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Volendo spiegare i cinque referendum

Il 12 Giugno tutti i cittadini sono chiamati a votare

By Gianfranco Gatta

Il Referendum è uno degli strumenti con i quali si garantisce la partecipazione diretta dei cittadini alle scelte politiche del Paese. Ve ne sono di varia natura ma i principali sono di tipo abrogativo, propositivo e costituzionale.

I cinque referendum ai quali siamo chiamati a votare il 12 giugno sono tutti di tipo abrogativo: ovvero votare Si per l’abrogazione di una determinata legge oppure No se si vuole mantenere la suddetta nell’attuale ordinamento giuridico.

I cinque quesiti sono molto tecnici e di difficile interpretazione, specialmente i tre che riguardano l’ordinamento della Magistratura; i due rimanenti si occupano di noi cittadini e in particolar modo di politici e amministratori locali.

 
 
 
 
 
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Iniziamo dai tre che riguardano direttamente la Magistratura.

 

Separazione delle carriere tra giudici e pm 

 
 
 
 
 
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Quello della separazione delle carriere è il più difficile per quanto riguarda l’interpretazione. Al contrario del sistema anglosassone dove gli Istituti sono nettamente separati, quello giudicante per nomina mentre quello di capo inquirente 

(Procuratore Generale) per elezione, in Italia si entra in Magistratura tramite concorso unico. Una volta entrati i magistrati, anche nel corso della carriera, possono decidere di cambiare funzione, cambiando da giudice a pubblico ministero, per un numero massimo di quattro volte.

Prevedere due percorsi separati, da scegliere all'inizio della carriera, dicono i promotori del , garantirebbe maggiore equità e indipendenza dei giudici; chi è a favore del No sostiene che una modifica così significativa non possa essere affidata a un referendum abrogativo.

Di difficile interpretazione, si diceva, perché in realtà si propone una separazione delle funzioni ma non si affronta il nodo che è alla base del contendere politico: due Istituti separati e indipendenti l’uno dall’altro.

Valutazione dei magistrati 

 
 
 
 
 
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L’organo di governo della magistratura è eletto per 2/3 dai magistrati, componenti togati e per 1/3 dal parlamento in seduta comune, i così detti membri laici, professori o avvocati che siano, per un totale di 27 elementi. La valutazione dell’operato del singolo magistrato, che avviene ogni quattro anni è riservata ai soli membri togati. Chi è per il Si vuole estendere la valutazione anche ai membri laici per ampliare l’oggettività del giudizio. Chi è a favore del No ipotizza che un giudice verrebbe a confrontarsi in un dibattimento con un avvocato chiamato poi a valutarlo e questo minerebbe la garanzia di indipendenza.

Elezione membri togati del Csm 

 
 
 
 
 
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Premesso che la magistratura e la politica sono due mondi distinti; si tratta di poteri che, Costituzione alla mano, dovrebbero vivere separati. 

Questo quesito regola l'elezione dei membri togati del Consiglio superiore della magistratura e prevede la cancellazione della norma che stabilisce che ogni candidatura per il Csm debba essere sostenuta dalle firme di almeno 25 presentatori (con un massimo di 50). 

L'obiettivo tutto politico è porre fine al sistema delle correnti nella magistratura. 

Se vincesse il ogni magistrato potrebbe presentare la propria candidatura in autonomia, senza necessariamente cercare l'appoggio di altri magistrati, si andrebbe così ad indebolire il peso delle correnti nella individuazione dei candidati.

Chi vota NO sceglie di mantenere in vigore il sistema attuale. Chi si oppone al referendum mette in dubbio il fatto che l’eliminazione dell’obbligo di presentare le firme possa essere risolutiva rispetto alla questione delle correnti, ritenendo che il referendum intervenga su una questione minima che non porterebbe a cambiamenti rilevanti. 

Gli ultimi due riguardano:

Abolizione legge Severino 

 
 
 
 
 
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La legge Severino vieta la partecipazione alle competizioni elettorali, tutte nessuna esclusa, a chi è stato condannato in via definitiva per mafia, terrorismo, corruzione e altri gravi reati, per un periodo non inferiore a sei anni. In base alla legge poi per gli amministratori locali è prevista la sospensione temporanea del mandato anche in caso di condanna non definitiva, per un periodo di 18 mesi. Quest'ultimo punto è stato da poco giudicato legittimo dalla Corte costituzionale.

Se passasse il Si anche ai condannati in via definitiva verrebbe concesso di candidarsi o di proseguire il proprio mandato, eliminando anche il meccanismo automatico della sospensione in caso di condanna non definitiva. Sarebbero quindi di nuovo i giudici a decidere, caso per caso, se applicare o meno come pena accessoria anche l’interdizione dai pubblici uffici. I sostenitori del No si dicono convinti che è sufficiente modificare, per via legislativa, la norma della sospensione temporanea in caso di condanna non definitiva.

Limitazione delle misure cautelari 

 
 
 
 
 
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L'articolo 274 del codice di procedura penale elenca i tre casi che giustificano l'applicazione delle misure cautelari: pericolo di fuga, inquinamento delle prove, reiterazione del reato.

Ed è proprio su quest’ultimo caso che interviene il quesito referendario: se passasse il non si potrebbe più disporre la custodia cautelare in carcere per la reiterazione del reato. La misura potrebbe arrivare solo in presenza del rischio concreto che l'indagato possa commettere reati con l'uso di armi, con la criminalità organizzata o contro l’ordine costituzionale e tende ad eliminare la detenzione per reati minori come spaccio aggravato o corruzione. A questo si propone di eliminare anche la custodia cautelare per il solo reato di finanziamento illecito dei partiti.

Chi sostiene il Si è convinto che in Italia si sia abusato fin troppo di questa norma, mentre chi sostiene il No, anche qui, pensa che siano sufficienti alcuni correttivi per normalizzare questa procedura.

La democrazia, senza per forza citare Churchill è un’Istituzione complessa e delicata che va alimentata giorno dopo giorno senza dar mai nulla per scontato; referendum ed elezioni sono i suoi (nostri) strumenti fondativi attraverso i quali siamo chiamati ad esprimere come la pensiamo. Soprattutto in tempi come questi, votare non solo è un diritto/dovere ma un privilegio!