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Shanghai Baby, il libro per scoprire la Cina da una prospettiva femminile libera ed emancipata

Una Shanghai come forse non l’avevi ancora mai vista

By Federica Caiazzo

Avevo 22 anni quando ho letto – tutto d’un fiato - Shanghai Baby. Avevo già visitato la megalopoli cinese, ma Zhou Weihui mi ci aveva appena fatto ritornare con occhi diversi. Merito delle pagine del suo libro.

Mi chiamo Federica Caiazzo, sono una giornalista di moda e autrice di MODA in China, la 1° newsletter italiana dedicata alla moda in Cina.

Oggi sono guest editor di Acrimònia per parlarvi proprio di Shanghai Baby, un romanzo per scoprire la Cina da una prospettiva diversa, più femminile, libera ed emancipata.

Non a caso, la stampa italiana lo ha definito “il romanzo rivelazione della Cina d’oggi”.

Ma quando mi chiesi cosa ne pensasse la Cina al riguardo, non mi meravigliai nell’apprendere che il Partito Comunista Cinese ne aveva bruciato 40mila copie solo nel 1999, anno della pubblicazione.

Il libro che a me era tanto piaciuto nella calda estate del 2013 – poco dopo la laurea in lingua cinese all’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” - era stato bandito in Cina molti anni prima. Perché?

Il sesso, la droga, una Shanghai che esisteva davvero ma che nessuno aveva ancora mai raccontato così. Il libro Shanghai Baby di Zhou Weihui (che ha ispirato anche un omonimo film) è la storia di una giovane donna di nome Ni Ke che tutt* chiamano Coco, perché il suo idolo (dopo Henry Miller, scrive l’autrice) è Coco Chanel.

Coco ha una storia d’amore con Tian Tian, un giovane cinese, impotente ed eroinomane, al quale è profondamente legata spiritualmente. Ma un giorno conosce un uomo tedesco di nome Mark, sposato e infedele: inizierà una storia di sesso, e di dipendenza dal sesso stesso.

Un legame che consente a Coco di esplorare il rapporto con il suo corpo e di viverlo senza tabù. Di sperimentare l’orgasmo fuori da una relazione – quella con Tian Tian – in cui il piacere le è purtroppo negato.

Coco ha anche un sogno, vuole diventare una grande scrittrice (e qui è Zhou Weihui che parla in chiave semiautobiografica): la sua passione la porterà, tra una pagina e l’altra, a frequentare feste e persone esclusive, a vivere e raccontare una Shanghai glamour ma anche completamente sfrenata.

Distante da Pechino, e non solo geograficamente: un autentico “paradiso costruito sull’inferno”, per descrivere Shanghai come farebbe il celebre scrittore cinese Mu Shiying.

E allora Coco vive, vive e descrive i suoi amori libertini, la sua Shanghai. Lo fa però secondo i canoni di quelle che – nella letteratura femminile cinese contemporanea – sono conosciute come le famose měi nǚ zuòjiā 美女作家: letteralmente, “le belle scrittrici”.

Come Zhou Weihui, nella triade delle censurate in Cina ci sono anche Mian Mian (Nove oggetti del desiderio è un altro libro molto interessante, è una raccolta di racconti) e Chun Sue (autrice di Beijing Doll). Tutte e tre fanno della scrittura il veicolo per parlare della propria emancipazione fisica ed intellettuale.

Non a caso, Mian Mian afferma in uno dei suoi racconti: “Io vorrei trovare una forma di scrittura il più possibile vicina al corpo”. Un corpo senza veli, degno della gioia del piacere femminile, un corpo che si libera e sveste finalmente di ogni pregiudizio sociale.

Potrebbe essere stata una responsabilità grossa, quella delle “belle scrittrici”, agli occhi del femminismo odierno. Specialmente in considerazione del fatto che ci sono temi, come la sessualità, che in Cina sono (ancora, in parte) tabù. Non c’è da sorprendersi quindi se quello che per me è un romanzo che parla (anche) di sesso… è stato - e magari ancora è -pornografia agli occhi di molti cinesi.

Ma chiamatela pornografia, chiamatela come volete, fatto sta che Shanghai Baby è diventato un best-seller. Un successo anche e soprattutto grazie alla censura, che ha alimentato la curiosità dell’occidente tanto quanto quella dell’oriente.

Un caso letterario che il Partito Comunista Cinese ha osato mandare al rogo, ma che ha comunque lasciato qualcosa su cui riflettere in eredità alle femministe della generazione millennial.

“Droga, sesso, denaro, terrore, psicanalista, miraggi di fama e di carriera, disorientamento: questi sono gli ingredienti del cocktail di auguri che la nostra città prepara quest’anno, il 1999, per dare il benvenuto all’alba del nuovo secolo.

E io sono soltanto una ragazza acerba, e continuo a vivere perché ho ancora un ultimo simbolo, poetico e lirico, a cui aggrapparmi. Con gli occhi pieni di lacrime, guardo le foglie verdeggianti fuori dalla finestra, canto con voce rauca «Mio dolce tesoro», e afferro la coda di Dio – se ce l’ha – con le mie dita affusolate, per salire su, sempre più in alto, lungo i solchi delle mie idee che scorrono fluenti, cercando di indugiare nei ritagli del tempo che vola via”.

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Image: Federica Caiazzo