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Remise en forme Acrimònia Magazine

Remise en forme: perché ogni anno ricominciamo e cosa c’è davvero dietro questa ossessione.

Tempo di lettura: 4 min.

Con l’arrivo dell’estate cresce l’attenzione verso il corpo, tra desiderio di benessere e pressione sociale. Ma la remise en forme è davvero una scelta o una risposta culturale?

C’è un momento preciso dell’anno in cui il corpo torna improvvisamente al centro. Non è gennaio, con i suoi buoni propositi, ma un periodo più silenzioso e insieme più esposto: la tarda primavera. Le giornate si allungano, i vestiti si accorciano, la pelle si mostra. E con lei, tornano anche parole che sembravano archiviate: remise en forme, drenaggio, tonicità, leggerezza.

Non è solo una percezione. Secondo Google Trends, ogni anno tra maggio e giugno si registra un picco significativo nelle ricerche legate a “dieta”, “cellulite” e “allenamento”. Un comportamento ciclico che racconta molto più di una semplice attenzione estetica: è il riflesso di un meccanismo culturale profondamente radicato, che lega il corpo alla stagionalità e alla sua esposizione. Eppure, qualcosa sta cambiando.

Negli ultimi anni, il linguaggio stesso si è trasformato. La “prova costume” — espressione carica di giudizio e aspettative — lascia lentamente spazio a termini più morbidi, come “benessere”, “equilibrio”, “cura di sé”. Un cambiamento che non è solo semantico. Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Health Psychology, l’approccio orientato al benessere (health-focused) genera maggiore adesione nel tempo rispetto a quello puramente estetico, riducendo anche i livelli di stress e insoddisfazione corporea.

La remise en forme, allora, smette di essere un progetto a scadenza e diventa qualcosa di più vicino a una pratica quotidiana. 

È in questo contesto che si inserisce anche l’evoluzione del mondo body care. Non più soluzioni drastiche o promesse immediate, ma sistemi costruiti sul tempo e sulla costanza. Il concetto di routine “in&out”, ad esempio, racconta bene questo passaggio: un approccio che lavora contemporaneamente sulla superficie e dall’interno, accompagnando il corpo invece di forzarlo. È il caso di routine come Shape Your Booty di Goovi, costruite su questo tipo di approccio, combinando trattamenti topici e integratori, puntando su costanza e semplicità più che su risultati immediati.

Alcuni brand stanno andando esattamente in questa direzione. Linee come quelle sviluppate da BioNike propongono una visione integrata del benessere, dove trattamenti topici e integratori convivono in un equilibrio che guarda alla fisiologia prima ancora che all’estetica . Non è un caso che a supporto di questi progetti ci siano anche collaborazioni con realtà scientifiche come la Società Italiana di Medicina Estetica: un segnale chiaro di come il racconto del corpo stia cercando nuove legittimazioni.

Allo stesso modo, anche il concetto di “preparazione” cambia. Non si tratta più solo di correggere, ma di attivare. Prodotti pensati per accompagnare il movimento, come le creme pre-workout che stimolano la microcircolazione e preparano la pelle all’attività fisica, introducono un’idea diversa di cura: non più passiva, ma dinamica . Il corpo non è qualcosa da sistemare prima di mostrarsi, ma qualcosa da vivere mentre si muove.

E poi c’è il tema, inevitabile, della cellulite. Per anni trattata come un difetto da eliminare, oggi viene progressivamente ricollocata all’interno di una narrazione più realistica. L’attenzione si sposta dall’eliminazione alla gestione, dalla promessa al processo. Routine che combinano esfoliazione, trattamenti quotidiani e integrazione lavorano su miglioramenti progressivi, senza l’illusione di risultati immediati. Dallo scrub come gesto preparatorio ai trattamenti che accompagnano il corpo anche nel movimento, come My Hot Trainer proposto da VeraLab, la logica è quella di lavorare sulla pelle nel tempo, senza forzature. Un cambio di prospettiva che, seppur lento, segna una distanza sempre più evidente dal linguaggio aggressivo del passato.

Resta però una domanda aperta: quanto di questa nuova consapevolezza è reale, e quanto è semplicemente una nuova forma di pressione?

Secondo l’American Psychological Association, l’esposizione costante a modelli corporei idealizzati continua a influenzare la percezione di sé, soprattutto nei mesi estivi. Anche quando il linguaggio si fa più inclusivo, il contesto visivo — social media, campagne, contenuti — mantiene standard spesso irraggiungibili. La differenza è che oggi la pressione si presenta in modo più sottile: non più “devi cambiare”, ma “puoi migliorarti”.

La remise en forme contemporanea si muove esattamente in questa ambiguità. Da una parte, un desiderio autentico di sentirsi meglio nel proprio corpo. Dall’altra, una narrazione che continua a suggerire che esista una versione “migliore” di sé da raggiungere.

Forse la vera questione non è se prendersi cura del proprio corpo, ma come. Se come risposta a uno sguardo esterno, o come scelta interna. Se come corsa contro il tempo, o come processo che non ha una scadenza.

Illustrazione di Gloria Dozio – Acrimònia Studios
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