Abbiamo incontrato il cantautore abruzzese per parlare del nuovo singolo, di fragilità, musica e del bisogno di sentirsi accolti anche nelle cose più leggere.
Ci sono persone che riescono a mettere a proprio agio una stanza intera nel giro di pochi minuti. Dile è una di quelle.
Quando lo abbiamo incontrato per la nostra intervista video, l’atmosfera si è alleggerita praticamente subito: battute, risate, conversazioni nate senza alcuna rigidità e, soprattutto, un’immediata amicizia con Filiberto (il maltesino della redazione), che ha evidentemente riconosciuto in lui una presenza affidabile. Una piccola scena che racconta bene anche la sua vibe: spontanea, aperta, scherzosa, capace di far sentire chi ha davanti parte della conversazione.
Dietro questa leggerezza, però, c’è anche un artista molto sensibile. Francesco Di Lello, in arte Dile, è un cantautore abruzzese che negli anni ha costruito una scrittura diretta, emotiva e generazionale, trasformando fragilità quotidiane, relazioni e nostalgie in canzoni in cui è facile riconoscersi.
Il suo nuovo singolo, “Mannaggia a me”, disponibile dallo scorso 12 giugno, è una fotografia sonora di quelle estati in cui tutto sembra più semplice: il mare, le sagre di paese, le giornate lunghissime, la pelle salata, le feste e gli amori che forse non sopravviveranno a settembre. Un brano pop che prova a fare pace con quella malinconia un po’ assurda che arriva proprio mentre, intorno a noi, dovrebbe essere tutto perfetto.
“Si sa che l’amore / Non dura d’estate / Tanto che ce ne importa / A settembre si vedrà”: dentro questa leggerezza c’è il cuore della canzone. Quella capacità di prendere una tristezza personale e trasformarla in un ritornello da cantare con gli amici, magari proprio in macchina tornando dal mare.
Nel video abbiamo parlato anche del suo percorso e di alcune delle esperienze più importanti della sua carriera. Tra queste, la collaborazione nata intorno a “Carnevale” con Aurora Caporossi, fondatrice di Animenta, associazione impegnata nella sensibilizzazione sui disturbi alimentari. Un incontro che restituisce bene lo spessore umano di Dile, oltre a quello artistico: la volontà di non usare la musica soltanto per raccontarsi, ma anche per aprire spazi di ascolto e conversazione su temi delicati.
Perché Dile riesce a essere ironico e leggero, ma senza risultare superficiale. A parlare delle cose che fanno male senza trasformarle necessariamente in un peso, trovare un ritornello anche nei momenti in cui le parole sembrano non bastare.
Guardate l’intervista completa con Dile nel video qui sotto:


