search burger
search ×

Intervista a studenti e prof sulla DAD: rimane qualcosa di positivo?

Con il ritorno in zona gialla di fine Aprile, non è chiaro cosa resterà della didattica a distanza

By Camilla Alcini

La DAD, temuta e amata, ha sostenuto la scuola italiana nei momenti più difficili della pandemia di Covid-19, permettendo alla didattica di non arrestarsi.

Tuttavia molti esperti segnalano le crepe che la DAD lascia dietro di sè, come ad esempio i netti svantaggi per chi proviene da un background socio-economico fragile e fatica ad avere i mezzi necessari per partecipare alla didattica a distanza.

La mancanza di socialità e la difficoltà per i professori di mantenere viva l’attenzione degli alunni rappresentano altri aspetti problematici.

Ma chi meglio dei diretti interessati può raccontarci la DAD? Acrimònia ha intervistato Mara Scaperrotta, insegnante della scuola media e due studenti, l’universitaria Elisa Graziosi ed il liceale Emanuele Meschini.

 
 
 
 
 
Visualizza questo post su Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Acrimònia Magazine (@acrimoniamagazine)

Risposte di Mara, Professoressa di musica.

Come è stata la sua esperienza fino ad oggi con la DAD?

L’anno scorso è stato molto faticoso, abbiamo dovuto provare tante piattaforme diverse e inoltre ci mancava molto il contatto fisico. Poi finalmente abbiamo trovato un modo abbastanza sicuro di collegarci (ebbene sì, abbiamo avuto anche problemi di intromissioni di estranei), ma è rimasto il problema di alcuni ragazzi che erano irraggiungibili per problemi di connessione o mancanza di dispositivi.

Il brutto è stato proprio non raggiungere sempre tutti. Di conseguenza siamo stati più clementi con i voti e con le promozioni, ma devo dire che sia noi, sia gli alunni che le famiglie ci siamo davvero dati da fare. Quest’anno noi delle medie nel Lazio abbiamo passato solo 10 giorni in DAD, per il resto siamo stati sempre in presenza vivendo quindi una situazione relativamente normale, sempre con la fatica delle restrizioni ma contenti di stare a scuola.

Se dovesse individuare un vantaggio della DAD da mantenere anche in condizioni normali, quale sarebbe?

Il fatto di poter usare un mezzo, come l’e-mail di istituto, per condividere materiale sia tra docenti sia con i ragazzi. È perfetto perché è un mezzo diretto ma formale e ufficiale, senza passare per l’intimità del cellulare ma comunque con interlocuzione immediata.

La cosa migliore pero è riuscire ad arrivare ai ragazzi più fragili, ad esempio ho un’alunna che soffre di polmonite o nel caso in cui un ragazzo avesse i genitori positivi e dovesse restare in isolamento, possiamo raggiungerli senza problema.

Qual è stato invece il più grande svantaggio della didattica a distanza?

Noi siamo abituati a guardare nel viso gli alunni, a interessarli, a volte io mi sono sentita presa in giro con “non mi funziona la telecamera” o il microfono, “non mi prende la connessione” etc. Comunque la cosa peggiore sicuramente è perdere la socialità.

Come valuta l’attenzione che durante la pandemia il governo ha dato (o non dato) alla scuola?

All’inizio certamente scelta di chiudere le scuole è stata dolorosa ma obbligata, e per noi nonostante tanti cambiamenti il governo ha investito molto anche in termini di risorse economiche come strumenti tecnologici e banchi monouso, ha stilato linee guida…

Ora si sono resi conto che la DAD è una soluzione unicamente estrema. È servita purtroppo la pandemia per rendersi conto che la scuola è importante, che bisogna cambiare delle cose, come ad esempio ridurre il numero di alunni in classe.

Si parla di un danno irreparabile agli studenti della generazione DAD. Lei cosa ne pensa?

Parlare di danno irreparabile è sicuramente esagerato. Sarà mancata la socialità, le regole che noi a scuola cerchiamo di dare, però sono cose che si possono recuperare. Già ora le cose sono molto cambiate. Io credo che ognuno di noi debba trovare la forza di capire che è un periodo momentaneo, che passa.

Un anno o due nell’arco di una vita non sono tanti. Certo, lo ricorderemo come un periodo triste, senza gite, senza partite di pallone ne altri giochi di contatto… Ma sta a noi adulti la responsabilità di fare vedere ai ragazzi il lato positivo.

Se potesse dare un consiglio sulla DAD al governo, quale sarebbe? E sull’imminente ritorno in presenza invece?

La DAD dovrebbe essere davvero una situazione estrema e soprattutto non dovremmo perderci nessun ragazzo, tantomeno quelli svantaggiati da situazioni socio-economiche più fragili. Per il ritorno in presenza noi siamo fortunati, siamo stati in DAD solo dieci giorni.

Come varia la preparazione delle lezioni dalla DAD alla presenza?

 Io insegno musica quindi chiaramente è una materia dove ci sono un aspetto teorico e uno pratico. Ho dovuto smettere di far suonare il flauto e cantare, e limitandosi alla teoria e all’ascolto è più difficile coinvolgere i ragazzi. La mia materia ne ha risentito molto, mi manca tanto sentirli suonare.

Tra lei ed i colleghi avviene un confronto anche per la tutela della salute mentale dei ragazzi che si trovano a fronteggiare una situazione mai vista prima?

