search burger
search ×

WMN Role Models: Elsa Schiaparelli

Una donna, un marchio, una storia, una visione

By Beatrice Jennifer Tagliabue

Come scioccare un mondo che è già di per sé shocking? Sembra questa la domanda che Elsa Schiaparelli era solita porsi prima di disegnare una collezione o un nuovo prodotto.

C’è chi inizia solo ora a sentir parlare di Schiaparelli, grazie sia a celebrities come Kim Kardashian e Lady Gaga che hanno vestito il brand in occasioni importanti, che al buzz e all’enfasi riscossa sui social grazie ad account e magazine di moda.

La verità è che la Maison esiste dal 1927, ma con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e la sua successiva chiusura, le sorti della Maison sono state travagliate.

 
 
 
 
 
Visualizza questo post su Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Kim Kardashian West (@kimkardashian)

 
 
 
 
 
Visualizza questo post su Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Lady Gaga (@ladygaga)

Nel 2006 l’imprenditore italiano Diego Della Valle, presidente del gruppo Tod’s, compra l’archivio del brand, e l’anno seguente i diritti ed il marchio. Con l’intenzione di rilanciare Schiaparelli, Christian Lacroix viene chiamato nel 2013 a disegnare una collezione esclusiva Haute Couture di 18 silhouette presentata al Musée des Artes Décoratifs di Parigi, e nel 2014 è pronto a ritornare sulle passere con Marco Zanini come stilista.

Non avendo il successo che forse si aspettava, Della Valle decide di nominare Bertrand Guyon design director al posto di Zanini. Lo stilista francese, che già aveva lavorato a fianco di Pier Paolo Piccioli e Maria Grazia Chiuri da Valentino, riesce a far ripartire seppur molto lentamente il brand, ma non abbastanza da farlo risultare rilevante agli occhi dei consumatori e della stampa, a causa più di una povera strategia di marketing che dalla mancanza di creatività, se posso dirlo.

Nel 2019 si decide quindi di ricominciare da capo un’altra volta con Daniel Roseberry al comando e un team pronto a supportare la sua creatività con le dovute risorse. Ecco che forse questa è la volta vincente.

L’archivio dei marchi di lusso è una sacralità, e chi arriva ha il dovere di studiarne lo storico per rivisitarlo in maniera contemporanea, mantenendone i codici e l’identità. Quando si tratta di Elsa Schiaparelli, però, la situazione si fa un po’ più complicata perché la stilista ha sempre viaggiato su una linea spazio-tempo tutta sua, fatta di avanguardie e di una visione tanto innovativa da sembrare attuale.

 
 
 
 
 
Visualizza questo post su Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Everything about Schiaparelli (@schiaparelli.archive)

Ma andiamo ora a scoprire chi è Elsa Schiaparelli, la donna dietro a tutto questo.

Quell’artista italiana che fa vestiti” diceva di lei Coco Chanel. La loro rivalità nascosta era forse l’elemento che più le accomunava: entrambe volevano affermarsi in un’industria governata per lo più da uomini, e avevano l’obiettivo di liberare le donne dalle classiche convenzioni dell’epoca regalandogli libertà, forza ed indipendenza.

Curiosa, ribelle ed estravagante: già da bambina Elsa mostrava quelli che poi divennero i suoi tratti distintivi a livello creativo.

Nella sua autobiografia The Shocking Life racconta qualche aneddoto della sua infanzia, come quella volta che si piantò dei fiori in bocca e nelle orecchie per diventare “bella” o quando si butto dal secondo piano con un ombrello per imitare un paracadute.

L’acceso animo di Elsa fece sì che i genitori la mandassero in un convento in Svizzera, ma non durò molto perché ben presto decise di ribellarsi facendo lo sciopero della fame finché suo padre non la riportò a Roma.

Giovane adulta, si trasferisce a Londra, città che meglio sposa il suo animo irrequieto. Qui incontra il Conte William de Wendt de Kerlor, che sposa dopo solo 24 ore e con qui si trasferisce a New York per sfuggire dall’imminente Prima Guerra Mondiale.

