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Si spegne Raffaella Carrà ed è la fine di un’epoca

Maniacale, quasi ossessiva, ha fatto la storia della televisione facendosi amare dal pubblico e diventando un'Icona per la comunità Gay. La sua scomparsa chiude un'epoca irripetibile. La chiamavano Carrarmato.

By Gianfranco Gatta

È morta Raffaella Carrà. Viene definita come showgirl, cantante, ballerina, attrice, conduttrice televisiva, radiofonica e autrice televisiva italiana; tutto giusto ma tutto molto riduttivo, in via definitiva si deve dire di lei solo: Icona.

Conobbe la grande ribalta televisiva grazie ad un godibilissimo varietà “Io Agata tu”, scritto da Dino Verde e Bruno Broccoli mentre la regia era di Romolo Siena e l'orchestra diretta da Enrico Simonetti.

La sua freschezza e la sua bravura oscurarono la due star del varietà: Norman Davis e Isabelle Valvert nel ruolo di “Agata”.

Accanto a due mattatori come Nino Taranto e Nino Ferrer, riuscì a mettere in luce le sue doti tanto che pochi mesi dopo, assieme a Corrado, le affidarono “Canzonissima”, il varietà di punta della stagione, legato alla Lotteria Italia. Correva l’anno 1970 e “Il carrarmato era partito!”

Carrarmato appunto, uno dei tanti appellativi, spesso non in senso positivo, che le sono stati dati; era di una perfezione maniacale, quasi ossessiva, tratto comune a molti protagonisti dello spettacolo e lavorare al suo fianco non era semplice; pretendeva molto da sé come dagli altri.

Per tutta la vita è stata talmente concentrata su sé stessa e la sua carriera tanto da rinunciare a un figlio, salvo poi rimpiangere questa mancanza in tutte le interviste. Ma una grande artista non si discute, si ama! E per decenni è stata la più amata dagli italiani, oltre a divenire in Italia la prima Icona Gay.

Del suo privato si conoscono i suoi due amori, Gianni Boncompagni e Sergio Japino, con i quali è rimasta amica per tutta la vita e poco altro dal momento che non conduceva la classica vita mondana delle Stars; era una casalinga che amava molto passare le sue serate a giocare a scopone, tressette e briscola; giochi di una volta, giochi da bar di quartiere e di paese; forse in ricordo del tempo passato nel bar di famiglia a Bellaria, nella riviera romagnola.

La vera consacrazione artistica arrivò nel 1974 con il programma “Milleluci” accanto a Mina, per la regia di Antonello Falqui; un programma che sta al Varietà come “La notte stellata sul Rodano”, di Van Gogh sta all’Arte pittorica.

Due “Orse Maggiori” che si sfidano a suon di talento. La vulgata giornalistica narra di contrasti e competizione tra le due Prime Donne, in realtà fu la stessa Mina a volere accanto a sé Raffaella, dopo la prematura scomparsa di Alberto Rabagliati che doveva essere il co/conduttore.

Non si erano mai viste due donne conduttrici nello stesso Varietà. E poi uno si chiede perché queste due signore avevano una marcia in più!

 
 
 
 
 
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Nel 1983, su invenzione di quel genio di Brando Giordani, conduce “Pronto Raffaella?”, su Rai Uno: nasce la TV di mezzogiorno, tra giochi e interviste, anche a politici ed è il preludio dei futuri Talk Show.

Vincitrice di una decina di Telegatti, l’ultimo del quale (1999) per il suo personalissimo successo “Carramba che sorpresa”, programma sul quale l’allora dirigenza Rai ebbe molti dubbi all’inizio.

La sua ultima fatica, 2019, fu per Rai Tre con “A raccontare comincia tu”, dove intervista personaggi famosi; esilarante l’incontro con la signora del cinema italiano, Sophia Loren.

Non a caso il programma ha la titolazione parafrasata da un grande successo di Raffaella degli anni 80 “A far l’amore comincia tu”, tornato alla ribalta dopo più di venti anni grazie al film “La grande Bellezza”, di Paolo Sorrentino, vincitore dell’Oscar quale miglior film straniero, 2014.

Adesso il cielo di notte ha una stella in più.

 
 
 
 
 
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