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lunedì, 15 Dicembre 2025
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Il rumore del privilegio nel silenzio della guerra

Tempo di lettura: 2 min.

Siamo giovani privilegiati in un mondo che brucia

Oggi in Italia ci siamo fermati. Scioperi, piazze, parole che chiedono giustizia e pace per la Palestina. Siamo lontani da quella tragedia di cui prendiamo parte solamente attraverso gli schermi. Tuttavia sembra impossibile non sentirne il peso, anche qui, a distanza, dentro le nostre vite ordinate e le nostre case calde e piene di cibo.

Che senso hanno i nostri giorni, le nostre ambizioni, le nostre carriere, se fuori dalle nostre bolle qualcuno lotta per la sopravvivenza? Forse è questo silenzio assordante di questa giornata particolare a far sorgere la domanda. Sicuramente in molti ce lo stiamo chiedendo, mettendo in discussione quel che abbiamo costruito finora e quello in cui abbiamo creduto finora.

Viviamo nel privilegio, lo sappiamo. Abbiamo una casa, un lavoro, opportunità, e persino il lusso di fermarci a riflettere. Tipo oggi. È un bene prezioso, ma anche un fardello. Siamo la generazione che prova a tenere insieme leggerezza e coscienza, ironia e dolore. Ma quando il dolore è così evidente, così vicino, non basta più scrollare il feed o indignarsi per poche ore.

La psicologia parla di “privilege guilt”, il senso di colpa che nasce quando realizzi che ciò che per te è scontato, per altri è un sogno lontano. Forse la necessità più importante oggi è la consapevolezza. Imparare a trasformare i nostri mezzi, la nostra voce, i nostri strumenti in qualcosa che vada oltre il nostro piccolo mondo.

Non abbiamo risposte definitive. Non sappiamo cosa sia giusto, se fermarci, se gridare, se agire. Viviamo in un mare in tempesta in cui ogni pensiero sembra giusto e ogni azione sbagliata. Ma una certezza ce l’abbiamo: non dobbiamo dimenticare.

Acrimònia oggi, e sempre, esprime la sua solidarietà al popolo palestinese e a chiunque viva la sofferenza di guerre e ingiustizie. Vogliamo ricordare ogni giorno che i nostri privilegi non sono solo da vivere, ma anche da condividere. Che la nostra voce, per quanto piccola, può diventare parte di un coro più grande.

E mentre il mondo brucia, almeno possiamo scegliere di non restare in silenzio.

2560 1440 Fabiola Graziosi
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