Il pioniere del reggae italiano racconta ad Acrimònia la nascita di "Anima" con Inna Cantina, l’urgenza di non abituarsi all’indifferenza e il nuovo album in arrivo nel 2026.
L’intervista con Brusco inizia con qualche problema tecnico. L’audio fa i capricci, lui tossisce da settimane e sorride con quell’aria disarmante di chi non ha mai avuto bisogno di costruirsi un personaggio. È un dettaglio piccolo, ma dice molto: Brusco è rimasto quello che è sempre stato. Diretto, sincero, poco incline alla finzione.
“Anima”, il nuovo singolo in collaborazione con il duo romano Inna Cantina, nasce in un momento storico che lui definisce intenso. Un anno attraversato da eventi globali drammatici, amplificati dalla tecnologia e dai social, che ci fanno sentire tutto più vicino. Ma insieme alla rabbia e allo sgomento, Brusco racconta di aver percepito anche altro: una solidarietà diffusa, una voglia di esporsi, di condividere dolore e responsabilità.
È da lì che prende forma il brano. Nessuna strategia calcolata, nessun progetto architettato a tavolino per usare sonorità leggere su temi profondi. La melodia nasce spontaneamente, a casa di Jimmy degli Inna Cantina, mentre ascoltano musica. Poi arrivano i produttori Ramjam, la costruzione della base, la definizione del pezzo. La scrittura è fluida, naturale. La parte tecnica, invece, è “una rogna”, confessa ridendo. Mix, master, dettagli infiniti: “ti fanno perdere tempo”. La musica, quella vera, è un’altra cosa.
Con Inna Cantina il rapporto è di lunga data. Si sono conosciuti più di dieci anni fa durante un corso gratuito di musica che Brusco teneva a Roma. All’epoca era quasi un rapporto maestro–allievo. Oggi è un’amicizia solida, fatta di stima reciproca e percorsi che si intrecciano. Non è la prima collaborazione tra loro, ma “Anima” ha qualcosa di diverso: è un dialogo maturo, compatto, che unisce identità differenti in un messaggio condiviso.
Il cuore del brano è semplice e radicale: non perdere la propria anima. Non abituarsi all’odio normalizzato. Non cedere all’indifferenza. Brusco non parla di impegno come di un obbligo morale per l’artista. Lo definisce piuttosto un’opportunità. “È una grande occasione usare la musica per parlare di certe cose”, spiega. Anche se questo può comportare dei rischi. Non essere invitati nei contesti più mainstream, non rientrare in certe dinamiche televisive. Ma la coerenza, per lui, viene prima.
Negli anni ’80, ricorda, la musica aveva un peso diverso nella formazione delle coscienze. Cita Bruce Springsteen e i concerti per Amnesty International, che per lui sono stati una scuola politica e umana prima ancora che musicale. Oggi il ruolo della musica è cambiato, forse ridimensionato, ma questo non significa che abbia perso la sua forza. “Non siamo ancora a Matrix”, dice con un mezzo sorriso. La reazione delle persone agli eventi globali dimostra che l’anima collettiva esiste ancora.
Il nuovo album, previsto per il 2026, sarà più orientato verso un reggae suonato, con la sua band storica maggiormente coinvolta e una scrittura più immediata, meno elaborata. Non un cambio di direzione ideologica, ma una scelta sonora e produttiva che racconta un altro capitolo.
Alla fine dell’intervista, gli ricordo di averlo già intervistato anni prima. Brusco ammette di non ricordarlo. “Ho una memoria terribile”, dice con sincerità. Non cerca scappatoie, non finge. È un dettaglio che chiude la conversazione con la stessa autenticità con cui era iniziata.
“Anima” è un brano luminoso, ma non leggero nel senso superficiale del termine. È una canzone che prova a tenere insieme groove e coscienza, ritmo e responsabilità. Un invito a restare umani in un tempo che spesso sembra spingere nella direzione opposta.
Per ascoltare l’intervista completa e scoprire tutti i dettagli sul singolo e sul nuovo album guarda il video qui sotto:


