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Pecco, il re semplice

Ha imparato da Valentino, ma è profondamente diverso. Si fa guidare da due donne: la sorella Carola che lavora in Ducati e la fidanzata Domiziana che lo segue in tutto il mondo. Chi è Francesco Pecco Bagnaia, il pilota che dopo 50 anni ha riportato in Italia il titolo mondiale in sella a una moto italiana

By Gierreuno

Chissà cosa aveva in testa Pecco quando ha imboccato l’ultima curva del 2022, il trionfale 2022, la curva che lo conduceva al Quirinale, la fortezza che ha ospitato papi, re d’Italia e dove il presidente della Repubblica lo stava aspettando per celebrare, cinquant’anni dopo Agostini e la Mv Agusta, la vittoria di un pilota italiano in sella a una moto italiana. Il primo era stato nel 1950 Umberto Masetti con la Gilera 500, un parmigiano poi emigrato in Cile che sarebbe finito a fare il benzinaio a Maranello, guarda un po’, il paese della Ferrari. 

 
 
 
 
 
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Rossa la Ferrari, Rossa la Ducati di Bagnaia, rosse le parrucche indossate dai meccanici a Valencia per celebrare un mondiale che la scorsa estate nessuno credeva potesse arrivare più. Era il 19 giugno, Sachsenring, Germania Orientale, 90 km da Lipsia, 180 da Praga: lo scivolone di Pecco sulla pista tedesca proiettava Fabio Quartararo, un francesino tutto talento, campione del mondo in carica con la Yamaha e vincitore della gara, a incrementare il vantaggio sull’italiano portandolo a 91 punti, un’enormità. Nel motomondiale nessuno era mai riuscito ad annullare un distacco del genere. C’è riuscito Pecco.

Il segreto della sua rimonta segreto non è. Venticinque anni, originario di Chivasso, il paese dello stabilimento Lancia dove nacquero la Flavia e la Fulvia, due modelli che hanno fatto la storia dell’auto italiana, Francesco ha semplicemente preso atto della necessità di capire il perché dell’ennesima caduta. “Ho iniziato a studiare i miei errori, mi sono affidato alle persone che mi amano e sono andato avanti”. 

 
 
 
 
 
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Le persone che lo amano sono il padre Pietro, titolare di un’azienda di ascensori, la madre Stefania, la sorella Carola che lavora per la Ducati lo segue su tutti i circuiti insieme con la fidanzata Domiziana, fashion buyer, che a Carola è legata dall’infanzia. 

 
 
 
 
 
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Pecco è un tipo semplice, profondamente diverso da Valentino di cui ha raccolto l’eredità (Rossi era stato l’ultimo italiano a vincere il mondiale nel 2009) e dal quale è stato allevato nella Academy di Tavullia. Pecco non eccede, festeggia in modo composto, è misurato. Anche quando corre. Eppure Valentino lo stima tantissimo e ha voluto essere al suo fianco a Valencia per aiutarlo a compiere le 378 curve che lo avrebbero portato al titolo. “Mi ha detto che l’unico modo per vincere è quello di divertirsi” ha raccontato Bagnaia. “Io però mi sono divertito poco”. 

 
 
 
 
 
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La sua ultima gara è stata un capolavoro tattico. La tensione era altissima. Ha duellato nella parte iniziale con Quartararo, poi ha gestito il vantaggio in classifica che si era assicurato compiendo la più grande rimonta nella storia del motomondiale chiudendo al nono posto e riportando a Bologna il titolo piloti che mancava dal 2007 e fino a qual momento era stato l’unico conquistato dalla Ducati.

Già, la Ducati: un gioiello italiano. 

 
 
 
 
 
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Nata nel 1926 per produrre componenti radio, la fabbrica fu convertita al motociclismo dopo la guerra quando lo stabilimento era stato bombardato dalle forze angloamericane. Con il passare del tempo l'azienda è divenuta un punto di riferimento del settore. Rilevata dieci anni fa dai tedeschi dell’Audi, ha mantenuto forti connotazioni italiane e sta compiendo passi da gigante se è vero, come è vero, che nei primi nove mesi del 2022 ha venduto moto per 872 milioni di euro e si avvia a chiudere l’anno superando il miliardo di ricavi.

Un successo incorniciato dal trionfo di Pecco Bagnaia, il ragazzo con la faccia da D’Artagnan, il re semplice, l’ultimo a varcare il soglio del Quirinale.

 

Photo by Artiom Vallat on Unsplash