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Milano Pride 2026 Acrimònia Magazine

A Palazzo Marino la conferenza stampa del Milano Pride 2026: “Ora dobbiamo lottare per non perdere i diritti acquisiti”

Tempo di lettura: 4 min.

A 25 anni dal primo corteo milanese, il Pride si presenta come un presidio politico oltre che una manifestazione di orgoglio. Al centro del dibattito educazione affettiva, autodeterminazione e il timore di una regressione dei diritti LGBTQIA+ in Italia.

A Palazzo Marino si è svolta questa mattina la conferenza stampa per il Milano Pride 2026, ma il clima è stato un po’ diverso dagli anni precedenti. Certo, c’era il programma, gli oltre cento eventi che animeranno Milano per tutto il mese di giugno e una manifestazione che, negli anni, è diventata una delle più partecipate d’Europa. Eppure, ascoltando gli interventi, è evidente che il tema principale non sia la festa.

Il tema è la paura di tornare indietro.

Quest’anno il Pride compie venticinque anni. Un traguardo simbolico per una manifestazione che nel 2001 portò per la prima volta nelle strade di Milano un corteo capace di trasformare le rivendicazioni della comunità LGBTQIA+ in una grande mobilitazione pubblica. Da allora la città è cambiata, il Pride è cresciuto e con lui è cresciuta anche la partecipazione. L’edizione 2025 ha superato le 350 mila presenze. Ma a distanza di un quarto di secolo, il sentimento che attraversa organizzatori e associazioni non è quello di chi considera la battaglia conclusa.

Il motto scelto per il 2026 è infatti “Corpi in rivolta. In lotta per i diritti”.

Una frase che racchiude il senso politico di questa edizione e che arriva in un momento storico che gli organizzatori definiscono particolarmente delicato.

“Il tema oggi non è solo essere più rapidi nel riconoscere i diritti”, ha dichiarato l’assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano, Lamberto Bertolé. “In questa fase rischiamo addirittura la regressione, rischiamo di fare passi indietro rispetto ai risultati che avevamo raggiunto”.

Una parola, regressione, che torna più volte durante la conferenza. Perché se negli anni passati il dibattito riguardava soprattutto quali nuovi diritti conquistare, oggi il timore è che alcuni di quelli ottenuti possano essere messi in discussione.

Dall’educazione sessuo-affettiva nelle scuole al matrimonio egualitario, dal riconoscimento delle famiglie omogenitoriali alle tutele per le persone transgender, il Milano Pride 2026 si presenta come una risposta politica a un clima che viene percepito come sempre più ostile.

“La manifestazione è cresciuta insieme alla città”, ha ricordato Alice Redaelli, presidente di CIG Arcigay Milano. “Oggi il Pride parla di persone migranti, di persone con disabilità, di donne, di lotta al patriarcato e alla violenza. È molto bello vedere partecipare così tanti mondi diversi”.

Ma è soprattutto quando definisce il Pride un “presidio democratico” che emerge il cuore del discorso.

“Chi partecipa dice: noi non ci stiamo. Noi siamo qui perché crediamo in un mondo dove i diritti sono protetti, dove le libertà sono tutelate e dove ciascuno può vivere la propria identità senza essere osteggiato”.

Il concetto viene sviluppato ulteriormente nella presentazione del documento politico che accompagnerà la manifestazione. A illustrarlo sono i rappresentanti del Coordinamento Arcobaleno, che riunisce le associazioni LGBTQIA+ milanesi.

“Corpi in rivolta significa voler mettere l’accento sul percorso di liberazione che ogni persona deve fare”, spiegano. “I corpi non sono mai neutri. Sono il primo spazio in cui si esercita la coscienza, la propria dignità e la propria trasformazione, ma sono anche lo spazio che viene giudicato e limitato quando una società vuole uniformare”.

L’analisi proposta dagli organizzatori parte dalla crescita degli episodi di odio e discriminazione, ma si allarga a una riflessione più ampia sulla società contemporanea. Nel documento politico si parla di omolesbobitransfobia, razzismo, abilismo, misoginia e patriarcato come manifestazioni diverse di una stessa logica di esclusione.

Particolarmente forte è il passaggio dedicato alle persone transgender.

“Quando si limitano i diritti delle persone transgender non ci si ferma alle persone transgender”, viene sottolineato durante la conferenza. “La discriminazione delle minoranze è spesso il primo passo di un progetto più ampio che mira a limitare l’autodeterminazione delle persone”.

Un ragionamento che gli organizzatori collegano a quanto accaduto negli ultimi anni in diversi paesi europei e negli Stati Uniti, dove alcune delle prime restrizioni legislative hanno riguardato proprio le persone trans.

Tra i temi che hanno occupato maggiore spazio durante l’incontro c’è anche quello dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Le recenti decisioni del Governo sono state oggetto di critiche particolarmente dure.

“La scuola è il luogo in cui le persone costruiscono una propria visione del mondo e una propria autonomia di giudizio”, ha affermato Bertolé. “Sottoporre l’educazione sessuo-affettiva all’autorizzazione delle famiglie significa voler rimanere dentro una logica patriarcale”.

Una posizione condivisa dalle associazioni presenti, che vedono nella formazione uno degli strumenti più efficaci per contrastare discriminazioni, violenza di genere e bullismo omotransfobico.

Il Pride, però, non rinuncia alla sua dimensione collettiva e culturale. Oltre cento eventi attraverseranno Milano durante tutto il mese di giugno, dalle periferie al centro città. Ci saranno dibattiti, spettacoli, incontri, attività sportive, mostre e concerti. Il 27 giugno la parata partirà dalla Stazione Centrale per raggiungere l’Arco della Pace, dove si terrà l’evento conclusivo con gli interventi delle associazioni e le esibizioni di artisti come Arisa, Anna Tatangelo, Paola Turci, Ditonellapiaga, Romina Falconi e Orietta Berti.

Ma sarebbe un errore leggere questa venticinquesima edizione soltanto come una celebrazione.

Se c’è un messaggio che emerge chiaramente dalla conferenza stampa di Palazzo Marino è che il Milano Pride 2026 vuole riportare al centro la sua natura originaria: quella di una manifestazione nata per rivendicare diritti, libertà e autodeterminazione.

Perché, come è stato ricordato più volte durante l’incontro, i diritti non arrivano spontaneamente dall’alto.

E, soprattutto, non restano per sempre.

Illustrazione di Gloria Dozio – Acrimònia Studios Foto di Alice Redaelli, cortesia di CIG Arcigay Milano
2560 1934 Fabiola Graziosi
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