Noi ne parliamo tantissimo, il governo ha mandato dei fondi per lo sportello psicologico. Lo psicologo fa interventi con i ragazzi, i docenti ed i genitori e prestiamo molta attenzione.

Risposte di Elisa, studentessa universitaria.

Durante la pandemia, gli studenti universitari sono stati spesso messi da parte e in un certo senso, lasciati a se stessi. Tu Elisa come hai vissuto la situazione?

È vero che noi studenti più grandi siamo stati lasciati in un po’ a noi stessi, forse hanno pensato che la situazione non ci avrebbe fatto cosi male. Mi ricordo ancora il giorno in cui dalla mattina alla sera è cambiato tutto, e noi credevamo che sarebbe durata un paio di settimane al massimo.

E invece… Personalmente, ho cercato di non pensarci troppo e andare avanti, fare il mio e seguire le lezioni anche senza guardare il professore in viso se non dietro ad una telecamera.

Qual è il tuo bilancio dell’esperienza della didattica a distanza? Più pro, o contro?

Non trovo molti pro, se non la comodità di svegliarsi cinque minuti prima e rimanere in tuta. Sono stata contenta di aver avuto da studiare durante la pandemia perché mi ha tenuta occupata, ma è una situazione decisamente piena di contro.

Molti giovani si iscrivono all'università per la possibilità di conoscere nuove persone con interessi simili ed ampliare la propria rete di contatti. Come ha influito la  DAD su questi aspetti per te?

Mi ritengo fortunata perché è successo al mio terzo anno quindi la mia vita universitaria l’ho fatta. Certo mi è dispiaciuto perdermi la quotidianità, dalla pausa caffe alla chiacchierata con il professore. Rispetto ai ragazzi del primo anno mi sento fortunata, perché conoscersi in queste condizioni è veramente difficile e un gruppo su Whatsapp non può sostituire la vita vera.

Rientro imminente, quali sono le sensazioni?

Io mi abituo molto in fretta, ma l’idea di tornare in presenza mi mette un po’ di ansia perché sarebbe un nuovo stravolgimento. Essendo fuori sede sarebbe bello ma anche un vero e proprio cambio di realtà. Di nuovo.

Se potessi dare un consiglio sulla DAD al governo e alle università, quale sarebbe?

Per quanto riguarda la mia facoltà che è scientifica, chiederei di non farci fare laboratori tramite computer ma qualora continuasse la didattica a distanza di organizzare piccoli gruppi per consentire ai ragazzi di vedere con i propri occhi come svolgere quello che diventerà il loro mestiere. Anche per i ragazzi del primo anno organizzerei dei piccoli gruppi per conoscersi e conoscere i professori.

Risposte di Emanuele, studente liceale.

Alla fine del liceo siamo sottoposti ad un esame di maturità. Oltre allo studio, questo esame è un po’ il coronamento del passaggio da ragazzo a giovane adulto che avviene nei cinque anni di scuola superiore. Come ha influito la DAD sul tuo percorso di maturità?

Sul mio percorso dal punto di vista scolastico ha avuto un’influenza negativa, purtroppo ho perso anche interesse per la scuola. Dal punto di vista della crescita personale direi entrambe, da una parte la solitudine mi ha insegnato a conoscermi meglio, dall’altra in certi momenti avrei solo avuto bisogno di scambiare un sorriso o una battuta in classe con i miei amici.

È difficile entrare in sintonia con i compagni ed i professori davanti ad uno schermo, o siete riusciti e mantenere i rapporti “umani”?

Riuscire a mantenere i rapporti in DAD soprattutto nel primo lockdown è stato difficile e disorientante, ma poi siamo riusciti ad adattarci e a rimanere in contatto con tutta la classe con delle videochiamate pomeridiane. Con i professori è stato più difficile, ci sono stati scontri perché spesso non comprendevano i nostri problemi.

Nella seconda fase con il 50% in DAD e il 50% in presenza e soprattutto senza lockdown, siamo riusciti a rivederci ed è stato tutto un po’ più facile.

Dal punto di vista dell’apprendimento, la DAD ti ha creato difficolta? Ti senti di aver imparato di meno di quanto avresti fatto in condizioni normali?

In DAD mi sento di aver appreso molto di meno di quanto avrei potuto apprendere in condizioni normali. Le lezioni al computer dopo un po’, oltre ad essere faticose per gli occhi, anche più noiose.

Se potessi dare un consiglio sulla DAD al governo e alla tua scuola, quale sarebbe? Soprattutto ora che il ritorno è imminente.

Al governo non mi sento di dare nessun consiglio perché la DAD mi è sembrata il modo migliore per permettere di ridurre i contagi e continuare la scuola. Però consiglierei una riforma del sistema scolastico che mi sembra rimasto indietro sia nei contenuti che nei metodi.

Alla mia scuola chiederei di proporre più progetti virtuali per interessare e coinvolgere lo studente. Per quanto riguarda il ritorno in presenza da una parte sono contento perché si torna alla normalità, ma dall’altra sono titubante, vorrei una sicurezza al 100% prima di ritornare, evitando disagi a seguito di aumento di contagi, come passare in DAD da un giorno all’altro e viceversa.

In DAD di cosa hai sentito la mancanza e di cosa no?

Mi manca lo stare con i compagni, ascoltare la lezione con più interesse scambiando anche due parole, o fare attività fisica quelle due ore a settimana, il rapporto con i professori. Invece non mi manca affatto il lungo tragitto di ritorno con i mezzi!