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Oggi inizia la fase 3: ecco cosa abbiamo provato fino ad ora

*fatti o sentimenti raccontati in questo articolo sono puramente personali, ma condividerli non fa male*

By Claudia Matrisciano

È stato molto difficile riuscire a descrivere a parole, che cosa abbia significato per me l’inizio, e ormai ad oggi la conclusione, della fase 2.

Il mio pensiero è partito dall’affermazione che si trova sulla copertina del nuovo libro di Paolo Giordano Nel contagio:

Ho paura […] che la paura passi invano, senza lasciarsi dietro un cambiamento”.

Forse è questo il concetto su cui più mi arrovello in queste ultime due settimane. Tutto questo ci ha davvero fatto cambiare, o almeno, pensare in modo differente? Quanto ha cambiato la mia vita? L’ha cambiata davvero?

La mattina di Lunedì 4 maggio, mi sono resa conto che tutto era cambiato, anche se impercettibilmente.

Tutto era rimasto al suo posto, ma appariva diverso, mutato in qualche dettaglio. Era come qualcuno avesse preso le lancette di un orologio e le avesse mandate avanti.

Dopo 53 giorni di quarantena e di isolamento dalla vita quotidiana e dal mondo esterno è iniziata per me la fase 2. Prima guardavo il mondo dalla finestra o dal terrazzo di casa, mentre in quel momento in poi ho cominciato a guardarlo dal finestrino della mia macchina. Se prima mi sentivo al sicuro tra le mura domestiche, in auto mi sentivo disorientata. Stavo veramente tornando alla normalità? Me la immaginavo così? (Spoiler alert la risposta è no).

La mattina del 4 maggio è stato il giorno in cui ho ripreso a vivere la mia vita in modo ordinario. Sono ritornata nel mio ufficio e dentro di me è scattato qualcosa. Sono ritornata negli spazi che, fino a due mesi prima, erano familiari, la mia giornata, la mia quotidianità, il mio ritmo.

Ecco, quel ritmo, non lo sentivo più veloce ma lento, diverso, quasi sconosciuto.

Per intenderci, se prima il ritmo era più simile a quello di una canzone dei Rolling Stone, ora era ed è più simile a quello di una canzone Lana Del Rey. Due mondi completamente diversi ma all’apparenza ma uguali. Mi spiego meglio. C’erano sempre le stesse persone, la stessa strada da percorrere con la macchina, le stesse ore di lavoro, ma tutto era ed è diverso.

Se dovessi scegliere una parola, che, descriva queste mio stato d’animo, sceglierei: disorientamento. Questo è il sentimento che mi ha accompagnata dall’inizio di questa fase. Forse mi accompagna tutt’ora perché è come se dovessi fare tutto per la prima volta.

Il ritorno sul luogo di lavoro più che assomigliare al rientro dalle vacanze è stato simile al primo giorno di scuola, quando devi abituarti ai nuovi spazi, capire le cose da fare, la tua nuova giornata e le persone.

I colleghi, i tuoi amici, sono uguali ma diversi allo stesso tempo. Purtroppo siamo noi il mezzo che ci ha trascinati in questa pandemia. Ovvero, lo sono i nostri contatti, i nostri abbracci, le nostre strette di mano, il nostro essere fisicamente presenti per gli altri. Il nostro esserci semplicemente. 

 
 
 
 
 
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Situazione dopo Decreto @giuseppeconte_ufficiale. La prendiamo bene. Giorno 12 #mysweetquarantine . . . #mysweetquarantine #quarantena #giorno12 #video #instagram #insta #gram #igers #igersgirl #igersgirly #igersvideo #girl #girly #me

Un post condiviso da Claudia (@_nonsonolaschiffer) in data:

Usiamo una mascherina, non possiamo abbracciarci per sentirci un pò più vicini e sollevati di poterci vedere di nuovo. Di poterlo fare in un luogo che, per nostra fortuna, è ancora nostro. Un luogo, però, asettico, fatto di distanze.

Ed è lì che mi rendo conto che tutto è uguale ma è anche diverso. É diversa l’aria, è diverso il clima che viviamo, è diverso il tempo che viviamo.

Da tutta questa diversità, da questa perdita della bussola, mi sono detta che può nascere di nuovo il bello. Alla paura, all’incertezza, al disorientamento, dobbiamo sostituire la bellezza. Questo tempo così lontano da quello di prima, deve farci capire che ci sarà da oggi un’era più consapevole.

Quindi, oggi Lunedì 18 maggio, detto anche inizio della fase 3 mi chiedo “come mi aspettavo di vivere questa fase 2?”. Non così piena di pathos, sicuramente, ma ho capito che adesso è il mio tempo, è il momento che sto vivendo e, volente o nolente, deve essere la mia normalità.

Come mi aspetto la fase 3? Non voglio riporre in lei tante aspettative, spero, però, di non ripassare dal via come al Monopoli.