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Analisi della comunicazione di Mario Draghi

Quando la Cronaca si fa subito Storia: se il Presidente degli Stati Uniti d’America dice ai suoi collaboratori, in palese difficoltà: “Chiamate Mario”, vuol dire che si è di fronte ad un fuoriclasse tra i Grandi della Terra.

By Gianfranco Gatta

 
 
 
 
 
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Mario Draghi nel Pantheon degli Italiani, per il suo lignaggio professionale, ha un posto di primo piano.

Per quel che ci è dato a conoscere, ricostruiamo il percorso professionale perché sarà utile per individuarne la personalità e di conseguenza la sua comunicazione, dal momento che si ha ragione di pensare che sia “tutta farina del suo sacco”, senza l’aiuto di “Bestie” varie.

Draghi frequenta il liceo classico dell'Istituto Massimiliano Massimo di Roma retto dai gesuiti. Già questo è sufficiente per delinearne la forma mentis, come vedremo in seguito.

Si laurea in economia nel 1970 presso l'Università Sapienza di Roma con relatore Federico Caffè con una tesi su Integrazione economica e variazione dei tassi di cambio.

La carriera di Mario Draghi si evolve attraverso incarichi sempre più importanti; volendo usare una metafora calcistica, si può tracciarne l’ossatura verticale: Direttore Generale del Tesoro, Governatore della Banca d’Italia e Presidente della Banca Centrale Europea. Un percorso tutto impostato sulla massima riservatezza.

Nel 2018, secondo la rivista Forbes, è considerato il 18° uomo più potente del mondo.

 
 
 
 
 
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In un vecchio e non memorabile film del 1986 di Bob Wilson, “Mistery”, con Sigourney Weaver e Micheal Caine, c’è una battuta rivolta alla Weaver da un diplomatico cinese, che da la misura della valutazione fatta da Forbes: “Cara professoressa, nel mondo vivono miliardi di persone ma solo cinquemila contano veramente”.

Già dal portamento si intuisce l’austerità del personaggio: composto, non “azzimato”. Ma sono le “non espressioni” del viso a rivelarne tratti fondamentali della sua personalità: una perfetta faccia da pokerista o da bridge, se si preferisce.

Se sorride muove impercettibilmente le labbra, se adirato rimane freddo e impassibile come un crotalo.

Nei suoi discorsi di insediamento alle Camere era palesemente emozionato e scusandosi più volte si è umanizzato dinanzi all’opinione pubblica; leggendo un testo scritto non da il meglio di sé, un conto è leggere numeri e proiezioni economiche un altro declinare un progetto politico.

Ma è nei momenti in cui “va a braccio” che si supera, dimostrando di essere un fuoriclasse; come un abile musicista, riempie le pause con battute estemporanee che sorprendono la platea, come visto con il pavone: “Ci accompagna da stamattina, sentiamo cosa dice.” Oppure quando gli chiedono se è fiducioso di farcela: “…Beh insomma, abbastanza spesso ce l’ho fatta…” e qui, con elegante cinismo, siamo ai livelli del marchese del Grillo e non solo, c’è tutta la superbia della forma mentis gesuita.

I suoi aforismi fanno Cassazione: “L' Euro è irrevocabile” - “Puntare contro l'euro è senza senso. Fatelo se volete” - “Il tempo del potere può essere sprecato nella sola preoccupazione di conservarlo”.

 
 
 
 
 
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Draghi arriva alla Presidenza del Consiglio grazie all’inconsistenza dell’attuale classe politica e ci arriva con tutto il suo prestigio professionale e internazionale. La Costituzione dice che all’interno del Consiglio dei Ministri è “Primus Inter Pares”, in realtà non è e non sarà così.

Draghi decide e gli altri per sopravvivere sono costretti a seguirlo. Se in futuro non sarà così ci si avvierà tutti verso un “Cupio dissolvi”.

A tutt’oggi i leader di tutti i partiti ancora non hanno capito o fingono di non capire che il destino dell’Italia è per così dire, monitorato dalla Comunità internazionale che ha fiducia solo in Mario Draghi.

Tutti i leader di partito, opposizione compresa, continuano con i loro giochetti di piccolo cabotaggio per poter lucrare frazioni di consenso nei vari sondaggi; giorno dopo giorno si innescano polemiche sterili, basate su calcoli di improbali algoritmi, per avvantaggiarsi non solo a dispetto degli avversari ma perfino nei confronti degli alleati di coalizione, insomma una folle bulimia sondaggista.

Non hanno capito che l’attuale governo è un ombrello sotto il quale possono ripararsi e con calma rifondarsi, darsi e dare una prospettiva al Paese, ma soprattutto creare una nuova e valida classe dirigente.

Mario Draghi si è presentato in maniera molto pragmatica: “Non voglio promettere nulla che non sia veramente realizzabile.” In netta discontinuità con chi l’ha preceduto.

Oggi gode di una stima incondizionata all’estero, tanto da essere considerato il futuro leader dell’Unione Europea dopo l’uscita di Angela Merkel; d'altronde le sue parole sono dirimenti: “La sovranità nazionale resta in molti aspetti l'elemento fondamentale di ciascun governo. Ma per le sfide che trascendono i confini nazionali, l'unico modo per difendere la sovranità è che noi Europei la condividiamo all'interno dell'UE”.

 
 
 
 
 
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