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Comicout e il caso di Putain de vie, molto più di un fumetto

Al Salone del Libro di Torino abbiamo incontrato Laura Scarpa, editrice di Comicout, che ha illustrato la sua personale visione di cosa vuol dire produrre fumetti.

By Federico Ingemi

Tra le novità dell’anno edite da Comicout presentate durante il Salone, spicca il fumetto-inchiesta Putain de vie! Le strade della prostituzione di Muriel Douru, autrice francese che da più di vent’anni ha a cuore la lotta contro la discriminazione di ogni minoranza. Grazie alla collaborazione con Médecins du Monde France e l’associazione Paloma, si è immersa negli abissi sociali delle città francesi, dando voce a dieci lavoratrici del sesso (nove donne e un uomo) in un reportage fumettistico senza eguali.

 
 
 
 
 
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Una narrazione lontana da qualsivoglia tonalità sexy: corpi freddi, grigi, privi di ogni carica erotica; nessuna glamourizzazione della professione. Dalle strisce del fumetto emerge invece tutta la sofferenza di donne “immigrate e sfruttate, vittime della tratta degli esseri umani, che sono fuggite dai loro paesi d’origine, spinte dalla miseria o dalla violenza” che hanno non-scelto il mestiere del sesso. 

Muriel Douru rompe il silenzio attorno a questa piaga sociale a cui non si è ancora posto fine, sottolineando come prima ancora di un rapporto sessuale tra donna e clienti (in genere uomini tra i venti e i settant’anni, di ogni fascia sociale) ci sia un rapporto economico, una “domanda di offerta di prostituzione”, che cresce vertiginosamente. Forse è il caso di porsi nuove domande: non solo chiedersi perché le donne siano costrette a prostituirsi, ma anche perché un uomo ricerchi questa forma di prevaricazione sulla donna.

Per porre fine a questa forma di schiavitù contemporanea, serve sì una legislatura che depenalizzi la prostituzione e inasprisca le condanne per gli sfruttatori, ma fondamentale è un cambiamento culturaleeducare gli uomini all’affettività, alla parità di genere e al rispetto dell’essere umano.

Al Salone del Libro di Torino abbiamo incontrato Laura Scarpa, editrice di Comicout, che ha illustrato la sua personale visione di cosa vuol dire produrre fumetti.

 

Buongiorno Laura, innanzitutto come sta andando il Salone?

Mediamente; pensavo meglio. È un evento che il sabato e la domenica si anima di gente, mentre nei primi giorni c’è molta meno affluenza. Le scolaresche non mancano, ma visti i tanti laboratori vengono portate in fretta tra gli stand. Gli incontri e le presentazioni funzionano, devo dire particolarmente ben gestita l’area fumetto. 

Parliamo di Comicout. Lei è una one-lady-show o dietro c’è una redazione più ampia? Come è nato il progetto e di cosa si occupa?

Sono abbastanza una one-lady-show: Comicout è nata come associazione culturale dieci anni fa e da nove pubblica volumi. L’obiettivo è quello di diffondere la cultura del fumetto a trecentosessanta gradi, anche perché il linguaggio fumettistico è ancora misterioso: in questi giorni parlando con dei colleghi, mi sono resa conto che il pubblico non sa come si faccia un fumetto, se nasca prima l’immagine o la parola, un po’ come l’enigma dell’uovo e della gallina.

 
 
 
 
 
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Questo mistero persiste perché c’è ancora lo stigma che sia un sottogenere relegato ai giovani un’arte minore?

Questo è vero, ma il mistero della creazione di un fumetto persiste anche per gli appassionati. C’è sempre stupore come davanti al trucco di un prestigiatore. Mi piace che il lettore comprenda davvero cosa sia il fumetto: i manuali che pubblico non sono album da disegno, cerco di far capire con elementi divertenti cosa c’è dietro le fasi di progettazione. La missione di Comicout è soprattutto questa: svelare i misteri che si celano dietro le tecniche di ballons, vignette e strisce.

Voglio farle un esempio di promozione della cultura fumettistica. Abbiamo pubblicato Le storie NERE del Corriere dei Piccoli; lun libro che ha avuto una bellissima accoglienza ed è alla sua riedizione, ma la reazione del grande pubblico di fronte al titolo che contiene la testata del giornale è sempre la stessa: “quello che leggevo anch'io!”. E non cambia idea nel momento in cui si fa notare che lì ci sono le annate è possibile visto che sono stati pubblicati tra il 1908 e il 1930, e  logicamente non è quello della sua epoca. Quando mostro un altro fumetto del CdP, questa volta veramente dell’epoca del lettore, se non vede riportato il logo del Corriere dei Piccoli, questo non ci crede.
 

C’è superficialità, ci si ferma al titolo e ci si affida solamente alla memoria: Comicout vuole scardinare questi meccanismi facendo anche storia del fumetto, attraverso saggi piccoli e agili, accessibili sia agli specialisti che ai curiosi.

 
 
 
 
 
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Comicout non guarda allora solo al passato del genere ma anche al presente: ho visto che propone anche molti autori stranieri contemporanei. Qual è l’approccio con gli esordienti?

Traduco molto, soprattutto dalla Francia. Vorrei proporre molti più autori italiani e organizzare incontri con loro, ma non è sostenibile. È un problema soprattutto morale: è giusto che un fumetto fatto su commissione sia pagato adeguatamente, ad oggi questo non è sempre possibile. Svaluterei il lavoro dell’autore e questo mi farebbe piangere il cuore, quindi preferisco tradurre opere già pubblicate su rivista.

Un’ultima domanda: novità e prossime uscite in casa Comicout?

Sicuramente consiglio The End (Zep, 2022), un thriller apocalittico ed ecologico sulle tematiche ambientali, che affronta in maniera fantasiosa e scientifica alcuni aspetti del cambiamento climatico in atto. Un altro progetto di cui sono molto orgogliosa, che uscirà a breve, è Il club dei disadatt.i.e di Cati Baur. E’ uno young adult che affronta la tematica della non identificazione e schematizzazione sessuale, senza dare un nome troppo preciso al proprio orientamento: spesso chi rifiuta la definizione per etichette, finisce automaticamente per rientrare o subire questa dinamica. Scritto in maniera semplice, è adatto a un pubblico di giovanissimi, che ha già avuto l’occasione di apprezzare il modo in cui trattiamo l’argomento in Hugo è gay (Hugues Barthe, 2021).

 
 
 
 
 
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Images: Federico Ingemi