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Sanremo 2020: il caso Amadeus e il sessismo strumentalizzato

Il vero problema è nel concetto di tutela del sesso femminile

By Giulietta Riva

Ho finalmente acchiappato un momento per sedermi davanti al pc e riflettere, cercando di buttare giù un’opinione sensata e ordinare un flusso di pensieri difficilmente domabile sull’argomento più discusso degli ultimi giorni.

Il preambolo è questo: che Amadeus, nel corso della sua carriera televisiva, non avesse mai detto qualcosa di particolarmente illuminante (con un picco di successo raggiunto grazie a Pedro di “per me è la cipolla”), che non fosse un dispensatore di massime, che non spiccasse per brillantezza, ne eravamo tutti consapevoli. Che Sanremo fosse da sempre, già solo per il concetto solido di valletta ad accompagnare il pluri-acclamato conduttore, un festival di stampo sessista, ancor di più.

Tuttavia, concentrarsi sulla frase riferita a Francesca Sofia Novello, effettivamente nota al grande pubblico per essere la fidanzata di Valentino Rossi (o mi sfugge altro?), “capace di stare vicino a un grande uomo stando un passo indietro” è, a parer mio, sbagliato. Perché non corretto è pensare che la capacità di fare un passo indietro rispetto ad un uomo sia un concetto maschilista, e non una qualità attribuibile tanto ad una donna quanto ad un uomo. La volontà di sapersi mettere in secondo piano (che a malincuore non mi appartiene) è un grande pregio, infatti, a qualsiasi genere si riferisca.

La nostra è una società che non riesce ad affrontare i temi in modo razionale, si basa sulle emozioni, sulle sensazioni e soprattutto sui drammi. Anche questa vicenda del sessismo è una vicenda che travalica il senso della misura e si perde, ogni volta, questo benedetto senso della misura. Siamo tutti consapevoli della presenza di un problema culturale all’interno della società, che è una società, dalla quale noi siamo mappati, in cui la parità dei generi non è assolutamente riconosciuta. Lo dimostrano i dati economici, gli incarichi importanti che sono rivestiti prevalentemente da figure maschili, il ruolo stesso della valletta intesa in senso classico, per ritornare al contesto televisivo.

Poi, al di là di questo, c’è la retorica del linguaggio. Le persone parlano, le loro parole rimbalzano sui mezzi di comunicazione e in primis sui social. Vengono amplificate e interpretate in modo strumentale per creare dibattito e per professare ostilità nei confronti di una persona, chiunque essa sia. Quello che fanno i social network oggi è quello di prendere parti da un contesto e su quelle costruire campagne. Questo vale per il sessismo, vale per il razzismo, vale per tutti i fenomeni estremi che sono da combattere, senza discussione, ma attraverso operazioni educative profonde.

Il fatto che Amadeus abbia detto che una ragazza ha la facoltà di essere in secondo piano, a generi invertiti non avrebbe dato origine a nessun tipo di discussione, attribuita invece ad una donna viene montata e fa nascere un caso. Perché? Tutto questo è chiaramente fatto ad arte, genera attenzione e programmi come questo hanno al momento bisogno di eco e in questo modo, inevitabilmente, lo raggiungono.

Se avessimo il tempo, la voglia, i mezzi di analizzare storicamente le notizie diffuse su Sanremo nei due mesi che ne precedono la puntata d’apertura, ci renderemmo conto che ognuna di esse diventa in qualche modo argomento di discussione e di dibattito.

E per concludere (che non me ne voglia): perché mai Amadeus è stato nominato direttore artistico di Sanremo?