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Il lato oscuro della TV no profit

La vicenda di Malika Chalhy, la ragazza cacciata da casa perché lesbica che ha raccolto 140mila euro apre una finestra inquietante sul mondo delle donazioni per beneficenza che proliferano in tv. Dal sostegno per bimbi malnutriti all’aiuto per i senza tetto, dalla salvaguardia di decine di specie in via d’estinzione al salvataggio dei borghi abbandonati, cosa si nasconde dietro l’onda della solidarietà?

By Gianfranco Gatta

La recente vicenda di Malika Chalhy, la ragazza di Castelfiorentino cacciata da casa dalla propria famiglia perché lesbica apre una finestra, a suo modo inquietante, sul mondo delle donazioni per beneficenza.

La ragazza raccoglie dei fondi di solidarietà per un totale di circa 140mila euro, parte dei quali aveva assicurato li avrebbe a sua volta dati in beneficenza ma ha pensato bene di comprarsi una Mercedes. “So’ ragazzi!” si direbbe a Roma.

 
 
 
 
 
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Già la campagna della raccolta fondi da parte della Protezione Civile, nei primi mesi della pandemia è stata giudicata inopportuna, se non scandalosa da tutta la popolazione: “Ma come siamo in totale lockdown, nessuno o quasi lavora, lo Stato che ci deve supportare invece chiede a noi dei soldi come contributo?”.

In effetti era urticante vedere quegli spot, che dopo un mese vennero ritirati.

Un autogol dovuto a una bulimia di campagne di raccolta fondi che da un paio di anni imperversa in tutte le Reti nazionali, da parte di associazioni umanitarie no profit.

Per pianificare una raccolta fondi ci vogliono dai tre ai cinque mesi, il tempo di trovare gli accordi con gli operatori telefonici, di aprire i vari iban con più istituti di credito, quantificare le relative commissioni e in più, preparare gli spot, trovare i testimonials, spalmare la pubblicità su televisioni e carta stampata.

In Rai si deve passare al vaglio di una severa struttura, denominata Segretariato Sociale, che prima di dare il nulla osta controlla la serietà dell’operazione.

Tutte queste Associazioni no profit sono iscritte ad un Albo che ne comprova la ragione sociale ma non necessariamente la serietà; un po’ come per le aziende che distillano grappa, tutte hanno la presenza fissa della Guardia di Finanza alla quale bisogna rivolgersi quando si vuole andare nelle cantine di conservazione delle botti.

La presenza del finanziere serve a controllare che non venga alterata la gradazione, perché la tassa Utif si paga in base ai gradi alcolici del prodotto; ma nulla osta, alle aziende poco serie, di alterare la grappa con sostanze tossiche, tipo metanolo. Per prassi burocratica, sulle sofisticazioni la Guardia di Finanza non ha controllo.

In questa nuova moda di marketing volta alla richiesta di beneficenza, sia chiaro, non c’è nulla di illegale anzi è un aiuto necessario che sopperisce ad un gap strutturale della ricerca italiana nei confronti di altri paesi, specialmente anglosassoni, che usufruiscono di una totale detassazione per i contributi a università e ricerca.

Da noi vige la legislazione che regola il 2, il 5 e 8 per mille a seconda delle categorie, decisamente insufficiente.

Resta il fatto che il continuo bombardamento, dove uno spot in questione viene presentato in ogni blocco pubblicitario nella giornata, alla fine irrita lo spettatore che non è ben disposto ad assistere a questa mercificazione del dolore; è una strategia che rischia di essere contro producente.

Ormai c’è di tutto: dalle confessioni alla ricerca di malattie rare, dal sostegno per bimbi malnutriti all’aiuto per i senza tetto, dalla salvaguardia di decine di specie in via d’estinzione al salvataggio dei borghi abbandonati.

Una continua richiesta di soldi donabili nei più svariati modi: lasciti testamentari, i citati 2 5 8 per mille, 9 euro al mese, 10 euro una tantum, fino al solo numero verde da chiamare.

“A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”, diceva il saggio, quindi è lecito supporre che in mezzo a cotanto gregge ci sia una pecora nera che si approfitti della buona fede e generosità del pubblico a casa.

Quanti casi di finti esattori di gas e luce che truffano gli anziani, abbiamo letto in cronaca? La prossima domanda è: a chi spetta controllare la serietà e correttezza di tutte queste richieste di denaro?

E ancora: i Media e le loro concessionarie di Pubblicità sono complici o hanno comunque responsabilità giuridiche in caso di comprovato dolo?

Perché, tornando all’esempio di cui sopra, un conto è produrre grappa e un altro è sofisticare alcolici.