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Ecco come le nuove tecnologie influenzano la Moda, tra l’ecosostenibilità ed il primato delle riviste digitali

Parola di un’aspirante giornalista

By Milena Soci

 

 
 
 
 
 
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Un post condiviso da Louis Vuitton (@louisvuitton)

Tra le varie conseguenze dell’inesorabile scorrere del tempo e quindi del progressivo cambiamento globale dovuto alla digitalizzazione di massa e alla generalizzazione del savoir-faire, il ruolo del giornalista ha subito numerosi significati e cambiamenti negli ultimi cinque o dieci anni.

Da un lato, è giusto tracciare un parallelo con la cosiddetta “perdita dell’aureola” di Baudelaire, secondo la quale il poeta, in questo caso il giornalista, rendendosi conto di aver quasi perso il suo ruolo sociale primario, volge la situazione a suo favore.

È molto importante fare la distinzione tra le due situazioni fin dall’inizio, perché mentre nel poeta del XIX secolo era la progressiva mercificazione dell’arte a renderla marginale, nel XXI secolo il giornalista doveva (e lo è tuttora) occuparsi della digitalizzazione dei suoi abituali mezzi di comunicazione, cioè gli articoli di stampa.

 
 
 
 
 
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Un post condiviso da Kate Phelan (@kphelan123)

In un certo senso il giornalista, soprattutto il giornalista di moda ma non solo, è una delle tante cavie e vittime del progresso tecnologico, che deve sondare il terreno molto lentamente per evitare di scontrarsi e fondersi con altre figure professionali nate nell’era digitale.

In ogni caso, è stato ed è necessario rimodellare il modo di lavorare sulla base delle esigenze richieste dalla società (spesso indirettamente) e molti giornalisti hanno pensato di farlo utilizzando la loro arma più vincente, ovvero la consapevolezza di avere voce.

Avere un pubblico più o meno ampio di ascoltatori e avere la capacità di esprimersi al meglio sono basi che hanno reso possibile la diffusione di messaggi eco-sostenibili, ad esempio, in collaborazione con molti stilisti che hanno deciso di rendere le loro produzioni meno inquinanti e quindi meno dannose per l’ambiente.

Qui sotto un inserto di British Vogue del numero di gennaio 2020, in cui la direttrice di moda Kate Phelan, nella sua ricerca dei look per il servizio fotografico, ha mescolato i capi di vecchie collezioni con quelli nuovi, combinando il concetto di riciclo con quello di moda evergreen in un concetto d’archivio e d’avanguardia.

Proseguendo, il numero di settembre di Vogue Portugal è interamente dedicato al tema dell’eco sostenibilità e del riciclo: “Il pianeta Terra è LA tendenza. Nel numero di settembre di Vogue Portugal, la sostenibilità viene letta in 400 pagine di carta proveniente da foreste sostenibili.

Perché il Pianeta Terra non è una cosa frivola. È una priorità”. (Citando direttamente le parole di Vogue).

 
 
 
 
 
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Un post condiviso da Vogue Portugal (@vogueportugal)

Sullo stesso tema sono state coinvolte anche Vogue Paris e Vogue Italia, con titoli di copertina accattivanti e soprattutto coinvolgenti. Ancora una volta il giornalista, insieme a tutta la redazione (ma anche a direttori creativi, stilisti ed esperti del digitale) utilizza al meglio il suo titolo professionale e le sue competenze per trasmettere un messaggio di pubblico interesse, coinvolgendo non solo i lettori interessati alla moda, ma anche e soprattutto quelli interessati all’attualità.

 
 
 
 
 
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Un post condiviso da Delphine Desane (@delphinedesane)

 
 
 
 
 
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Un post condiviso da Erika Linder (@richiephoenix)

Per quanto riguarda le conseguenze della digitalizzazione di tutto ciò che fino a qualche anno fa era carta e materiale, in primis le riviste di moda, il giornalista può sicuramente trarne qualche vantaggio.

Innanzitutto, può confermare e in qualche modo “rivendicare” il suo talento, rimodellandosi all’incessante fluidità e all’inesorabile cambiamento che la società gli mette a disposizione.

In secondo luogo, il giornalista ha la possibilità di intervenire attivamente e costantemente nella lotta all’inquinamento ambientale, iniziando a pubblicare i suoi scritti solo online e in versione digitale.

Il mondo sta cambiando: ciò che un tempo veniva raccolto con orgoglio negli scaffali di casa o nelle grandi biblioteche locali è ora racchiuso in cellulari, computer, tablet e kindle.

Le riviste di moda possono ora essere lette in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, e l’abbonamento digitale corrisponde a quello che avete ancora oggi, dove lo ricevete mensilmente a casa.

Questo non perché le riviste abbiano perso importanza o perché le persone abbiano abbassato la loro capacità di concentrazione, come molti dicono, ma perché oggi le persone hanno una maggiore consapevolezza del loro ruolo nel mondo e della gravità di certi gesti che prima erano sottovalutati.

Personalmente, come aspirante giornalista, ammiro il ruolo, le responsabilità e i rischi di questa professione e soprattutto ammiro la velocità con cui i giornalisti di moda riescono a concentrare moda, notizie, informazione e tecnologia in piccolimedi manoscritti, sempre diversi di giorno in giorno.

Gli anni passano, le epoche si evolvono, le tradizioni cambiano e le esigenze aumentano, ma il giornalista mantiene la sua professionalità e la sua importanza, soprattutto ora, nel 2020, quando la società ha sempre più bisogno di una voce che la conduca verso un livello di informazione sempre più aggiornato, sano e trasparente.

La moda è per chiunque sappia ascoltarla e capirla, ma il lavoro di un giornalista può essere considerato soddisfacente, quando influenza e seduce anche le persone che non hanno familiarità con l’argomento a leggerla e lo fa in modo estremamente vario ed emozionante.