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Santa Sede contro il DDL Zan

In nome del Concordato

By Gianfranco Gatta

Gran colpo del “Corriere della Sera” che ha per primo dato la notizia della protesta ufficiale della Santa Sede contro il DDL Zan, consegnata da monsignor Paul Richard Gallagher, ministro degli esteri del vaticano, al nostro ambasciatore presso lo Stato Pontificio, Pietro Sebastiani; l’accusa è quella di violare alcuni punti del Concordato.

 
 
 
 
 
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A seguire quasi tutti i Mass Media hanno titolato che è la prima volta che accade un fatto simile, che è inammissibile una simile ingerenza, che si viola il principio di “Libera Chiesa in libero Stato” e così via; insomma tutti dicono: “L’era mai success”, per citare Beppe Uboldi, graffiante poeta milanese.

Ma quando mai! La damnatio memoriae è una malattia cronica di questo disgraziato Paese.

 
 
 
 
 
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Senza scomodare la Storia per ricordare l’operato di Pio XII durante la seconda Mondiale e soprattutto nel dopo guerra, in barba e spregio ai patti Lateranensi firmati dal suo predecessore, Pio XI, con Benito Mussolini, basta risalire alla cronaca degli anni 80 quando la Segreteria di Stato Vaticana impose a Fanfani il referendum, poi perso, sul divorzio.

Per non parlare di tutte le pressioni lecite e non per far abolire la legge sull’aborto. La cronaca è piena delle ingerenze e pressioni da parte del Vaticano nei confronti dello Stato italiano, per cose che non Le sono gradite.

I patti Lateranensi furono confermati, rivisti e aggiornati con un nuovo Concordato; a sottoscriverlo, il 18 febbraio 1984, furono il Presidente del Consiglio Bettino Craxi e il segretario di Stato vaticano Agostino Casaroli, in pieno papato di Giovanni Paolo II.

Senza entrare in tecnicismi tediosi, la protesta ufficiale riguarda il possibile rischio della violazione di due punti del Concordato, da parte della legge che dovrebbe essere in discussione al Senato. Il primo riguarda il rischio della libertà di espressione, ma a smentire questo rischio ci pensa l’articolo quattro della legge stessa.

Il secondo mette a rischio la linea e i programmi educativi delle scuole cattoliche private e soprattutto parificate, con l’aggiunta dell’introduzione dell’identità di genere fin dalle elementari. Qui potrebbe esserci della confusione, come riconoscono molti giuristi, ma si potrebbe obbiettare che comunque uno Stato laico decide in autonomia e che le scuole private cattoliche sono libere di mantenere i loro programmi.

Va da se che perderebbero la qualifica di “paritaria”, con tutto quel che ne conseguirebbe a livello economico. Ah, ecco!

Sempre sul “Corriere della Sera” l’editorialista Massimo Franco fa un’analisi molto accurata sugli schieramenti politici in merito alla questione; a una destra schierata a favore della tesi vaticana si contrappone una sinistra titubante che tende a prendere le distanze da quello che fu l’asse Zingaretti/Conte e pronta a ridiscutere i punti controversi.

Ma mette il punto anche sui contrasti interni alla Santa Sede, da una parte la Cei, che ha la benedizione del Cardinal Ruini dall’altra lo stesso monsignor Gallagher, considerato troppo morbido, troppo vicino a Di Maio e soprattutto uomo di fiducia di Bergoglio.

Fino a riferire, giudicandola come tesi grottesca, che la protesta ufficiale sia un dispetto al Papa. Una breve nota buttata lì e licenziata con sarcasmo; allora perché scriverla?

Che Bergoglio non sia amato dalla Curia romana è cosa nota da tempo, che sia in contrasto con parte del clero tedesco, tanto che si parla di scisma è cosa recente, così come è noto il contrasto con i vescovi americani che tutti i giorni portano avanti la crociata contro l’aborto, specialmente ora con Biden alla presidenza.

Per tornare in terra di Germania, hanno fatto scalpore l’offerta di dimissioni al Papa, presentate dal cardinale Reinhard Marx, guida della diocesi di Monaco e Frisinga. Un vero terremoto dal momento che il Cardinale è uomo fortemente progressista e molto vicino al Papa.

Ma l’obiettivo di “aggiornare” la dottrina su morale, celibato, sesso, donne e famiglia, provando a riconquistare la fiducia dei cattolici tedeschi feriti dalla piaga della pedofilia è stato mancato e il clero tedesco è deluso per le mancate aperture di Bergoglio.

Ecco perché il cardinale Walter Brandmuller, presidente emerito del Pontificio comitato di Scienze storiche, in una recente intervista a Franca Giansoldati, per “Il Messaggero.it”, parla di probabile scisma. 

Per Santa Romana Chiesa c’è poco da essere sarcastici di fronte ad un simile panorama.