Dalla vita lenta del Sud alle vacanze spartane nel nome del lusso, ogni estate ci ritroviamo a desiderare luoghi e stili di vita che, forse, ameremmo molto meno se dovessimo viverli davvero.
Oggi, come prima giornata di rientro al lavoro, come ogni brava masochista, mi sono rimessa a pensare alle vacanze: due settimane a casa mia in Toscana, passate godendomi la spiaggia tutti i giorni e facendo una scorta di sole tale da rendere invidiosa la fotosintesi. Per quanto sembri idilliaco, però, non ho trovato quel relax che cercavo: ogni giornata è stata scandita dall’arrivo di amici, familiari, cani e invitati last minute. Fantastico, no? No.
Pranzi per cinque, dieci, duecento persone. Poi cucina, poi pulisci. E immancabilmente arrivava il pensiero: perché? Cosa mi avrà mai detto il cervello per aver pensato che un’organizzazione del genere sarebbe stata rilassante? E allora, tra il caricamento di una lavastoviglie e l’altro, lasciavo che l’immaginazione mi portasse in posti lontani: desolati e inabitati, o meglio, abitati solo da chi mi avrebbe servito e riverito all’ombra di una palma. Oppure, più vicino, in una masseria in Puglia, a vivermi un’esperienza rural chic, con aperitivi al tramonto e giornate in spa.
Poi tornavo alla realtà, con voci che arrivavano dall’altra stanza e chiedevano di fare sette caffè. Ed è stato a quel punto che ho pensato l’impensabile: non vedo l’ora di tornare a Milano. E parliamoci chiaro, una confessione del genere fatta da una romana mi mette immediatamente a rischio d’esilio, però dovevate esserci per capirlo. Il giorno del mio rientro ero sollevata: sapevo che sarei tornata a casa e non avrei trovato nessuno. Totale. Agognata. Solitudine. E a quel punto la soddisfazione che ho provato è stata impareggiabile.
Questo però mi ha fatto chiedere: sono l’unica? Perché se qualcuno avesse seguito le mie vacanze soltanto attraverso Instagram, probabilmente avrebbe avuto un’impressione molto diversa. Avrebbe visto la spiaggia, le cene, i tramonti, i tavoli pieni di persone, qualche bicchiere di vino e, in generale, un’estate che sembrava procedere senza problemi. Il paradiso in terra, insomma. Peccato che mancassero le lavastoviglie.
Non è che le mie storie fossero false. Al contrario: erano tutte verissime. Solo che raccontavano la parte della vacanza che meritava di essere fotografata. Il resto, per vostra fortuna, ve l’ho risparmiato. E forse è proprio così che funziona: prima ancora di partire, sappiamo già quali immagini vogliamo trovare.
In Toscana cerchiamo il tramonto sul mare, il tavolo apparecchiato all’aperto, i crostini di carne, le pinete e il vino bianco. In Puglia la masseria, la pietra, l’ulivo, la piscina incastonata tra i muretti a secco. In Grecia, il muro bianco, la porta azzurra, il piatto di pesce e il mare talmente blu da sembrare quasi un filtro.
E quando li troviamo, siamo soddisfatti e li immortaliamo. Non necessariamente perché siano le cose più interessanti del posto, ma perché sono quelle che avevamo già deciso di trovare.Però c’è da fare i conti con il retro della medaglia: spesso ciò che rende un luogo così bello e instagrammabile in vacanza è proprio quello che, dopo qualche giorno, comincia a darci sui nervi.
Prendiamo la masseria pugliese. È splendida finché la guardi con un calice in mano. Poi scopri che per arrivarci devi percorrere una strada sterrata lunga quanto un film di Sorrentino, che è meta turistica di ogni tipo di zanzara e che la doccia ha una pressione d’acqua compatibile con quella di una fontanella.
La spiaggia deserta è meravigliosa finché non ti accorgi che è deserta perché per raggiungerla devi scendere quattrocento gradini e poi risalirli con una borsa frigo, due materassini e la dignità ormai dispersa.
Dieci giorni in montagna? Wonderful. Ammettiamolo, però: è stupendo finché ci vai nel momento giusto. Poi arriva ottobre, le persone se ne vanno, i locali chiudono perché non è più alta stagione e siete rimasti solo tu e le mucche. Magari dopo un burnout con i fiocchi non sembra affatto male come idea, ma passato quel periodo? Ni.
E poi c’è la vacanza spartana che, negli ultimi anni, è diventata un’esperienza must dei vacanzieri di lusso. Niente Wi-Fi è digital detox, una doccia all’aperto è immersione nella natura, venti minuti di strada sterrata sono una masterclass sul breath work. Bellissimo, per carità. Stacci un mese e ti troviamo aggrappato a un albero alla ricerca del segnale del telefono.
E forse è proprio questo il punto: ci piace moltissimo vivere certe cose quando sappiamo che dureranno poco. Ci piace la casa isolata nella natura, ma possibilmente con un supermercato a sette minuti. Ci piace perderci, purché Google Maps continui a funzionare. Ma soprattutto, adoriamo sapere che niente di tutto questo diventerà la nostra quotidianità.
Mi sbaglio? Forse. Ma trasferitevi per un intero anno in un paesino rurale del Sud a vivere la tanto decantata vita lenta e poi vediamo chi ha ragione. Vi sfido.


