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Alex Zanardi Acrimònia Magazine

Alex Zanardi, l’uomo che ha insegnato a non smettere mai di correre

Tempo di lettura: 2 min.

Dal motorsport alle Paralimpiadi, fino agli ultimi anni di lotta: il ricordo di Alex Zanardi attraversa sport, musica e generazioni, lasciando un’eredità che va oltre ogni vittoria.

Il 1 maggio Alex Zanardi, l’uomo che ha vissuto mille vite, si è spento, chiudendo una partita lunga quanto la sua esistenza. Una gara fatta di curve impossibili e ripartenze incredibili, combattuta sempre con la stessa determinazione.

Zanardi è stato l’emblema del non arrendersi mai, della capacità di andare oltre gli ostacoli che la vita mette davanti. La sua storia cambia il 15 settembre 2001, durante una gara di CART in Germania, quando perde il controllo della vettura e viene centrato da un’altra. L’incidente gli costa l’amputazione degli arti inferiori, ma non la voglia di tornare a gareggiare.

Da pilota diventa paraciclista, conquistando medaglie olimpiche e mondiali. Nel 2020 un altro grave incidente, durante un allenamento su strada, segna nuovamente il suo percorso. Anche allora, però, continua a combattere, rimanendo fino all’ultimo un punto di riferimento umano e sportivo.

Sono tanti i volti dello sport e dello spettacolo che hanno voluto ricordarlo, condividendo parole e momenti che raccontano il segno lasciato da Zanardi nelle loro vite.

Tra i ricordi più intensi, quello dell’atleta paralimpica Bebe Vio, che ha pubblicato alcune immagini insieme a lui accompagnate da una dedica che racconta un legame profondo. Dal primo incontro, quando aveva appena 12 anni, fino alle Paralimpiadi di Londra 2012 e Rio 2016, Zanardi è stato per lei una guida, un punto fermo capace di trasmettere forza e visione.

Non è stato un’ispirazione solo per lei. Anche Ambra Sabatini ha ricordato quanto un suo messaggio, ricevuto dopo un incidente da giovanissima, sia stato decisivo per riprendere in mano i propri sogni. Oggi è campionessa paralimpica e portabandiera, simbolo di quella stessa forza che Zanardi ha trasmesso a intere generazioni.

Il suo impatto ha attraversato anche la musica. Roberto Vecchioni e Francesco Guccini gli dedicarono nel 2018 “Ti insegnerò a volare”, un brano che racconta la capacità di rialzarsi dopo ogni caduta. “E se non potrò correre e nemmeno camminare, imparerò a volare”: una frase che oggi assume un significato ancora più profondo.

Nel weekend della sua scomparsa, tutto il mondo dello sport si è fermato. Dalla pallavolo al calcio, fino alla Formula 1, dove prima delle gare è stato osservato un minuto di silenzio e i team hanno reso omaggio con segni visivi sulle monoposto.

Tra i tanti ricordi, quello di Stefano Domenicali, che ha sottolineato come Zanardi fosse una fonte di ispirazione non solo come atleta, ma come uomo. Accanto a lui anche Max Papis, che ha ricordato soprattutto la sua umanità, capace di lasciare un segno profondo oltre ogni risultato sportivo.

A parlare è stato anche Alex Tagliani, coinvolto nell’incidente del 2001, che ha condiviso un ricordo personale fatto di ironia e leggerezza, sottolineando come Zanardi abbia sempre cercato di alleggerire anche i momenti più difficili.

Quello appena trascorso è stato un weekend in cui, per un momento, l’Italia intera si è fermata. Non solo per ricordare un atleta, ma per riconoscersi in ciò che rappresentava.

La sua resilienza e il suo coraggio continueranno a essere un esempio per le generazioni future. Zanardi ha insegnato che si può cadere e rialzarsi, che si può perdere tutto e ricominciare. Che il limite, spesso, è solo una linea da superare.

Per anni ha unito il Paese nelle vittorie, nelle cadute e nelle rinascite. Un’Italia intera si è riconosciuta nel suo sorriso e nella sua ostinazione a vivere fino in fondo.

Illustrazione di Gloria Dozio – Acrimònia Studios
2560 1440 Emma Brienza
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