Dal conservatorio a 12 anni ai tour internazionali con Craig David, fino ai dischi di diamante italiani: chi è Luca Faraone, in gara al Festival con “Animali notturni” di Malika Ayane.
C’è chi a Sanremo sale sul palco sotto i riflettori, e chi invece quei riflettori li costruisce nota dopo nota.
Luca Faraone appartiene a quella seconda categoria di musicisti che il grande pubblico spesso non vede, ma che negli ultimi anni hanno scritto una parte consistente della colonna sonora italiana.
Classe 1992, nato a Cagliari, Faraone imbraccia la chitarra a quattro anni e a dodici è già il più giovane a ottenere il compimento medio in chitarra classica nella storia dei conservatori italiani. Un talento precoce che non si è mai fermato alla tecnica: arrangiatore, compositore, polistrumentista, direttore musicale.
Dopo il trasferimento a Londra nel 2012, entra in una dimensione internazionale che lo porta a suonare con artisti come Craig David, Camila Cabello, Rita Ora, Liam Payne, Stormzy ed Emeli Sandé. Parallelamente costruisce una carriera da produttore e autore che lo riporta in Italia come uno dei nomi più solidi dietro le quinte del pop e dell’urban mainstream.
Il suo nome compare in album che hanno segnato gli ultimi anni della musica italiana: “Taxi Driver” di Rkomi, “Sirio” di Lazza, brani per Sfera Ebbasta, Guè, Shiva, Laura Pausini, Elisa, Irama, Ghali, Madame e molti altri. Non solo studio: direzione musicale di tour negli stadi, orchestrazioni, produzione artistica.
Non è nuovo al Festival. Ha partecipato come direttore d’orchestra in diverse edizioni e nel 2026 torna in gara con “Animali notturni” di Malika Ayane, affiancandola anche sul palco come musicista ospite.
Un ritorno che racconta molto di come sta cambiando Sanremo: non più solo voci, ma architetture sonore. Non più solo interpreti, ma visioni musicali.
Nel nostro video-intervista, Luca Faraone racconta il suo percorso, il rapporto con il Festival, il lavoro con Malika Ayane e cosa significa oggi essere un musicista “dietro le quinte” in un’epoca in cui tutto sembra dover essere visibile.
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