Presto però il Conte William abbandona Elsa e la figlia Gogo, lasciandole in una situazione difficile: è questo il momento in cui Elsa tira fuori la grinta e la sua personalità da donna indipendente che tanto contraddistinse le sue creazioni e parte alla volta di Parigi

 
 
 
 
 
Visualizza questo post su Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Jan Henryk Hertel (@notes_from_paris)

L’incontro con Gabrielle Picabia immerge Elsa in un mondo da cui non fa più ritorno e che libera la sua creatività: quello del Dadaismo e degli altri movimenti artistici delle Avanguardie.

È però il couturier Paul Poiret ad incoraggiarla a trasformare la sua creatività in qualcosa di tangibile, definendola qualche anno più tardi il “Leonardo della moda”.

1926: Elsa Schiaparelli affitta un piccolo spazio a 4, Rue de la Paix a Parigi dove apre la Maison che porta il suo cognome, concentrata inizialmente sull’abbigliamento sportivo e sul knitwear.

Il successo arriva l’anno seguente con il maglione Bow Knot, prima volta in cui l’effetto tromp-l’oeil viene usato nella moda, e si trasferisce allo storico indirizzo No. 21 Place Vendôme.

 
 
 
 
 
Visualizza questo post su Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Schiaparelli (@schiaparelli)

Ma Schiaparelli detiene molti altri primati che hanno contribuito all’idea di moda che abbiamo oggi: ha usato per la prima volta le zip e materiali non convenzionali nell’ Haute Couture, ha disegnato giacche da sera da mettere sopra gli abiti lunghi creando una nuova silhouette, ha creato la gonna pantalone (le cosiddette culottes) indossate dalla tennista Lili de Alvarez, è stata la prima stilista donna a comparire sulla copertina del Time, è stata la prima a dare nomi e temi alle sue collezioni e a creare un profumo esclusivamente per l’uomo.

Ma il vero tratto distintivo del brand è stata la completa collisione con il mondo dell’arte che ha portato Elsa a collaborare con i più grandi nomi del movimento Surrealista con cui condivideva la visione di uno spazio immaginario staccato dalla realtà.

Insieme a Salvador Dalì disegna parecchi vestiti e accessori, tra i più famosi il Lobster Dress e il cappello a forma di scarpa. Ma non solo, Elsa gioca insieme a Jean Cocteau sull’ambiguità dei disegni, e collabora con René Magritte, Man Ray, Picasso, Giacometti ed Andy Warhol.

Se da una parte Gabrielle Chanel fa della semplicità del Little Black Dress e della palette neutrale la sua arma, Elsa Schiaparelli fa l’elemento bizzarro il suo marchio di fabbrica, accentuato dalla scelta di colori sgargianti fra cui lo Shocking Pink, tonalità di rosa che Elsa inventa e fa sua.

Ecco che per Mademoiselle Schiaparelli i vestiti non devono rivelare la bellezza di una donna, perché la vera eleganza sta nella sua intelligenza.

Questa visione artistica di Elsa ha influenzato negli anni a venire i più grandi nomi della moda, primo fra tutti Yves Saint Laurent, suo grandissimo fan.

Oggi invece sono Gucci di Alessandro Michele e Valentino di Pier Paolo Piccioli ad avvicinarsi molto al suo approccio, soprattutto con le collezioni Haute Couture.

Ma il ritorno alla luce di Schiaparelli non arriva proprio a caso.

In un mondo in piena pandemia e crisi economica, la moda ha dovuto cambiare il suo modus operandi.

Se con il pret-a-porter si sta più con i piedi per terra, l’Alta Moda prende invece la direzione opposta, ritornando ad essere lo strumento degli stilisti per raggiungere la loro più alta espressione artistica e per dare nuovi valori e significati alle maison.

Ecco che se da una parte siamo limitati nelle uscite e nei contatti, dall’altra le nostre menti viaggiano per mondi sconfinati e realtà al di sopra della nostra immaginazione, dando vita a scenari surreali, quasi come quelli creati da Elsa.

 
 
 
 
 
Visualizza questo post su Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Schiaparelli (@schiaparelli)

 
 
 
 
 
Visualizza questo post su Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Schiaparelli (@schiaparelli)

 
 
 
 
 
Visualizza questo post su Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Schiaparelli (@schiaparelli)