Una vendetta contro l’orologio per riprenderci il nostro tempo
“Oggi vado a letto presto”, dico spesso alla mia ragazza mentre siamo sul divano a guardare un film o una serie e inizio a sbadigliare, stanco da una giornata di lavoro. Ne sono convinto: questa volta voglio dormire un paio d’ore in più. Poi, però, non lo faccio quasi mai.
Finisco spesso ad ascoltare podcast mentre sbrigo faccende domestiche non urgenti, oppure mi ritrovo a letto a leggere dal cellulare o – più spesso ancora – a guardare compulsivamente highlights di partite di calcio e reel in cui qualcuno ripara biciclette. E molto altro. Fino a notte fonda.
Perché? Pensavo fosse solo una cattiva abitudine, al massimo una forma lieve di insonnia. Invece ho scoperto che è una sorta di vendetta contro la tirannia della produttività.
Revenge bedtime procrastination: cos’è e da dove viene
In sostanza – come molte altre persone – rubo tempo al sonno per riprendermi il tempo che il lavoro e le incombenze quotidiane mi portano via. Non è che non riesca a dormire, ma rimando il sonno per sentirmi di nuovo padrone del mio tempo.
“Gli impegni non l’avranno vinta sulle passioni, riprenditi i tuoi spazi”, mi sussurra il subconscio mentre mi invita a non addormentarmi ancora.
Anche se ancora poco noto, oggi abbiamo un nome per definire questo comportamento: “revenge bedtime procrastination”. In tempi frenetici come i nostri, ci ribelliamo alla “buonanotte” come facevamo da bambini quando non volevamo andare a dormire prima di finire il cartone animato.
Gli effetti collaterali
Rimandare il sonno può sembrare una buona idea per recuperare spazio personale: leggere, guardare una serie tv o fare doomscrolling sui social. Ma alla lunga è una strategia insostenibile.
Revenge bedtime procrastination
Dormire poco compromette la qualità delle giornate successive: al lavoro, a casa, all’università. Questa insonnia autoindotta può causare cali di concentrazione, ansia, irritabilità, sbalzi d’umore e stanchezza. A livello fisico, il sonno insufficiente mette sotto pressione cuore, metabolismo e sistema immunitario.
Come combattere la revenge bedtime procrastination
Le luci degli schermi sono tra i peggiori nemici del sonno. La luce è infatti uno dei principali segnali per il nostro cervello che è tempo di restare svegli. Meglio quindi evitare dispositivi elettronici a letto. Al massimo, un Kindle non retroilluminato per leggere e diventare più intelligenti.
Per evitare di rispondere ai messaggi o essere disturbati da notifiche, può essere utile attivare la modalità “riposo” a una certa ora. La sera dovrebbe essere dedicata al riposo (o, al limite, a un po’ di sport), riducendo al minimo la lista delle cose da fare.
Fondamentale è anche costruire una routine della buonanotte e rispettarla. Si può cominciare con qualcosa che sembra banale ma funziona: una “sveglia del sonno”, un promemoria che ci ricordi di iniziare a rallentare e prepararci al riposo. Senza rimandare ancora.


