Dalla Corea del Sud al Curaçao, passando per Messico e Giappone: alcune delle maglie più interessanti dei Mondiali 2026 trasformano simboli nazionali, miti e riferimenti culturali in veri racconti visivi da indossare.
Le maglie dei Mondiali sono molto più di semplici divise sportive. Sono oggetti culturali che condensano identità nazionali, frammenti di storia e simboli destinati a rimanere impressi nella memoria collettiva. Alcune diventano iconiche per le vittorie che accompagnano, altre per il coraggio delle loro scelte grafiche o per i racconti che custodiscono tra cuciture, stemmi e dettagli apparentemente secondari.
In occasione dei Mondiali 2026, diverse nazionali hanno scelto di raccontare il proprio Paese attraverso riferimenti storici, elementi del folklore locale e simboli profondamente radicati nella cultura nazionale. Perché una maglia da calcio può essere molto più di una divisa: può diventare un manifesto visivo capace di rappresentare un’intera comunità davanti al mondo.
Ad accompagnarci in questo viaggio c’è anche il contributo di Davide Besana, collezionista ed esperto di maglie da calcio, che ha condiviso opinioni e curiosità utili a comprendere il contesto in cui queste divise sono nate e il motivo per cui continuano ad affascinare appassionati, designer e collezionisti.
COREA DEL SUD
La Corea del Sud si presenta ai Mondiali con una seconda maglia che ha attirato l’attenzione per una scelta cromatica insolita: una tonalità violacea arricchita da un delicato motivo floreale. Una decisione che si allontana dal tradizionale rosso che ha storicamente accompagnato la nazionale nelle competizioni internazionali.
Il design vuole trasmettere un senso di movimento e trasformazione, grazie a una grafica che sembra espandersi e sbocciare sulla superficie della maglia.
Davide Besana commenta:
“La seconda maglia della Corea del Sud mi ha colpito molto. Si distingue per una palette cromatica affascinante e introspettiva. La base ‘Space Purple’, abbinata a dettagli blu e accenti color menta, trasmette una sensazione di eleganza, modernità e innovazione. L’elemento più caratteristico del design è la trama floreale tono su tono che attraversa l’intera maglia. Questo motivo rende la divisa ricca di personalità senza risultare eccessivo ed è un omaggio al Mugunghwa, l’iconico fiore nazionale sudcoreano, simbolo di resilienza, perseveranza e bellezza.”
Curiosità:
Il Mugunghwa, noto anche come Rosa di Sharon, è il fiore nazionale della Corea del Sud. Durante il periodo coloniale giapponese fu quasi sradicato dagli occupanti, che cercarono di sostituirlo con i ciliegi. La sua sopravvivenza lo ha trasformato in un simbolo di resistenza e indipendenza.
GHANA
Per la sua prima maglia il Ghana si è ispirato ai tessuti Kente, uno dei simboli culturali più riconoscibili del Paese. L’elemento che cattura immediatamente l’attenzione è il grande motivo a ragnatela colorata che attraversa la divisa, accompagnato dalla celebre stella nera al centro del petto, simbolo storico dei Black Stars.
Una scelta che porta sul terreno di gioco una parte importante dell’identità culturale ghanese.
Davide Besana osserva:
“Sulla prima maglia del Ghana trovo geniale la scelta di utilizzare come pattern una gigantesca ragnatela colorata che avvolge l’intera divisa. L’effetto visivo è davvero d’impatto, esaltato dai giochi di colore tipici dell’Africa occidentale.”
Curiosità:
La ragnatela è un omaggio ad Anansi, figura centrale del folklore dell’Africa occidentale. Spesso raffigurato come un uomo-ragno, è considerato il custode delle storie e il simbolo dell’astuzia capace di sconfiggere avversari molto più potenti.
GIAPPONE
Per rappresentare il Paese sul palcoscenico mondiale, il Giappone ha scelto di collaborare con Yohji Yamamoto. Lo stilista ha presentato i modelli durante la Settimana della Moda di Parigi, trasformando il kit calcistico in un vero esercizio di dialogo tra sport e alta moda.
