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In giro non si trova niente di interessante perché non siamo più interessati?

L’abbrutimento dei contenuti

By acrimonia

(N.B.: questo articolo non vuole generalizzare)

Sono giorni, settimane, mesi, che ci facciamo sempre la stessa domanda. Durante le riunioni di redazione, mettersi in discussione è una delle prime regole di una redazione che punta a migliorarsi, continuamente, incessantemente, ossessivamente…

Allora, dicevamo, qualcuna di noi (sì, non abbiamo uomini arruolati) ogni tanto salta su e ci/si chiede: “Cosa abbiamo pubblicato questa settimana di illuminante?”, “Cosa hanno pubblicato questa settimana di illuminante?”.

Non parliamo di illuminante come di un’informazione che debba stravolgere la conoscenza fino ad ora acquisita, né darci la risposta a quesiti che martellano l’umanità da decenni, ma di contenuto: immagine o testo, immagine e testo, video, che da soli abbiano la forza di far apprendere in velocità, di insegnare, di aprire la mente e gettarci qualcosa di funzionale in termini di estetica, grammatica, sintassi, storia, attualità, identità, ambiente o qualsivoglia altra materia.

La rivoluzione digitale ha portato gli strumenti digitali ad essere un’estensione del nostro corpo. La mattina apriamo gli occhi, prendiamo in mano il telefono e consultiamo Instagram, Twitter, i più âgée Facebook, i più teen Tik Tok, ci assicuriamo di essere vivi digitalmente, facciamo un check delle storie che ci interessano e ci alziamo. Non diamo un bacio a chi abbiamo accanto, non guardiamo per un minuto il soffitto, non alziamo le serrande, non ci stiracchiamo neanche più… prendiamo in mano il telefono, e per cosa?

Mangiamo contenuti senza renderci conto di cosa abbiamo tra le mani, scrolliamo feed senza interesse, consumiamo pagine che seguiamo senza rivolgergli attenzione e cerchiamo account consigliati consapevoli che non li studieremo mai fino in fondo. Il nostro cervello non è stimolato, è pigro, impigrito e non ha voglia di fare il minimo sforzo.

Perché?

Abbiamo cercato di capire da cosa dipende l’abbrutimento dei contenuti da cui siamo bombardati sui social e il conseguente disinteresse verso gli stessi: tutti fanno tutto.

Tutti si sentono in diritto di scrivere
Scrivere è un’arte, una skill, uno sforzo immenso, una tempesta emotiva, una competizione con la propria testa. Non tutti sono in grado di farlo, è sconfinatamente complesso concepire uno scritto, anche breve, formato web che abbia dignità di essere pubblicato. Lasciamolo fare a chi ne ha facoltà e piuttosto affidiamoci alle emoji :).

Tutti parlano in video
La buona riuscita di un video parlato dipende dal ritmo dello stesso, dal tono di voce del protagonista, dal suo fascino fotogenico. Non tutti hanno la fortuna di  poter essere ammirati mentre parlano con il loro faccione rivolto allo schermo. Lasciamolo fare a chi ne ha le doti.

Tutti dispensano consigli
Nell’era dei tuttologi, ci imbattiamo in pseudo analfabeti che consigliano libri,  inconsapevoli che si improvvisano beauty expert, privi di senso estetico che si fingono fotografi, poi designer, designer ovunque. Ad ognuno il suo…

Tutti parlano tutte le lingue
Studiare.

Nessuno consulta le fonti
Siamo talmente svogliati dal dare per vera qualsiasi pseudo informazione incontriamo. Verifichiamo le fonti prima di assorbire per inerzia.

L’interesse nasce quando davanti si ha qualcosa di interessante. In giro si trova poco di valido perché siamo noi a non essere più interessati? No, perché vogliamo tornare alla conoscenza, perché la conoscenza è bellezza. E privarsi della bellezza non ha alcun senso.