Dalla polemica sul femminismo in sala stampa al nuovo album in arrivo: la band rivendica il diritto di essere romantica, rock e politica senza chiedere permesso.
Le Bambole di pezza arrivano in sala stampa con un’idea molto chiara: non devono dimostrare di essere abbastanza rock.
“Tutte le grandi rock band hanno delle ballad”, rispondono a chi si aspettava qualcosa di più duro, più ruvido, più rumoroso. La loro idea è semplice: il rock non è un gesto plateale, non è spaccare strumenti sul palco. Anche perché, sottolineano con ironia, “le chitarre costano un sacco e le usiamo da tanti anni”. Il rock, spiegano, è uno spirito. “Siamo rock da quando ci svegliamo la mattina”. E aggiungono una frase che ribalta l’immaginario: “I veri rocker sono i romantici”.
La loro presenza a Sanremo ha un obiettivo preciso. Sperano che dopo averle viste sul palco “tanti bambini e bambine comprino strumenti musicali e studino musica”. Non è solo rappresentazione: è responsabilità. Essere donne oggi, dicono, significa portare avanti i propri sogni e obiettivi. Essere arrivate sul palco dell’Ariston è già una conquista, ma il traguardo è più ampio: far parte della musica italiana e internazionale, ispirare ragazze e bambine a prendere in mano uno strumento, a suonare, a stare insieme.
Il nome stesso è una dichiarazione di intenti. “Ci chiamiamo Bambole di pezza per contrapporci alla classica Barbie”. Di pezza perché artigianali, perché la loro musica nasce da un lavoro fatto a mano, costruito. Non plastificato.
Rivendicano con naturalezza la parola femminista. “Ci piace e la usiamo con il coraggio giusto. È una parola importante in una società in cui non c’è ancora parità”. Non è una dichiarazione contro qualcuno, ma a favore di qualcosa: “Non siamo contro gli uomini, vogliamo semplicemente la parità”. E poi la frase che accende la sala: “Non vogliamo potere in casa, vogliamo potere nel mondo”.
È proprio su questo che si accende il momento più teso della conferenza. Un giornalista prova a relativizzare il discorso sul femminismo, sostenendo che anche un uomo potrebbe subire violenza. La risposta delle Bambole di pezza è ferma, precisa, quasi didattica. Spiegano come funziona il contesto sociale, riportano il discorso sulle statistiche e sulle dinamiche sistemiche. La sala stampa le sostiene, uomini compresi. L’applauso è da stadio.
Raccontano anche il loro modo di lavorare insieme. Litigano, sì. Ma si fermano, si chiedono perché, si confrontano. “Ogni volta scatta una magia e una comprensione che ci fa andare avanti giorno dopo giorno”. Smentiscono così un altro stereotipo: non è difficile convivere tra donne.
In arrivo c’è un nuovo album, “5”, con undici brani. Un titolo essenziale, che sembra voler mettere al centro l’identità prima ancora dell’estetica.
Se dovessero scegliere un duetto tra i Big in gara, dicono senza esitazione Serena Brancale.
Alla fine, il messaggio che vogliono arrivi al primo ascolto è diretto: autenticità. Essere romantiche e politiche, artigianali e contemporanee, senza dover chiedere il permesso di occupare spazio.


