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Romanzo Quirinale

Appuntamento dopo il 3 Gennaio 2022

By Gianfranco Gatta

Il 3 febbraio scadrà il mandato del presidente della Repubblica Mattarella. Nei primi giorni del 2022 il presidente della Camera convocherà il Parlamento per eleggere il successore. Da De Nicola a Napolitano, Acrimònia traccia il profilo degli uomini che hanno ricoperto la carica più alta della Repubblica: sfilandogli la giacca.

Chi entra Papa esce cardinale”, questa è una massima che vale tanto per il Conclave quanto per l’elezione del Presidente della Repubblica. È la Storia che lo insegna.

Quasi tutti i Presidenti della Repubblica che si sono succeduti dal 1946 ad oggi sono entrati nel ricordo popolare per aneddoti o gesti che con la politica hanno poco a che fare. A cominciare da Enrico De Nicola, eletto dall’Assemblea Costituente, in quanto di simpatie monarchiche, rappresentava un segno di pacificazione. Mentre il suo successore, il governatore della Banca d’Italia Luigi Einaudi, fu il primo ad essere eletto dal Parlamento, secondo i dettami costituzionali. Economista di stampo Austro Ungarico, fece dell’Etica la sua cifra.

Chi ti credi di essere”, fu l’infelice battuta che costò la chiusura di “Un, due e tre”, un programma della Rai, condotto dalla mitica coppia Tognazzi, Vianello che in uno sketch scimmiottavano il Presidente Giovanni Gronchi caduto da una sedia ad un pranzo di gala. Il suo ricordo si associa al “Gronchi rosa”, un francobollo subito ritirato perché fallato, quindi raro e di gran valore.

Su Antonio Segni rimane l’ombra di complicità su un presunto colpo di Stato. A succedergli, dopo una prematura morte, fu il socialista Giuseppe Saragat, famoso per aver ristrutturato le cantine del Quirinale, riempiendole dei più pregiati vini francesi.

Quando si dice che l’invidia è il peggiore di tutti i peccati. La subì in maniera massacrante Giovanni Leone, giurista di primissimo piano e uomo mite, sposato con Donna Vittoria, signora di elegante bellezza. Eletto al 23°scrutinio, record, fu accusato di qualsiasi nefandezza da parte del gruppo “L’Espresso” e in particolare dalla giornalista Camilla Cederna, in seguito condannati per diffamazione dal Tribunale. Il Presidente, stremato, si dimise all’indomani della tragedia Moro e non ricevette mai delle scuse formali.

Per i benpensanti era tempo di moralizzare e al 16° scrutinio i voti confluirono su Sandro Pertini, storico partigiano amante dell’Arte. Sua moglie, Carla Voltolina, non abitò mai al Quirinale, rimanendo nell’appartamento di Fontana di Trevi. Fu il Presidente che nominò la prima donna come Senatrice a vita, Camilla Ravera. Inaugurò la Tv del dolore, presenziando in diretta alla tragedia del piccolo Alfredino, in quel di Vermicino. Esultò ai limiti del galateo istituzionale per la vittoria degli azzurri in terra Iberica, nel 1982, riportandoli in Patria sul Jet presidenziale, tra una briscola e un tresette.

Fu un fallimentare Ministro dell’Interno, ai tempi dal caso Moro, un mediocre Presidente del Consiglio, durato quanto un gatto in tangenziale ma venne nominato Presidente della Repubblica alla prima votazione, Francesco Cossiga detto “Il Picconatore”. In quanto ciclo chimico, era affetto da repentini sbalzi di umore, dilettandosi a randellare questo o quel politico di turno. Si dimise, quasi al termine del mandato, per non finire sotto impeachment.

Il compagno Scalfaro”. Ultra conservatore e cattolico praticante, Oscar Luigi Scalfaro diventò l’idolo della Sinistra facendo da “ombrellone” al Pool di Mani pulite ai tempi di Tangentopoli e per la sua idiosincrasia personale nei confronti di Silvio Berlusconi.

Carlo Azeglio Ciampi i suoi meriti se li è presi come Governatore della Banca d’Italia, come Ministro del Tesoro e come Presidente del Consiglio. Da Presidente della Repubblica lascia il ricordo, inspiegabile, del perché non fece Senatore a vita il suo amico, fin dai tempi di Livorno, Elio Toaff alla fine del mandato come Rabbino Capo di Roma. Grazie alla moglie Franca si delinearono i contorni della “TV deficiente” e a farne le spese fu il malcapitato Giorgio Panariello.

“Re Giorgio”. Il Presidente più “politico” assieme a Scalfaro, Giorgio Napolitano inaugurò la sua elezione sotto l’insegna “Basta morti sul lavoro”. Da allora, 15 Maggio 2006, c’è stata una escalation impressionante di decessi, fino ad arrivare al record di quest’anno. Più che arbitro è stato interprete di una delle stagioni più difficili della politica italiana, a cavallo tra le due crisi economiche del 2002 e 2008.

Volendo delineare una “destra ideale” con la quale dialogare, inventò Mario Monti politico nominandolo Senatore a vita. Dietro la sceneggiata degli scatoloni, già preparati dal suo capo ufficio stampa Pasquale Cascella per andare a fare il sindaco di Barletta, seppe aspettare che tutto lo schieramento “andasse a Canossa” per chiedergli di restare. Accettò prendendo a schiaffoni l’itera classe politica, nel discorso per il suo secondo insediamento.

Se in Costituzione non è palesemente vietata la rielezione del Presidente della Repubblica, per moral suasion quella di Napolitano è stata un’eccezione e Sergio Mattarella, da fine giurista, ha più volte dichiarato che non vuole confermare la regola. Trovatosi in una situazione politica ancor più difficile di quella del suo predecessore, il Presidente Mattarella non ha mai perso di vista i dettami costituzionali e per questo viene apprezzato da tutti e da ambo le parti si spera in una sua riconferma.

 
 
 
 
 
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Chiamando Mario Draghi a presiedere un governo di unità nazionale, non ha ripetuto l’errore di Napolitano commesso con Monti, nel trasformarlo da tecnico in politico. È lecito pensare che, in cuor suo, il Presidente non veda l’ora di andarsene in vacanza.

Appuntamento dopo il 3 Gennaio 2022, alla fine ufficiale del mandato presidenziale, quando inizierà il “Risiko del Presidente”.