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Spigolatrice, la statua della discordia

Nonostante il corpo femminile, sia nudo che vestito, rappresenti una costante nella Storia dell’Arte fin dai suoi albori, nel 2021 si grida ancora allo scandalo e alla sessualizzazione delle donne. Ma nel caso dell’Opera di Stifano, è davvero così?

By Gianfranco Gatta

Per chi ha studiato quel minimo di Storia dell’Arte al liceo sa che, per la legge di Bohm, un’opera d’arte, in base ad un assunto fondamentale, si accetta per quello che è, piaccia o no.

Il concetto di “bello o brutto”, poi è totalmente relativo ai propri gusti personali e nel caso dell’Arte, alle sensibilità più intime; un’Opera si può anche non comprendere oppure può non colpire al cuore, ne “svegliare” l’immaginazione di chi l’osserva ma va comunque rispettata in quanto tale.

Se l’Arte Contemporanea ci ha spiegato che: “E’ l’idea quella che conta”, l’Arte Classica ci ha dato i fondamentali per “l’Idea di Bellezza”; dall’Arte Sacra si è passati al Rinascimento per proseguire nel Neoclassicismo, dove arte e tecnica si sono evolute di pari passo, sempre alla ricerca della perfezione. Dalle Madonne col Bambinello e dagli angeli come Putti si è passati a infiniti nudi di donna, non solo soggetti di mirabili capolavori, ma presi come modelle/manichino in tutte le Accademie del mondo, almeno fino all’avvento dell’Impressionismo.

 
 
 
 
 
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A post shared by Italian Old Masters (chiefly!) (@oldmasters_jlvieites)

Questo laico fervorino serve a spiegare lo stupore suscitato dall’architetto Eleonora Carrano, che nel suo blog su “Il Fatto Quotidiano”, a proposito della statua realizzata dallo scultore Emanuele Stifano in onore della Spigolatrice di Sapri, in maniera tranchant ha dichiarato: “La statua della spigolatrice di Sapri non è sessista, ma semplicemente brutta”. 

 
 
 
 
 
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A post shared by Emanuele Stifano (@emanuelestifano)

Salvo che “de gustibus non disputandum est”, rimangono incomprensibili i canoni di “Idea di Bellezza” dell’architetto dal momento che l’Opera di Stifano è di fattura perfetta, con oggettivi riferimenti alla “Maya desnuda”, del Goya.

Non sorprendono e anzi risultano francamente nauseanti, le voci di tutte quelle vestali del politicamente corretto che non perdono occasione di impartire lezioncine di bon ton, stucchevoli e non richieste, che vanno dalla ridicola declinazione di genere al sessismo per la più educata galanteria, dal gridare al maschilismo imperante alla continua vittimizzazione delle donne. Non se ne può più di questa strisciante deriva culturale, che tende a divedere, imponendo diritti di genere piuttosto che a riconoscere i diritti e i doveri delle persone.

 
 
 
 
 
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A post shared by K r i s (@endlessartlover)

C’è da chiedersi su quali testi accademici le varie Boldrini e Cirinnà abbiamo studiato, dal momento che la prima definisce la statua: “Schiaffo alla Storia e alle donne, simbolo di un’Italia maschilista”, mentre la seconda, in pieno delirio talebano spoloquia: “A #Sapri uno schiaffo alla storia e alle donne che ancora sono solo corpi sessualizzati. Questa statua della Spigolatrice nulla dice dell'autodeterminazione di colei che scelse di non andare a lavoro per schierarsi contro l'oppressore borbonico. Sia rimossa!”. Proprio come i talebani fecero con i Buddha di Bamiyan. 

Forse, della donna fiera e coraggiosa cantata nella poesia di Mercantini, ricordate: “Eran trecento, eran giovani e forti…” si sarebbe voluta una rappresentazione che richiamasse una più rassicurante giovane prefica, avvolta anziché da veli, magistralmente eseguiti, da un nero mantello con in mano un rosario, nell’intento di piangere l’amato Pisacane, votato alla morte in quel di Sanza.

 
 
 
 
 
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A post shared by @laspigolatricedisapri

Un tempo erano i pretori di provincia a gridare allo scandalo per un nudo di donna, nei cinema o nelle edicole, oggi sono alcune “intellettuali” irrisolte o peggio ancora qualche “improvvisata” prestata alla politica che invece di curarsi dei reali problemi sociali delle persone, vedi il pazzesco aumento delle bollette di questi giorni, si impegnano ogni giorno di più nell’essere divisive, con boria e tracotanza.

Comunque se ne facessero una ragione, il sindaco del comune salernitano, Antonio Gentile, ha assicurato che la statua rimane dov’è.

Attendiamo con ansia la loro prossima minchiata!