come una sorta di messaggio, per rivoluzionare la figura della First Lady, che nonostante l'impegno di figure come Michelle Obama (sempre sia lodata), continua spesso ad essere considerata una figura accessoria, giudicata più per look e bellezza che per le iniziative pubbliche.

Una scelta che è già stata ovviamente criticata, come dal giornalista del Wall Street Journal Joseph Epstein che in un intervento che sembra l'apoteosi del paternalismo e del sessismo ha suggerito a Jill di abbandonare il suo titolo di “dottoressa” e di accontentarsi di essere semplicemente una first lady.

 
 
 
 
 
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Una scelta che sembra avere quasi un peso simbolico se guardiamo al mercato del lavoro nel mondo post-pandemia. Per parlare del nostro contesto italiano, secondo i dati Istat di dicembre 2020, su un numero agghiacciante di 101.000 nuovi disoccupati 99.000 sono donne.

Non è assolutamente un caso. Le crisi mettono in luce quelle crepe strutturali che sono radicate da tempo della società. Nonostante i progressi degli ultimi anni, il gender pay gap (che nel mondo si assesta intorno al 20%), il fatto che le donne vengano considerate una forza lavoro meno necessaria e siano più facilmente licenziabili rimangono piaghe assolutamente vive e la situazione di crisi globale ce lo ha dolorosamente ricordato.

Dati che suscitano un grande senso di rabbia e un desiderio di agire, di trovare nuove strade e nuovi modelli di riferimento. Ed è un paragone sicuramente iperbolico ed esagerato, ma avere una First Lady che non rinuncia al suo lavoro, che si è costruita con un proprio intenso percorso, sempre a cercare un equilibrio (quello che tutte noi tentiamo di fare, ad ogni livello, con pari dignità), è di certo un segnale bello e positivo.

 
 
 
 
 
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