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Tuta: l’outfit chiave del 2020

Rivoluzione nel passato, nel presente e nel futuro

By Giorgia Festi

Lo streetwear può essere considerato un amico o un nemico dei designer; il primo quando funge da ispirazione, il secondo quando detta tendenze andando contro le sfilate di stagione. Ed è proprio grazie alla strada (e forse anche un po' al Covid-19) che la tuta sportiva è passata dall’essere considerata un look casalingo, ad un capo cool.

Tutto ha inizio nei primi del 900 quando si sviluppò la corrente artistica del Futurismo fondata da Filippo Marinetti. Mentre le altre correnti dipingevano forme perfette e fluide, gli esponenti del futurismo raccontavano di figure dinamiche rappresentative dell’atto stesso del movimento. Come ogni corrente storica degna dei libri di scuola, anche il Futurismo ebbe un suo sviluppo nel mondo della moda ed il capo chiave fu proprio la tuta di Thayaht.

Un grande esponente del futurismo con fama in Italia ed a Parigi, dove lavorava con la celebre stilista Madame Vionnet, Thayaht amava tutto ciò che rappresentava sperimentazione e innovazione. Fu così che pensó alla “tu-ta”, un capo a forma di T realizzato con un solo pezzo di tessuto e senza sprechi. La sua fu la prima versione in assoluto di questo capo, pensata per essere comoda ed indossata per ogni occasione sia dall’uomo che dalla donna; una delle prime rivoluzioni nel mondo della moda.

Dopo quegli anni, la tuta ha subito una rivoluzione continua, fino ad essere considerato un capo elegante per le donne ed un icona di stile per i Dandy. Nel 1965 adidas lancio la prima sua versione di tuta, come la conosciamo oggi, con ai lati le tre bande rappresentative del brand. Da quel momento, soprattutto dai ‘70 ai ‘90, fu l’industria musicale dell’hip hop a dare rilievo a questo capo, facendolo diventare simbolo non solo di una corrente musicale ma di un vero e proprio stile di vita.



Ad oggi la tuta è diventato un must-have vero e proprio. Sarà per il lungo lockdown o semplicemente per la sua comodità, è diventato un capo difficile da evitare nella vita di tutti i giorni. Tra i brand più rivoluzionari ed al passo con i tempi, Pangaia si fa sicuramente notate grazie al suo abbigliamento sportivo creato con biotecnologie che riducono gli sprechi e l’impatto ambientale impegnandosi a migliorare il pianeta; colori tenui ed accesi per delle tute che piantano letteralmente alberi in tutto il mondo.

Anche Colorful Standard si impegna per salvare l’ambiente producendo capi al 100% in cotone organico e, come dice il nome stesso, basici e classici ma di ogni colore. The Frankie Shop si distingue ugualmente ma per i materiali utilizzati; trendy e alla moda le sue tute in maglia ed in pelle, due tendenze molto presenti, scivolano sul corpo garantendo ugualmente calore e comodità.

Ultimo ma non ultimo, Ganni ha lanciato la sua linea Software dedicata alla tuta; i colori basici del bianco, nero e grigio, proprio in ricordo ai Software del computer, colorano hoodies oversize e pantaloni morbidi accostando il logo del brand presente su ogni capo.