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Perché la Festa della donna non ha senso

Se anche voi avete ricevuto una gif glitterata con le mimose e ricordate questa esperienza con orrore, questo è l’articolo che fa per voi

By Francesca Parravicini

Se le gif non le avete ricevute voi, le hanno mandate alle vostre mamme, alle vostre zie, cugine. Catene di messaggi, grafiche sgranate dai colori sgargianti e poi gif che sono un’esplosione di glitter animati, cuoricini, animaletti vari, il tutto accompagnato da messaggi che fanno schizzare il picco glicemico a mille e che hanno un unico fine: celebrare la Festa della donna. Ma la celebrano davvero? E soprattutto c’è bisogno di celebrarla? Perché tutte queste domande, vi chiederete?

Ebbene, ho una confessione da fare (stile alcolisti anonimi): non sopporto la Festa della donna.

Quando percepisco che questa ricorrenza si sta avvicinando mi preparo mentalmente a tutte gli slogan, i motti e sì, le gif glitterate, che mi scorreranno davanti agli occhi. Vi ritrovate in questa descrizione? Se la risposta è positiva come spero, proviamo ad analizzare (in modo semi-serio) la situazione da vari punti di vista.

 
 
 
 
 
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Un post condiviso da Kate Just (@katejustknits)

Per la serie piccolo angolo di storia, parliamo brevemente delle origini di questa ricorrenza, nota anche come Giornata internazionale della donna.

A discapito della famosa leggenda metropolitana per cui avrebbe avuto origine dalla commemorazione di un gruppo di operaie morte nel rogo di una fabbrica di camicie nel 1911 a New York (confusa con un’altra vicenda realmente accaduta), la verità è decisamente più ‘seriosa’: la festa nasce da una serie di conferenze di gruppi di donne socialiste all’inizio del 900, culminate nel 1921 con la decisione di istituire come data ufficiale l’8 marzo, per ricordare le operaie russe che l’8 marzo 1917 hanno protestato insieme agli uomini in rivolta, dando origine alla Rivoluzione di Febbraio. Un’origine dalle connotazioni decisamente politiche, di cui però molto sembrano essersi dimenticati.

C’è da dire che con una maggiore presenza di tematiche femministe anche nei media mainstream, la narrativa intorno alla Festa della donna sta cambiando, con un focus su quelle figure femminili che hanno fatto e fanno la storia oggi, con piccole e grandi imprese.

Eppure sembra persistere una visione molto ‘risciacquata’ di questa ricorrenza, dove festeggiare significa offrire un buono sconto, un regalino e ovviamente scrivere tutta una serie di post, che vanno al motivazionale super-cheap all’insegna di un girl power zuccheroso a “le donne sono fiori, che nessuno le tocchi”.

In particolare quest’ultima definizione è ancora molto diffusa. I fiori sono bellissimi, eppure delicati, le donne sono mimose, scelte in Italia come simbolo della Festa della donna poiché fioriscono ai primi di marzo e sono economici, alla portata di tutte e crescono spesso anche su terreni difficili. Eppure sono così delicate, impiegano poco a lasciare traccia della loro polvere dorata.

 
 
 
 
 
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Un post condiviso da Acrimònia Magazine (@acrimoniamagazine)

Siamo le donne “forti”, invincibili, che hanno una marcia in più rispetto agli uomini, oppure queste creature delicate che hanno quasi bisogno di essere protette in modo passivo. Eppure non stiamo parlando di una razza in via di estinzione, ma di un ‘gruppo’ che costituisce metà della popolazione globale, un gruppo così variegato e composito di persone che è impossibile incasellarle in una serie di categorie standard prestabilite.

Eppure è quello che ancora si continua a fare. Negare le discriminazioni, i silenzi, non è possibile, non è utile. Ma non basta certo una giornata per parlarne. È un racconto lungo come la storia, perché fa tristemente parte della nostra storia e deve essere ricomposto mattone per mattone, ogni giorno, vivendo, in modo attivo nel mondo, ognuna riscrivendo la propria storia, senza costrizioni, giudizi, caselle già stampate da compilare.

E soprattutto senza gif glitterate.