Si tratta di un momento significativo per la moda giapponese: è la prima volta che un designer nipponico firma una divisa per la nazionale.
La maglia non rappresenta soltanto gli undici giocatori in campo. Le undici righe presenti sul design si completano idealmente con una dodicesima linea rossa centrale dedicata ai tifosi, considerati dalla squadra il “dodicesimo uomo”.
Davide Besana commenta:
“La seconda maglia del Giappone è davvero molto pulita ed elegante. Mi piace particolarmente la sua estetica essenziale, mentre le sottili righe colorate richiamano immediatamente le divise da baseball, uno degli sport più popolari e praticati nel Paese.”
MESSICO
Tra le maglie più rappresentative del torneo c’è quella del Messico. La divisa mantiene il tradizionale verde intenso della nazionale, arricchito da una grafica tono su tono che si ispira all’immaginario della cultura azteca.
Il risultato è una maglia immediatamente riconoscibile, capace di coniugare tradizione e contemporaneità.
Davide Besana la descrive così:
“Una delle mie maglie preferite di questo mondiale. Il grande motivo azteco che attraversa tutta la superficie è audace e immediatamente riconoscibile, ma viene reinterpretato con un approccio più moderno e ricco di dettagli. Apprezzo molto anche la scritta ‘SOMOS MÉXICO’ posizionata sul retro, appena sotto il colletto: un dettaglio semplice ma ricco di identità.”
Curiosità:
La maglia del 2026 rende omaggio a una delle divise più iconiche della storia del calcio messicano, quella utilizzata ai Mondiali di Francia 1998, celebre proprio per il suo design ispirato alla cultura azteca.
NORVEGIA
La seconda maglia della Norvegia è una delle più audaci dell’intera competizione. Per scendere in campo la nazionale ha scelto un look completamente nero: maglia, stemma della federazione e dettagli grafici condividono la stessa tonalità, creando un effetto total black particolarmente distintivo.
Una scelta estetica che comunica forza, carattere e determinazione.
Secondo Nike, l’ispirazione arriva direttamente dall’immaginario dei guerrieri vichinghi, simbolo di coraggio e spirito combattivo.
Davide Besana commenta:
“La seconda maglia della Norvegia è senza dubbio una delle mie preferite. La prima cosa che colpisce è il suo design completamente nero: una scelta audace e insolita che le conferisce un carattere forte e distintivo.”
CURAÇAO
Per Curaçao si tratta della prima partecipazione a una competizione calcistica mondiale. Per celebrare questo traguardo storico, l’intero kit è stato sviluppato attorno al concetto di “Island Identity”.
La base della maglia è un delicato giallo pastello, mentre le iconiche tre strisce Adidas vengono reinterpretate attraverso una combinazione di arancione, turchese e rosa che richiama immediatamente l’atmosfera dell’isola.
Davide Besana racconta:
“Una maglia dal design molto pulito, ma tutt’altro che banale. Il colore di base, un vivace giallo dorato, trasmette freschezza e personalità, mentre le iconiche tre strisce Adidas multicolore aggiungono un tocco dinamico e accattivante. Molto riuscita anche la scritta ‘Curaçao’, realizzata con diverse tonalità che richiamano perfettamente i colori vivaci delle strisce, creando un insieme armonioso e distintivo.”
Curiosità:
Il design trae ispirazione dai colori sgargianti degli edifici dell’isola, rendendo omaggio alla caratteristica architettura di Curaçao e all’atmosfera vivace che da sempre contraddistingue il Paese.
Le maglie dei Mondiali raccontano qualcosa che va oltre il calcio. Attraverso colori, simboli e dettagli grafici diventano strumenti di narrazione capaci di rappresentare il modo in cui una nazione sceglie di presentarsi al mondo. Per questo, anche lontano dal terreno di gioco, continuano a essere oggetti culturali in grado di affascinare appassionati di sport, moda e design.


