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5 donne nel fashion system da cui imparare qualcosa

8 Marzo 2020

By Margherita Verdiani

Anche quest'anno, come ogni 8 marzo che si rispetti, tutte noi cadremo vittime di una dilagata piaga sociale che, grazie al preziosissimo aiuto di Facebook ormai popolato dai buongiornissimokaffèè, ci vede protagoniste di uno sconsiderato numero di post che statisticamente cominciano con “auguri alle vere Donne, di quelle con la d maiuscola...” mi spiace quindi donne con la d minuscola, voi non rientrate nel novero. Puntuali come il ciclo a Ferragosto non tarderanno ad arrivare quei 2/3 (se fortunate) messaggi di auguri da parte dei più audaci, a cui fb sta un po' stretto, in cui è prassi affermata ricordarci quanto magiche e angeliche siamo, creature fantastiche, generatrici di vita, dolcemente complicate e che siamo donne, oltre alle gambe c'è di più.

[È frustrante sentirsi in dovere di rispondere per garbo con un timidissimo 'grazie', che cela un più che giustificato disappunto. Ma si sa, con zio Antonio mica ti puoi permettere di intavolare una filippica femminista via Whatsapp, non foss'altro perché stonerebbe con le gif glitterate di mimose mal disegnate, e allora sommessamente taci, conscia del fatto che la giornata non potrà che finire in modo peggiore.]

Quello che sfugge ai più è che erroneamente la si chiama “festa della donna”, il che allude a una mera celebrazione del gentil sesso, ma che in realtà è sconnessa dalla funzione che invece persegue la “Giornata internazionale della donna” ricorrente appunto l'8 marzo. Non è un festeggiamento fino a se stesso di un genere; che senso avrebbe celebrare le femmine e non anche i maschi se ne facciamo solo una questione di differenze biologiche e genetiche? Non siamo fisiologicamente migliori né vogliamo esserlo, quello che vogliamo è niente altro che parità.

[Questa giornata è, o almeno dovrebbe essere, tanto faticosa. Perché se da una parte ricordiamo chi per noi ha fatto tanto e, mattoncino dopo mattoncino, ci ha permesso di essere arrivate fino a qui (poco più che 50 anni fa si abolisce il reato di adulterio femminile, ma gli uomini chi li ha mai puniti?); dall'altra l'amaro in bocca è ancora troppo pungente per cantare vittoria sulle diseguaglianze lampanti che ci toccano tutte indistintamente.]

Noi, oggi, vorremmo cogliere l'aspetto celebrativo di questa giornata portandovi alcuni esempi illuminanti, perché di donne intelligenti e talentuose da ricordare ce ne sono e sono state a manciate. Queste donne, che hanno come denominatore comune l'essere parte dell'industria della moda, ci hanno ispirato, influenzato, infuso coraggio, hanno creato precedenti, stili e trend, ci hanno istruito, intrattenuto e divertito. Cinque donne da cui tanto possiamo imparare e nei confronti delle quali non è possibile non nutrire una stima sconfinata e profonda ammirazione.

 
 
 
 
 
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Ph. @alique @voguegermany

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“We should all be feminist” dice Maria Grazia Chiuri, e prima di lei Chimamanda Ngozi Adichie. Maria Grazia è la direttrice creativa della Maison Dior, la dipingono come la prima italiana sul trono di Francia. Un passato in Valentino accanto a Piccioli, a lei va il merito per la creazione della linea “Rockstud”, ma è in Dior che raggiunge la massima onorificenza francese: la Légion d'Honneur, ed è la prima stilista italiana donna a vincere. Pragmatica e concreta, dinamica e sempre un passo avanti. Di lei celebriamo il non aver mai taciuto laddove c'era ancora tanto da parlare.

 
 
 
 
 
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Instant mood lifter

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Non ti piace lo stile “Man Repeller” ? e stica**i risponde Leandra Medine Cohen. 31 anni, newyorkese, un marito e due gemelline spassosissime protagoniste indiscusse del suo profilo Instagram. Scrittrice, autrice, blogger e founder proprio di Man Repeller, il sito web acuto, bello e pazzoide di moda e lifestyle. Leandra è la quintessenza del massimalismo, coi colori convola a nozze sfatando il mito del 'massimo 3 in un look'. Di umorismo sottile e coraggio smisurato. Di lei celebriamo l'aver costruito un impero, coniato un nuovo termine, creato un nuovo stile ed essere ancora così maledettamente simpatica.

 
 
 
 
 
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Me #milano🇮🇹

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In una recente intervista ha dichiarato di non sentirsi libera in Italia, e quanta ragione dobbiamo darle. Lea Cerezo, in arte Lea T, modella transessuale brasiliana ma cresciuta in Italia, è qui che da anni combatte contro tutte le discriminazione che subisce. Lea ha sfilato per le più importanti passerelle, ha raggiunto traguardi impensabili e non può che ringraziare se stessa; l'aver portato a termine un percorso difficile non l'ha certa resa immune alle cattiverie quotidiane. “Ti ha fatto male l'intervento?” “Certo che per essere trans sei proprio bella” “Ma duranti i rapporti provi piacere?” Lea non sarà mai vista come una semplice modella. Di lei celebriamo l'aver combattuto una battaglia apertamente, senza vergogna e senza timore, e di averlo fatto per i suoi diritti, per i diritti di tutti.

 
 
 
 
 
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Vivienne & @ndreaskronthaler explain their plan to save the world for The @guardianfashion shot by Juergen Teller

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78 anni vissuti all'insegna dell'anarchia, Vivienne Westwood è tutt'ora una fervente attivista ed è stata (ma lei non si considera tale) la fashion designer più innovativa fra tutte. Vivienne ha mille sfaccettature e nel corso della sua vita ce le ha mostrate tutte: dalla miseria in una casa popolare agli agi di un'azienda plurimilionaria; dagli abiti con ossa di pollo bollite a pizzi, merletti e lingerie a vista; Vivienne è sensazionale, vegana anzitempo, a 40 anni suonati, sull'orlo del baratro, riprende gli studi che riaccendono il suo animo ardente. Pioniera dell'anticonformismo, di lei celebriamo il suo essere sovversiva a tutti i costi e l'ostinata bramosia di voler lasciare un segno ai posteri (mission accomplished).

 
 
 
 
 
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Milano.Photo by @bruce_weber ....great staying home with Laszlo...it makes me smiling even in a raining day ...#lovemydog #home #nothingtodo #rest #happiness #milano

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Ci ha lasciati a soli 66 anni la donna più elegante della penisola. Franca Sozzani è stata la storica direttrice di Vogue Italia per 28 anni. Schiva e riservata ma mai distante dalle tematiche attuali più scomode, ci ha raccontato la bellezza femminile sganciandola dai binari su cui era solita correre. Famoso il suo Black Issue dedicato alle donne nere e non privo di polemiche. Franca, una donna così esile e mai un filo più eccessiva del suo essere, di lei celebriamo la discrezione con cui ha svolto un imponente lavoro e la sacra dedizione riservatagli... e i suoi capelli.

Buona giornata internazionale della donna. L'amaro in bocca resta comunque, che queste cinque donne possano rendervi questo 8 marzo meno acre.