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Due chiacchiere con Arianna Muti: la ragazza che ha inventato l’algoritmo per combattere i tweet misogini

Da un’idea di Elisabetta Fersini, Arianna ha realizzato uno strumento di rilevanza sociale e culturale

By Giulietta Riva

Ci sono occasioni in cui è necessario premiare un’idea e la sua concretizzazione. Occasioni in cui, se lo si fa, ci si sente meglio. È questo il caso di Arianna Muti, 25 anni, del suo algoritmo che combatte i post misogino-aggressivi su Twitter.

Originaria di Osimo e ormai adottata da Bologna, Arianna è una ragazza schiva, timida. Resta sulle sue. Mano a mano che proseguiamo nella conversazione si lascia sfuggire qualche sorriso, sottolinea la gerarchia meritocratica del suo progetto, dispensa onestà intellettuale.

Ciao Arianna, chi sei?

Sono Arianna e non c’entro con l’informatica. Ho da poco ottenuto la laurea magistrale in Language Society and Communication ma fin dai tempi della triennale mi sono interessata al corso di linguistica computazionale. Sono auto-didatta in tema di programmazione informatica e il mio obiettivo è sviluppare un modello di intelligenza artificiale per il linguaggio.

Perché nasce l’esigenza di un algoritmo per proteggersi dai post misogino-aggressivi su Twitter?

Secondo una recente ricerca del Vox, nell’ultimo periodo in Italia i tweet misogini sono aumentati del 90% nonostante gli hate speech generali siano drasticamente calati. Non si fatica dunque a capire la necessità di uno strumento del genere.

Quanto tempo passa dall’idea alla sua concretizzazione?

Per precisare, l’idea è nata dalla professoressa Elisabetta Fersini. Ho partecipato ad un task da lei organizzato insieme al professor Alberto Barron Cedeño e cominciando la programmazione dell’algoritmo a Luglio ho finito a Dicembre. L'algoritmo è stato sviluppato per la mia tesi di laurea supervisionata dal professore Fabio Tamburini al quale devo la mia passione per la linguistica computazionale. 

Hai già pensato alla possibilità di estendere l’algoritmo ad altri social network?

Sì è assolutamente nei piani. Per il momento l’algoritmo ha un limite di 280 caratteri, cambiare piattaforma di utilizzo significa limitarne l’efficacia e occorre capire in che modo non perdere la funzionalità primaria.

Ti ricordi un tweet misogino in particolare?

Non ho un ricordo di un tweet in particolare. Ne ho visti di diversi tipi e con diversi livelli di misoginia. L’odio immotivato c’è ed è ben radicato.

L’eliminazione in automatico di commenti/post di questo genere rientra in un progetto educativo?

Attenzione… il mio algoritmo non ha la funzione di eliminare i tweet misogini ma di individuarli. Al momento è un classificatore. Implementandone le funzioni lo porterei a segnalare più che a rimuovere: il diritto di parola è sacro.

Come migliorerai l’algoritmo?

È migliorabile su molti fronti. Va aumentato il data set, più dati permettono una performance migliore. Poi sarebbe interessante l’idea di profilazione: c’è un utente che posta continui tweet misogino-aggressivi? Viene studiato il profilo da chi di competenza e si procede per vie legali.