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#iorestoacasa: dobbiamo volerci bene

L’inizio della seconda settimana di isolamento, il trascorso del primo weekend, sarà lunga e ce la faremo

By Giulietta Riva

Quando mi imbatto in qualcosa di nuovo, bello o brutto che sia, eccitante o spaventoso, grande o piccolo, vengo regolarmente assalita da una scarica di adrenalina che elettrizza il mio corpo per un arco temporale più o meno lungo a seconda della forza della notizia.

L’adrenalina progressivamente scompare e prende posto lo spirito analitico. La volontà di comprendere quanto accaduto, cercando di identificarne il principio, prevederne lo scorrimento e focalizzarne la fine.

 
 
 
 
 
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ITALIA! ITALIA! ITALIA! 🇮🇹❤️🇮🇹

Un post condiviso da Massimo Giorgetti (@massimogiorgetti) in data:

In questo preciso contesto, Febbraio 2020, arrivo del Covid 19, stato di pandemia, reclusione forzata, il mio stato d’animo ha subito diversi schiaffi in faccia fino a quando la possibilità di scelta ha lasciato lo spazio all’obbligo di seguire le misure “cautelari”, le regole, in parole povere.

La prima settimana di quarantena si è accompagnata di uno sconosciuto entusiasmo, un self-coaching sulla gestione del panico mixato alla paura, di un potente spirito di solidarietà verso le vere vittime e i grandi eroi della situazione (il sistema sanitario), della goliardia di un popolo al quale non è mai mancata la voglia di abbracciarsi nei momenti di condivisa fragilità.

I social network, le piattaforme web con le loro redazioni hanno spremuto le meningi per sfornare i contenuti più allettanti in relazione al particolare momento storico (sì, finiremo sui libri di storia), per farsi fautori di uno speciale incoraggiamento, di buoni propositi rispetto all’impiego pro-attivo del tempo che scorre, eccome se scorre…

Ci siamo sentiti tutti parte di una grande famiglia digitale, unita, solida, commovente. Complice, soprattutto, il lancio della tagline virale #iorestoacasa che ha animato la nostra settimana e continuerà a risuonare durante la nostra quarantena.

 
 
 
 
 
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“Tanto l’aria s’ha da cagnà!!!” Ore 18.00 e ho cantato per la mia strada, a Roma... ho ancora i brividi... è stato come un abbraccio... vi giuro, piango ancora... grazie UMANI!!! #restiamoacasa #meraviglioso @i.lariamacchia

Un post condiviso da Giuliano Sangiorgi (@giulianosangiorgi_official) in data:

Il palinsesto dei canali televisivi ha accolto le richieste degli affezionati, le testate cartacee hanno offerto letture gratis della loro versione web, le piattaforme streaming hanno regalato possibilità “eccezionali” (vedi PornHub Premium). Ci siamo commossi davanti le iniziative musicali, abbiamo urlato che l’Italia è un paese meraviglioso, bevuto in video-call, confermato il nostro legame con la terra che ci ha dato la vita e fatto crescere a suon di pasta e pizza, abbiamo scelto quali attività seguire, di quale community far parte e se rimanere sul letto a fare altro (qualsiasi cosa “altro” sia).

 
 
 
 
 
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L’ho trovato camminando. Per me, per voi, per le persone lontane che sono preoccupate. Io sorrido sempre, sorridiamo insieme. ❤️

Un post condiviso da Licia Florio (@liciaflorio) in data:

È stato tutto incredibilmente surreale. Ma ora?

È ufficialmente iniziata la seconda settimana. Una nuova montagna nella testa da scalare, la vetta non si vede e stamattina non vederla ha destabilizzato lo spirito di tanti. Lo sconforto ha ufficialmente preso il sopravvento, e questo ce lo dovevamo aspettare…

La mia di giornata è iniziata con due lacrime davanti la finestra, frutto di un egoismo che non mi vorrebbe impotente quando a prevalere dovrebbe essere ancora, sempre, fortemente, la grande stima e riconoscenza nei confronti di chi non può fermarsi perché in servizio necessario, eppure siamo umani, le emozioni non si controllano e, soprattutto, è necessario imparare a conviverci. Allora ho deciso di farmi un esame di coscienza e cercare di capire, lucidamente, che ne sarà di noi, perché ci sarà tempo per stare meglio ma questo è il momento di spingere per non farsi sopraffare dall’individualismo e celebrare il senso di gratitudine e di comunità.

 
 
 
 
 
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Sono i un'infermiera e in questo momento mi trovo ad affrontare questa emergenza sanitaria. Ho paura anche io, ma non di andare a fare la spesa, ho paura di andare a lavoro. Ho paura perché la mascherina potrebbe non aderire bene al viso, o potrei essermi toccata accidentalmente con i guanti sporchi, o magari le lenti non mi coprono nel tutto gli occhi e qualcosa potrebbe essere passato. Sono stanca fisicamente perché i dispositivi di protezione fanno male, il camice fa sudare e una volta vestita non posso più andare in bagno o bere per sei ore. Sono stanca psicologicamente, e come me lo sono tutti i miei colleghi che da settimane si trovano nella mia stessa condizione, ma questo non ci impedirà di svolgere il nostro lavoro come abbiamo sempre fatto. Continuerò a curare e prendermi cura dei miei pazienti, perché sono fiera e innamorata del mio lavoro. Quello che chiedo a chiunque stia leggendo questo post è di non vanificare lo sforzo che stiamo facendo, di essere altruisti, di stare in casa e così proteggere chi è più fragile. Noi giovani non siamo immuni al coronavirus, anche noi ci possiamo ammalare, o peggio ancora possiamo far ammalare. Non mi posso permettere il lusso di tornarmene a casa mia in quarantena, devo andare a lavoro e fare la mia parte. Voi fate la vostra, ve lo chiedo per favore.

Un post condiviso da Alessia Bonari (@alessiabonari_) in data:

Sono 1809 le vittime in Italia, le scorte di mascherine iniziano a scarseggiare, in Lombardia dureranno un paio di giorni. I posti letto in terapia intensiva sono finiti, i medici e gli infermieri in prima linea come soldati, in corsia non c’è più neanche il tempo per piangere…

A mano a mano le giornate passeranno più lentamente, le iniziative diminuiranno insieme con l’entusiasmo, le chiamate diventeranno più noiose, i contenuti monotematici. Le città assumeranno una cera sempre più spettrale, le strade sembreranno sconosciute e i limiti aumenteranno. Il sole fuori esploderà e la voglia di uscire sarà sempre più pressante.

Sarà lì, sarà esattamente in quel momento che noi diventeremo più forti, che abbandoneremo l’egocentrismo che, a tratti, da sempre, caratterizza il genere umano, che saremo ligi nel rispettare le imposizioni, che pregheremo il nostro Dio (qualsiasi esso sia), che correremo per i corridoi immaginando di farlo nei parchi, che lucideremo le nostre scarpe per sfoderarle durante un’elegante cena a casa, che ci prenderemo cura del nostro corpo e della nostra mente allenandoli con le attività che avremo deciso di portare avanti, che ozieremo sul divano (l’otium al tempo dei romani era il padre delle virtù), che appianeremo le tensioni familiari scardinando meccanismi ormai cristallizzati, che impareremo a ballare con il tempo che troppo spesso ci fa credere di essere più veloce di noi, che molleremo le redini del controllo e passivamente obbediremo, che faremo prevalere il buon senso e svilupperemo una grande, ammirevole, sconfinata capacità di attesa.

Perché ora, domani e ancora per un po' non ci è dato che aspettare, ma nelle nostre case, per quelli costretti fuori: andrà tutto bene!