Il nuovo album del cantautore genovese trasforma il “fuoricorso” da condizione universitaria a metafora generazionale. Dieci tracce su aspettative, precarietà, relazioni e futuro, accompagnate da un tour nelle università dedicato anche alla salute mentale.
C’è un’età in cui dovresti aver già capito cosa fare della tua vita. Dovresti avere un lavoro stabile, una relazione, magari una casa, possibilmente anche qualche certezza. Almeno, questo è quello che continuiamo a raccontarci.
È proprio contro questa sensazione di essere costantemente in ritardo che nasce “Fuoricorso”, il nuovo album di Matsby, disponibile dal 2 ottobre in digitale e in vinile. Il cantautore genovese prende una parola tipicamente universitaria e la trasforma in una metafora molto più ampia: sentirsi indietro rispetto agli altri, alle aspettative e alla propria idea di futuro. Il punto, però, non è recuperare il tempo perso. È smettere di considerarlo perso.
Essere “fuoricorso” anche fuori dall’università
Le dieci tracce dell’album attraversano proprio quella fase della vita in cui niente sembra ancora completamente definitivo.
In “Niente è ok”, per esempio, Matsby racconta il paradosso di avere sulla carta tutto ciò che dovrebbe renderti soddisfatto — lavoro, casa, quotidianità — e continuare comunque a sentirti nel posto sbagliato. “Anni Bastardi” fotografa invece una generazione fatta di affitti condivisi, lavori necessari per mantenersi mentre si cerca di costruire altro, città che cambiano e una vita spesso percepita come provvisoria.
La focus track “Godere”, prodotta da Maninni, porta lo stesso discorso dentro le relazioni: lasciare andare qualcosa che conosciamo, anche quando ci fa stare male, può essere più difficile che affrontare l’incertezza di ciò che viene dopo. Nel brano, “godere” smette quindi di indicare semplicemente il piacere e diventa la possibilità di sentirsi finalmente liberi.
Anche “Muay Thai” mette in discussione una delle idee più ricorrenti del presente: quella secondo cui, prima di poter condividere qualcosa con qualcuno, dovremmo necessariamente imparare a “bastarci”. Matsby ribalta la prospettiva e si domanda se crescere possa significare anche scegliere con chi costruire qualcosa.
A chiudere il disco è “Sbirciare il futuro”, che forse ne sintetizza meglio il senso: non avere ancora le risposte non significa necessariamente essere indietro. In fondo, come recita il brano, stiamo tutti provando a capirci qualcosa perché è la prima volta che siamo qui.
“Fuoricorso” arriva nelle università
Il progetto non rimarrà soltanto musicale. Dal 13 ottobre, Matsby porterà Fuoricorso nelle università italiane con una serie di incontri dedicati anche a salute mentale, ansia, fragilità e accettazione dei propri tempi. Durante gli appuntamenti racconterà la genesi delle canzoni e incontrerà studenti che quella sensazione di essere “indietro” possono conoscerla molto bene.
Dopo l’estate trascorsa sui palchi italiani, il 13 novembre tornerà inoltre a Genova, al Teatro La Claque, per presentare per la prima volta l’intero album dal vivo. Il 27 novembre sarà poi ospite di Allo Sbagliato, l’off-line club milanese con direzione creativa di Marco Mengoni.
Ed è proprio dal significato di Fuoricorso che siamo partiti nella nostra conversazione con Matsby: aspettative, casa, relazioni, futuro e quella strana sensazione di essere sempre un passo indietro rispetto alla vita che pensavamo di dover avere.
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