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Ornella Vanoni Acrimònia Magazine

Domani è un altro giorno, si vedrà

Tempo di lettura: 2 min.

Cara Ornella Vanoni,

te ne sei andata o forse hai proprio deciso di andartene. Come avevi dichiarato in una recente intervista a Verissimo: “non voglio morire troppo vecchia”.

Ti ricordi, Ornella, quando dicesti a Fabio Fazio, a Che Tempo Che Fa: “non so se arrivo a Natale”? Sei diventata subito un meme. Quest’anno però questo scherzo ce lo hai fatto davvero.

Cara Ornella, appartengo a quella generazione che ti ha conosciuta prima per il tuo personaggio, poi per la tua musica. Sono nata troppo tardi per vederti nei tuoi anni d’oro, con la classe che ti ha sempre contraddistinta, fino alla fine. Sono nata in tempo per conoscerti attraverso le interviste, le ospitate, i video social. Eri forte, ironica, brillante. Eri intelligente. Ti racconterò a chi verrà.

Spesso noi giornalisti prepariamo i famosi coccodrilli, quegli articoli che ricordano le grandi gesta di chi è appena morto. Io, il coccodrillo per te, Ornella, non l’ho mai voluto scrivere e non lo voglio scrivere neanche ora.

Cosa si dovrebbe scrivere di te, Ornella?

Che hai attraversato decenni con una voce che ricorderemo per sempre. Hai venduto decine di milioni di dischi e costruito una delle carriere più longeve e influenti della musica italiana, spaziando dai grandi classici alle collaborazioni internazionali.

Che hai trasformato il palco in un’arena di emozioni vere: dalle canzoni della mala, che raccontavano Milano con la sua periferia dura, alla bossa nova, al jazz, al pop d’autore, senza mai perdere la tua identità, sofisticata e autentica.

Che hai inteso la musica non solo come intrattenimento, ma come gesto sociale. Cantare “L’Appuntamento”, reinterpretare i brani brasiliani, significava costruire ponti, sovvertire generi, restituire centralità alla sensibilità femminile, alla vulnerabilità, all’ironia. Hai mostrato che una donna può essere protagonista del proprio destino e non solo soggetto passivo dell’industria.

Che hai fatto dell’età un punto di forza, dimostrando che gli anni non cancellano il talento: lo amplificano. Hai mantenuto lo sguardo acuto e la voce forte anche quando molti pensavano fosse arrivato il tempo di abbassare il sipario. Hai ribaltato quell’idea: per te il sipario poteva sempre rialzarsi.

Che hai usato l’ironia come scudo e come freccia. Ricordo quando dicesti a una collega sul palco: “Ma perché urli sempre? Quanto urli, non c’è bisogno di urlare così”. Una frase semplice, disarmante, con quella verità limpida che solo chi ha esperienza sa concedere.

Che hai sostenuto che il divertimento è un diritto, che la creatività è respiro, che la comunità è spazio. Anche nei momenti più difficili e tu li hai attraversati tutti, hai ricordato che l’arte è necessaria, che il palco accoglie storie, appartenenze, rabbia, speranza.

Che hai tenuto alta la bandiera della libertà: la libertà di scegliere, di non omologarsi, di giocare con stile e spessore. Hai dato forza alle donne che ti hanno ascoltata, alle ragazze che ti hanno ammirata, a tutte quelle che hai invitato a non accettare confini, nemmeno quelli invisibili.

Che hai dimostrato che l’eleganza non è apparenza, ma postura. Che una voce può essere morbida e decisa, che la presenza può essere molte cose insieme.

Ora ogni frase delle tue canzoni sembra un messaggio arrivato da lontano e allo stesso tempo vicinissimo. Perché forse è questo il superpotere dei mostri sacri come te: l’immortalità.

Domani è un altro giorno, si vedrà.

Ciao Ornella, sei qui.

Illustrazione di Gloria Dozio – Acrimònia Studios
2560 1440 Fabiola Graziosi
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