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Crudelia e il fascino (non troppo) sottile dell’antieroe

Non più soltanto eroi ed eroine: a catturare l’immaginario pop degli ultimi anni sono soprattutto figure sfaccettate e avvolte nell’ombra. Ma come mai preferiamo fare il tifo per i cattivi?

By Francesca Parravicini

Nel nuovo live action targato Disney Crudelia, fresco fresco di uscita al cinema (appena riaperti, cosa meravigliosa) vengono raccontate le origini della celebre super-cattiva in una sorta di nuovo canone. Una pellicola che probabilmente qualche anno fa sarebbe stato impensabile girare, ma che rientra in un trend recente, di esaltazione di figure non sempre positive, che fanno paura e affascinano.

È innegabile: i cattivi ci piacciono sempre di più. Ma come mai?

 
 
 
 
 
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Ora piccola parentesi sociologica, just for fun. Se guardiamo al mood generale delle film più popolari di inizio anni 2000, potremmo definirlo ottimista: l’inizio del millennio, le nuove tecnologie, un senso di fiducia.

Le commedie ad esempio, sono infuse di un senso di possibilità ed allegria che oggi ci fa quasi sorridere, le eroine protagoniste sono brave ragazze acqua e sapone che magari vivono vicende difficili, ma alla fine hanno sempre un quasi fatato happy ending. Ci sono i personaggi buoni e i cattivi, i rivali, quasi sempre cattivi in modo superficiale, ma alla fine le cose si risolvono sempre per i buoni.

Fast forward to gli anni 10 dei 2000, la crisi economica, le incertezze, crolla l’ottimismo. Un senso di paura per il futuro, a cui si uniscono altri problemi di oggi, come i cambiamenti climatici, le pandemie.

Sembra esagerato, ma tutto è connesso, cambia lo scenario, cambiano i valori. Ciò che è rosa sembra troppo irrealistico e in uno scenario confuso e incomprensibile si rimettono in discussione i valori. In un mondo complicato, fluido, siamo portati a scavare e ad analizzare proprio ciò che è complicato, ciò che è oscuro, ma che fa parte di noi, quel lato che è ombroso, ma che magari ci aiuta a vivere.

 
 
 
 
 
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È anche un discorso di crescita: quando siamo piccoli siamo educati a una netta distinzione tra ciò che è bene ed è male, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato: naturalmente siamo portati a patteggiare con chi sta sotto il sole.

Ma crescendo è inevitabile “sporcarsi le mani” e venire a patti con il fatto che spesso la distinzione non viaggia su bianco e nero, ma su sfumature di grigio. La vita è un casino. E spesso si scelgono strade sbagliate, ma non perché siamo super-cattivi ma perché siamo esseri umani che cercano di vivere.

E negli ultimi anni abbiamo assistito al trionfo di pellicole che mettono al centro figure ombrose, come il Joker interpretato da Joaquin Phoenix, la Suicide Squad con Harley Quinn e lo stesso mood dark sembra avvolgere il nuovo Batman che sarà interpretato da Robert Pattinson e la nuova serie Disney+ su Loki con Tom Hiddleston.

È sintomatico che siano proprio i supereroi, figure positive per eccellenza, a venire rovesciate e immerse nell’oscurità. Scenario oscuro e complesso, anche i personaggi diventano oscuri e complessi. Non si è cattivi e basta, il male viene indagato, spesso alla base ci sono ragioni, eventi, traumi che aiutano a razionalizzare, in cui magari ci possiamo rispecchiare e che rendono tutto più sfaccettato e relatable.

 
 
 
 
 
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E poi bisogna dirlo: spesso questi cattivi sono molto più intriganti e affascinanti dei buoni. Perché hanno stile. È praticamente impossibile non rimanere affascinati dalla Crudelia interpretata da Emma Stone.

La figura di questa villain viene rielaborata e troviamo una sorta di Oliver Twist punk, una giovane ragazza che sogna di fare la stilista e ha un’ambizione sfrenata, geniale ma anche scombinata, sopra le righe ma anche umana, in bilico tra il suo lato più luminoso, che la lega ai suoi affetti e al desiderio oscuro di prevalere su tutto.

Possiamo condannare la sua vita criminosa, ma allo stesso tempo rimanere affascinati dal modo estremo e stiloso in cui si muove nel mondo e provare empatia per i suoi lati più fragili. E in questo non c’è assolutamente nulla di male.