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La TV delle Televendite

La pandemia e la riapertura di un mercato

By Gianfranco Gatta

In principio furono maghi e cartomanti. Parliamo della preistoria, quando nacquero le prime televisioni locali, fine anni 70, primi anni 80. In quegli anni, il direttore di una nota emittente romana, con l’ambizione di creare un canale prestigioso di informazione, mi raccontò che non riusciva a mandare via una cartomante, ereditata dalla vecchia gestione, per quanti soldi questa riusciva a pagare per l’affitto dello spazio della messa in onda: con due volte a settimana, pagava gli stipendi mensili di tutti i dipendenti.

Un altro si vantava che lo studio del suo Tg altro non era che la stanza da bagno, con un pannello alle spalle con su il Logo dell’emittente. Tempi eroici ben raccontati in un vecchio libro, “Il Mucchio Selvaggio” di Sandro Piccinini, uno dei migliori telecronisti di calcio.

 
 
 
 
 
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Proprio il calcio è stato il volano di tutte le emittenti sparse per il territorio. A seguire vennero le padelle per la cucina, i materassi e le lenzuola per i letti, i cosmetici miracolosi e la notte, la più profonda, gli annunci erotici. Arrivarono i tappeti, l’antiquariato, i quadri antichi ma soprattutto gli orologi. C’era di tutto, mercanzia vera e falsa, in un Far West dove mancava solo il carretto con l’elisir di lunga vita.

Nacque il fenomeno Wanna Marchi seguita dal mitico Baffo di Cremona, per arrivare all’Antico Frattini. Quest’ultimo fu il protagonista del primo fenomeno economico nel settore: intuì per primo che un modello di orologio di una prestigiosa marca sarebbe diventato un must, nel tempo degli yuppies. Ne fece tale incetta dal renderlo irreperibile sul mercato, per poi centellinarne la vendita in televisione al doppio del prezzo di listino. Un genio!

 
 
 
 
 
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Una bolla che dura una decina d’anni, che si esaurisce con l’arrivo di severe norme legislative a tutela dei consumatori. Rimasero i più seri, comprese gallerie d’arte prestigiose. Con la crisi economica degli anni 90 i prezzi cominciarono a stabilizzarsi al ribasso, rendendo il mercato stabile ma sufficientemente redditizio.

Ma fin dagli anni 80 era iniziato un evento che trovò conferma nei successivi 90, fino ad esplodere in maniera esponenziale dal 2000 in poi: la presentazione dell’Arte Contemporanea, grazie a Franco Boni, antiquario da tre generazioni e storico dell’arte, abituato fin da giovane alla frequentazione di tutti gli artisti più importanti, dagli anni 50 in poi.

Amico del gruppo “La scuola di Piazza del Popolo”, formato da Mario Schifano, Tano Festa, Guido Angeli, Giosetta Fioroni e Renato Mambor, del quale è il più grande estimatore. Boni fu il primo a presentare Burri e Fontana, a prezzi modesti, scommettendo che avrebbero raggiunto i record price”. Da molti deriso e contrastato, divenne comunque un personaggio televisivo molto popolare, tanto da meritarsi un’esilarante parodia da parte di Corrado Guzzanti, molto apprezzata dallo stesso Boni.

La crisi economica del 2008-2013 fu un “bagno di sangue”. Cominciò ad assottigliarsi l’agiatezza della classe media, le vie famose per i negozi di antiquariato rimasero deserte, con la conseguente chiusura di storici marchi.

Mutò anche il mercato televisivo. Sparì quasi tutto: tappeti, quadri antichi, argenti e porcellane. Si presentavano pochi gioielli e pochi orologi. Rimasero in pianta stabile: Arte Contemporanea e diamanti in blister, certificati IGI. Questo perché venivano percepiti dalle famiglie come alternativa ai beni rifugio, dal momento che il mercato immobiliare assieme a quello azionario davano meno garanzie.

La richiesta non è più “sull’affare” bensì sul prezzo medio/basso; il grosso del fatturato lo fanno gli artisti che costano tra i sette e i diciotto mila euro e i diamanti da 0,30 a 0,75 carati. Soldi in sicurezza, quindi.

In questo periodo si afferma un altro fuori classe delle Televendite: Carlo Vanoni. Considerarlo un venditore è riduttivo, le sue presentazioni sono delle vere lezioni di Storia dell’Arte. Duchamp, Kandinskij, Warhol e tanti altri protagonisti dell’Arte Contemporanea vengono assorbiti da un pubblico meno avvezzo, grazie a una divulgazione che, se pur raffinata, rimane semplice e al contempo affascinante.

 
 
 
 
 
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Ma il vero pregio di queste televendite è che a volte vengono presentati quadri che riescono ad emozionare, sia per loro bellezza che per l’importanza storica; opere di Christo, di Hopper di Rothko, tanto per citarne alcuni, che si possono ammirare solo in un museo o in una grande collezione privata.

E veniamo al Covid, perchè da un anno a questa parte è sempre lui a dettare i tempi, purtroppo.

D’improvviso si accendono le luci della giostra e le macchine si rimettono in movimento. Nelle televendite torna tutto: vestiti, scarpe, lenzuola, tappeti, antiquariato, gioielli, orologi, perfino i vasi di Lalique che non si vedevano da quindici anni.

Tornano i quadri antichi e il tutto a prezzi assurdi, fuori mercato, rispetto a quello di un anno prima. La pandemia ha azzerato il turismo, che corrisponde a circa il 30% del bilancio familiare medio, le famiglie si ritrovano del denaro che non sanno come spendere, come certifica l’ABI (Associazione Banche Italiane) calcolando in 160 miliardi i risparmi, in contanti, degli italiani nell’ultimo anno; da qui la riapertura di un mercato dato per morto.

Sembra di assistere a una delle scene finali del film “Una poltrona per due”, ambientata nella borsa di New York: “Compro, compro, compro…Compro, compro, compro… Compro, compro, compro…”

P.S. “Diamo al Covid ciò che è del Covid”. La buona novella dell’ultima ora: dal momento che a causa dei vari lockdown si è costretti a stare in casa, gli editori registrano, per quest’anno, un incremento di fatturato del 20%. Gli italiani comprano anche i libri!