La donna che ha rotto gli schemi
Leonie von Hase è Miss Germania 2020. Certo questo non basta per farne la gran notizia che da giorni circola in rete. Cosa c’è di più di una bella, bionda, alta, a occhio e croce, 180 cm? C’è che ha 35 anni, che è madre, che è un’imprenditrice online e che al momento dell’incoronazione di “più bella di Germania” indossava un bel tailleur a doppio petto e non lo sgambatissimo costumino a cui noi siamo ancora fedelmente abituati.
La bellezza, lato sensu, è cosa troppo grande per non essere celebrata, e questo nessuno ha granché voglia di metterlo in discussione. Ma quanto è malsano e incredibilmente riduttivo ingabbiarla in schemi, categorie, regole e calarla in un concorso che ambisce univocamente all’oggettivo? Chi lo decide chi può concorrere? E sulla base di cosa? Domande, queste, che nascono spontanee, figlie di un modo di ragionare ancora poco radicato in Italia, dove temi come il body positivity e body inclusivity sono realmente compresi da una ristretta cerchia giovane e sensibile, ma rimangono ancora indifferenti ai più.
Miss Germania quest’anno ha rotto gli schemi e abolito il vecchio regolamento: a partire dalla giuria, composta da sole donne, alzando il limite d’età delle concorrenti fino ai 39 e giudicandole principalmente per la loro personalità. Ma forse, quello che agli italiani desterà maggior sconcerto, è l’abbandono del suddetto sgambatissimo costumino, lasciando scegliere alle ragazze in gara l’abito che le rappresenta al meglio.
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Indubbiamente questo rinnovo ha preso le distanze da un quasi centenario regolamento che sembrava essere invecchiato malissimo, che non sposava più le filosofie correnti e che faceva storcere il naso a molti; molte, per esser puntuali. Indubbiamente è l’avanzare verso una deoggettivazione del corpo della donna, con uno spirito femminista volto all’empowerment femminile che lascia indietro gli strascichi retrogradi di una cultura marcatamente patriarcale, ma la vera domanda è: ne abbiamo ancora davvero bisogno di un concorso di bellezza, seppur così atipico?
Cosa spinge una giuria a premiare una donna per la sua bellezza/personalità/imprenditorialità a scapito di un’altra? O meglio, non è un voler mascherare un tradizionalissimo concorso di bellezza soltanto infarcito di bei principi adatti a quest’epoca? E se è una gara che punta alla “diffusione di messaggi positivi”, così ci dicono, per farlo è necessario essere belle? La bellezza è un vantaggio e un’incredibile qualità, l’importanza e il valore di questa è a discrezione di ciascuno e nessuno potrà opinare sui vostri gusti e criteri, ma non lasciate che il concetto di bellezza venga incasellato in qualcosa di definito da altrui, e peggio, venga abbinato alla vostra personalità.
Quindi, beh, grazie per la boccata d’aria nuova che ci avete fatto prendere, sicuramente è un passo avanti rispetto ai tempi in cui era di gran moda dire “vorrei la pace nel mondo”, ma quello a cui aspiriamo è ancora lontano se Miss Germania è considerato il punto d’arrivo.
E poi, l’avete mai visto un concorso di bellezza di uomini in tv? Li avete mai visti gareggiare per la loro personalità e imprenditorialità? Ecco, questo è il punto.